Home Politica scolastica Decreto scuola e precariato. Intervista a tutto campo con G. D’Aprile (Uil-Scuola)

Decreto scuola e precariato. Intervista a tutto campo con G. D’Aprile (Uil-Scuola)

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Il professor Giuseppe D’Aprille della Uil Scuola ha  partecipato alle riunioni del tavolo tecnico presso il MIUR per definire l’articolato del D.L. denominato “Salvaprecari” e approvato dal C.d.M. ma con la dicitura “salvo intese”.
Con lui parliamo del destino del decreto  concertato tra Miur e Sindacati e in generale sul preccariato scolastico.

In una situazione politica  tanto fluida, come quella della crisi di Ferragosto voluta dalla Lega, cioè dal partito del Ministro Marco Bussetti che lo ha concertato con i Sindacati e difeso a suo dire ” come un leone: , quale sarà  il destino del Decreto Legge che è stato approvato dal C.d.M. salvo intese?

Per fare chiarezza specifico che il decreto legge, come noto, è uno strumento legislativo utilizzabile in caso di straordinarietà, necessità ed urgenza con un largo coinvolgimento delle forze politiche che sostengono la maggioranza di governo.
Se pubblicato in Gazzetta ufficiale, diventa operativo il giorno stesso della pubblicazione, deve essere presentato alle Camere che, per la sua conversione, anche se sciolte, sono appositamente convocate e si riuniscono entro 5 giorni.
La conversione rientra nei poteri delle Camere anche se in prorogatIo.
Pertanto il 28 agosto si potrebbe ancora dare seguito alla deliberazione del CDM.
Potrebbe rappresentare “un banco di prova” per le forze politiche che hanno dichiarato in questi mesi di avere a cuore le sorti della scuola statale italiana e del suo personale. Vedremo!

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Dalla lettura dell’articolato, molti hanno osservato che il provvedimento normativo  affronta solo alcuni aspetti  del precariato scolastico, e cioè il problema dei precari di terza fascia con tre anni di servizio. Qual é  la sua vautazione?

La bozza di testo pubblicata sui social e, nello specifico, mai discussa con le organizzazioni sindacali dà la possibilità, a tutto il personale che negli anni ha lavorato nella scuola, sia di abilitarsi che di stabilizzarsi a prescindere dall’essere inseriti o meno nelle diverse fasce delle graduatorie di istituto.
Sono gli unici che sono fuori da ogni percorso idoneo per conseguire un contratto stabile.
L’aver effettuato i tre anni di servizio richiesto nella scuola statale permette di partecipare al percorso concorsuale di stabilizzazione; diversamente i docenti frequenteranno i PAS al fine di conseguire l’abilitazione.

Sappiamo che il DL dovrebbe essere approvato salvo intese, ma in cosa potrebbe essere modificato in sede di pubblicazione in GU , ammesso che queste intese ci siano  fino al 28 agosto tra due forze politiche che sembra abbiano  posto fine a ogni loro rapporto politico?

Certamente il “salvo intese” può prevedere modifiche al decreto.
Ci auguriamo che se dovessero essercene, saranno migliorative e comunque la discussione parlamentare potrebbe ulteriormente modificarlo in meglio.
L’importante è che se ne discuta e che si parli di scuola.
Certo bloccare il decreto e/o modificarlo rappresenta una assunzione di responsabilità non indifferente che comunque dovrà essere spiegata e motivata agli interessati, futuri elettori.
Noi crediamo che nessuna forza politica si assuma la responsabilità di non approvare il decreto per motivi facilmente intuibili e ci aspettiamo atteggiamenti di coerenza da tutte le forze politiche che in questo ultimo anno si sono espresse in merito al cosiddetto salva precari!
Noi non staremo a guardare ma vigileremo in modo attento affinché l’iter del decreto possa giungere a compimento per la tutela della scuola statale, obiettivo che dovrebbe unire chi ci governa e non dividere.

Pensa nel caso si formi un nuovo governo, i sindacati ripresenteranno le  stesse istanze formalizzate  nel DL e concertate con il Ministro Bussetti?

Come sempre avviene il tema scuola diventa il cavallo di battaglia delle campagne elettorali e, noi, anche questa volta cercheremo di fornire il nostro contributo indipendentemente dalle forze politiche in campo.
L’intesa, non del tutto scontata, voglio ricordare che è frutto di incontri, assemblee e mobilitazioni che, se attuata nei tempi da noi suggeriti, avrebbe garantito la continuità didattica agli alunni ed avrebbe messo le scuole in condizione di funzionare al meglio già dal prossimo primo settembre.
Purtroppo bisogna constatare che lo scontro politico, tra partiti, ha prevalso sul senso di responsabilità al quale più volte abbiamo richiamato il Governo e i risultati sono evidenti.
Detto ciò, dal momento che riteniamo che il testo dell’intesa avrebbe garantito sia gli alunni, sia le scuole e sia i precari, non abbiamo alcun dubbio ad affermare che confermeremo le nostre proposte a tutela, ripeto, di tutti i soggetti coinvolti.

Molti docenti già di ruolo di scuola dell’infanzia e  primaria  che aspirano legittimamente alla mobilità professionale, lamentano la loro esclusione dalla procedura dei PAS, non avendo tre anni di servizio nella scuola secondaria. Qual é la posizione del Sindacato UIL Scuola?

Nel merito la nostra posizione, sin dall’inizio, è stata sempre chiara e trasparente. Abbiamo sempre assunto delle posizioni in modo palese che, in alcuni casi, hanno suscitato anche critiche e malumori da parte di coloro i quali evidentemente si sono sentiti danneggiati.
Fare sindacato significa fare delle scelte che spesso accontentano alcuni e non altri. L’importante è assumere delle posizioni che, come più volte ribadito, tutelino in primis gli alunni, la continuità didattica e, nello stesso tempo, in questo caso, non disperdano l’esperienza dei colleghi maturata ampiamente attraverso il precariato pregresso.
Sono rimasti fuori i docenti laureati di scuola primaria e infanzia che non possono vantare un anno di servizio specifico. Si tratta come è evidente di possibilità sacrosanta di mobilità professionale che dovremmo assumere anche in sede di rinnovo del CCNL e di modifica al Decreto Legge già annunciata dal senatore Pittoni e che non abbiamo alcun problema a sostenere.
Nell’intesa sottoscritta a giugno scorso è prevista solo la possibilità per i docenti di ruolo di abilitarsi in una classe di concorso per la quale si è in possesso del titolo di studio senza necessariamente essere in possesso del servizio specifico, per volontà esplicita del Ministero.
Ci auguriamo che l’iter legislativo del decreto legge possa andare a compimento; successivamente, in fase attuativa, sicuramente ci adopereremo affinché tutto quanto previsto nell’intesa venga rispettato a tutela di tutto il personale interessato.

Non le sembra eccessivo il fatto  che i Dottori di Ricerca debbano essere esonerati dai tre anni di servizio come requisito di partecipazione ai PAS? É  stata una proposta ministeriale o sindacale?

Anche in questo caso la UIL Scuola credo sia stata l’unica organizzazione sindacale ad aver preso delle posizioni palesi e trasparenti che prevedevano per i dottori di ricerca il possesso di almeno un anno di servizio per poter partecipare ai PAS.
Quando si fanno accordi sono normali anche trovare i compromessi tra opposte esigenze.
Un giusto connubio, secondo noi, che metteva insieme e valorizzava esperienza e professionalità dei docenti interessati, sarebbe stato diverso. Ma tant’è!

Come risponde ai Parlamentari  di maggiornanza ( Senatrice Granato e Onorevole Azzolina M5Stelle ) e di opposizione ( Onorevole Fusacchia + Europa) che hanno definito con preoccupazione  gli istituti di reclutamento introdotti dal DL e in particolare il concorso riservato per 24.000 insegnanti  delle vere e proprie sanatorie, inadeguate per selezionare i docenti delle scuole ?

“L’esperienza è un valore aggiunto insostituibile, bisogna valorizzare il precariato per far funzionare le scuole”…mi pare sia una dichiarazione proprio dei parlamentari cinque stelle.
Si può parlare di sanatoria se ci troviamo di fronte a colleghi che hanno insegnato per 6,7,8 anni mettendo a disposizione della scuola professionalità’ ed esperienza acquisita? Docenti che hanno svolto tale ruolo senza demerito?  Non dobbiamo avere la memoria corta e scendere nella demagogia.
La scuola, oggetto di scontro politico, negli anni scorsi ha subito dei danni grazie a riforme non condivise né in Parlamento tantomeno con le organizzazioni sindacali.
Ed oggi raccogliamo i cocci che, con tanta perseveranza, stiamo cercando di rimettere insieme per ripristinare anche diritti negati al personale di ruolo e non.
Mi viene in mente, ad esempio, che è stata data la possibilità ai docenti già abilitati, inseriti in seconda fascia di istituto, di poter partecipare ai concorsi.
Bene, tanti lo hanno superato…altri, per vari motivi, no.
I docenti che non lo hanno superato comunque sono rimasti inseriti in seconda fascia e il ministero continua a reclutarli per le supplenze annuali.
Mi chiedo? Sono idonei o non all’insegnamento? Il MIUR attraverso le commissioni, ha deciso di bocciarli e lo stesso MIUR li continua da utilizzare per le supplenze annuali in quanto inseriti in seconda fascia?
Un paradosso tutto all’Italiana che dovrebbe far riflettere anche i parlamentari che utilizzano la scuola come terreno di scontro politico dimenticando che dalla scuola vengono fuori i futuri cittadini di questo paese, anche la futura classe politica.
Riflettere in modo serio prima di emettere giudizi e sentenze apparentemente scontate contribuirebbe a riportare la discussione sulla scuola sul piano che merita, ridandole il giusto valore, quello dettato dalla costituzione.
Eliminiamo l’emergenza precariato, svuotiamo le graduatorie, mettiamo le scuola in grado di funzionare già dal primo settembre e poi iniziamo a ragionare seriamente anche sui concorsi e sul modello di selezione del personale della scuola.
Meritocrazia e professionalità attraverso i concorsi? Dubitiamo che allo stato attuale sia così visto che ogni concorso è accompagnato da ricorsi che la magistratura ritiene degni di attenzione.
Sarebbe opportuna un’attenta riflessione.

Veniamo all’anno scolastico che ormai  bussa alle porte, mai come quest’anno, esso inizia con l’utillizzo di migliaia di supplenti, soprattutto al Nord, a fronte di 15.000 immmissioni in ruolo non fatte e una buona fetta dei posti di Quota 100 non utilizzato per le nomine in ruolo. Che ne pensa della proposta dell’On. Azzolina di utilizzare almeno il 50% di questi posti  per le immissioni in ruolo anche dopo il primo settembre?

Che è condivisibile.
La UIL Scuola aveva proposto di stipulare contratti da trasformare in definitivi nelle more dell’espletamento delle procedure di reclutamento.
Legislativamente tutto e’ possibile, salvo i tempi della scuola che vanno rispettati.
Purtroppo anche in questo caso devo constatare che si propongono soluzioni sempre in extremis e in modo emergenziale.
Per un intero anno abbiamo chiesto al MIUR e al Governo di rendere disponibili i c.d. posti di quota 100 sia per la mobilità che, quindi, anche per le immissioni in ruolo. Ma non siamo stati ascoltati.
Direi che, a questo punto, dovrebbe rivolgere la domanda a chi ha ritenuto di disattendere le nostre richieste che, se fossero state accolte, avrebbero garantito più tutele relative alla mobilità e un numero maggiore di immissioni in ruolo.
È’ chiaro comunque che non siamo contrari.

Come giudica il progetto dello Svuotagraduatorie che non trova spazio nel DL e che prevederebbe  lo svuotamento delle Gae aggiornate nel 2019 e le GM del 2016 con un piano nazionale di immissioni in ruolo con la possibilità di entrare in ruolo volontariamento  anche in un’  altra provincia o regione  dove le medesime graduatorie sono  esaurite?

Sfonda una porta aperta…
Perché continuare a bandire concorsi regionali se, soprattutto in alcune aree geografiche dell’Italia, le graduatorie non sono esaurite?
Purtroppo ci troviamo di fronte ad una situazione paradossale più volte da noi denunciata: in tante classi di concorso ad esempio del nord Italia le graduatorie sono esaurite diversamente da alcune regioni del Sud Italia.
Prima di bandire i concorsi regionali sarebbe giusto dare la possibilità ai docenti di poter scegliere liberamente su tutto il territorio nazionale di poter entrare in ruolo.
Solo successivamente bandire i concorsi per gli insegnamenti privi di personale precario.
Eviteremmo il paradosso che, ad esempio, in Calabria la graduatoria del concorso della scuola primaria conta oltre 500 docenti in attesa del ruolo e quelle delle regioni del nord sono esaurite.
Soluzioni semplici da attuare se c’è la volontà di farlo.
Quindi assolutamente d’accordo.
È una esplicita proposta di inserimento nel DL da parte della UIL Scuola.

Molti sostengono che il problema dei precari non si risolva implementando le procedure e men che meno riservate, ma esaurendo le quattro graduatorie ora esistenti finalizzate al reclutamento, operando magari per unificare progressivamente  l’oranico di diritto e l’organico di fatto. Qual è  il suo parere?

Una soluzione che ormai la UIL Scuola propone da più di un decennio.
Trovare le risorse per trasformare i migliaia di posti dall’organico di  fatto a quello di diritto rappresenterebbe una inversione di tendenza che supererebbe l’approccio ragioneristico del MEF che, con analisi tecniche e minuziose, continua o si illude di risparmiare (teoricamente) qualcosa. Sarebbe l’unica soluzione per azzerare il precariato.
Solo cosi si potrebbe, infatti, garantire la continuità didattica, risolvere in modo quasi definitivo il problema del precariato e  ripristinare una situazione di legalità anche per i tanti docenti ingiustamente trasferiti negli scorsi anni a causa degli errori politici (con l’approvazione di una legge senza che vi fosse un serio piano di fattibilità) e tecnici (con gli errori dell’algoritmo).
Nessuno però può pensare a nuovi algoritmi, bisogna lasciare liberi di scegliere i lavoratori che sanno ciò che vogliono.
La campagna elettorale potrebbe essere “alle porte” e noi come sempre non staremo a guardare. Riproporremo le giuste soluzioni con la speranza di essere ascoltati.