Registrati
25.09.2026

Decreto scuola, addio istituti tecnici: d’ora in poi ci saranno licei tecnologici o professionali. Meloni: “Rivoluzione, non cambio di targa”

Nel decreto scuola, presentato e approvato in Consiglio dei Ministri ieri, 24 settembre, non ci sono solo provvedimenti relativi agli studenti stranieri, come il tetto del 30% e il divieto di burqa. C’è anche una norma che probabilmente rivoluzionerà la scuola italiana.

Tutte le scuole superiori, infatti, pare che si chiameranno licei: il decreto contiene infatti il cambio di denominazione degli istituti tecnici e professionali: anche loro si chiameranno licei.

Oggi, 25 settembre, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha detto la sua proprio su questo punto su X: “C’è un pregiudizio che, in Italia, dura da decenni: chi sceglie un istituto tecnico o professionale fa una scelta di serie B rispetto a chi si iscrive al liceo. È un’ingiustizia verso centinaia di migliaia di ragazzi e i loro insegnanti, e un danno per l’Italia. Perché il nostro tessuto produttivo ottiene i risultati che ottiene grazie a chi sa fare: tecnici, meccatronici, chimici, periti agrari, geometri, cuochi, artigiani, informatici, che sono splendidamente formati.

Ieri il Consiglio dei ministri ha deciso che gli istituti tecnici diventeranno licei tecnologici e i professionali licei professionali. Non è un semplice cambio di ‘targa’. È una rivoluzione culturale, che riconosce finalmente a quei percorsi la stessa dignità degli altri. Perché per noi le scuole sono di pari valore, come i ragazzi che le frequentano.

E, insieme a questa riforma, arrivano anche la revisione del monte ore degli istituti tecnici e 10 milioni di euro in più per i campus della filiera formativa tecnologica-professionale.

Continuiamo così sulla strada imboccata con il Liceo del Made in Italy e la riforma del ‘4+2’, che quest’anno entra a regime e che dà ad ogni ragazzo una doppia opportunità: puoi specializzarti in un ITS Academy, o entrare subito nel mercato del lavoro. Questo significa mettere la scuola accanto al lavoro che c’è, invece di lasciare le imprese a cercare per mesi profili che nessuno forma.

E ai ragazzi che, l’anno prossimo, dovranno scegliere che scuola fare dico una cosa semplice: nessuna scelta vi renderà meno. L’Italia ha bisogno di voi esattamente come siete, senza etichette e pregiudizi”.

Lo aveva anticipato Valditara

Il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, qualche giorno fa, ha risposto ad alcune domande ai microfoni di Skuola.net, intervistato da Daniele Grassucci, in merito all’attualità scolastica e alle riforme della scuola.

Grassucci, tra i vari argomenti toccati, ha chiesto: “Avevi ipotizzato di cambiare nome agli istituti tecnici e professionali per chiamarli tutti ‘licei’. È una proposta ancora valida?”

“Presenterò una proposta in tal senso in un prossimo decreto legge. La scuola costituzionale deve dare pari dignità a tutti i percorsi formativi. Con la riforma del 4+2 vogliamo che non ci sia più distinzione di serie tra licei e istituti tecnici o professionali: tutti avranno pari dignità e valore formativo”, ha concluso Valditara, che aveva fatto un primo annuncio in tal senso lo scorso aprile.

Le parole di Meloni

Lo scorso 20 settembre, a Fenix, la festa di Gioventù Nazionale, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni aveva detto la sua sulla norma in arrivo. “Va riconosciuto il valore di tutte le competenze: in Italia non deve esserci una scuola di serie A e una di serie B. I licei e gli istituti tecnici e professionali sono i pilastri di un sistema che cresce solo se si tiene insieme. Siamo eredi di grandi umanisti come Dante, Petrarca e Manzoni, ma anche di grandi scienziati come Volta, Fermi e Marconi: i ragazzi devono poter scegliere quale eredità raccogliere liberamente”.

“Licenzieremo presto la norma che introduce la denominazione di ‘liceo’ anche per gli istituti tecnico-professionali, per chiarire fin dal nome che sono scuole di pari valore. Inoltre, stiamo fissando una norma fondamentale sull’integrazione: se in una classe c’è un solo bambino che non parla italiano, riuscirà a imparare la lingua grazie ai compagni e ai professori; ma se i bambini che non capiscono la lingua diventano la maggioranza, quella non è più integrazione, è abbandono”.

Non sei ancora un utente TS+?

Registrati gratuitamente in pochi passi per ricevere notifiche personalizzate e newsletter dedicate