Home I lettori ci scrivono Democrazia a scuola: i dirigenti scolastici

Democrazia a scuola: i dirigenti scolastici

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Ha preso il via quest’anno l’insegnamento dell’Educazione civica, tra i cui obiettivi c’è la valorizzazione della democrazia. Ma le scuole italiane quanto applicano i principi democratici?

Le riforme che via via si sono susseguite hanno portato al “potere assoluto” dei DS. Per fare solo alcuni esempi, oggi i presidi, possono nominare i collaboratori, lo staff della dirigenza, formare le cattedre e l’orario degli insegnanti.

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Se ciò non bastasse, redigono anche il Piano di Miglioramento, a partire dal quale viene stilato il PTFO; in sintesi è un persona solo a decidere chi mettere ai posti di comando e a investire i pochi fondi in carico alle istituzioni scolastiche. Gli organi democratici, consiglio d’istituto e collegio docenti, depredati di ogni ruolo, non possono far altro che approvare le scelte, spesso con “maggioranze bulgare”, per paura di ritorsioni. Un po’ come nelle peggiori dittature.

Inoltre chi controlla il lavoro dei DS. Si sono opposti al “cartellino”. Spesso sono presenti poche ore a settimana nelle scuole. Lavoreranno così tanto da casa? Si preoccupano solo di essere apposto con la burocrazia, e preferiscono il 6 politico, piuttosto che alunni formati.

Assurdo che in un paese che si definisce democratico una persona al comando, con pochissimi controlli, possa decidere tutto sulle sorti di un’istituzione scolastica.

Viene da chiedersi come mai, in tutte le varie riforme della scuola di questi anni, non si siano mai messe in dubbio le funzione e le modalità di incarico dei DS. Non sarebbe più efficiente trovare un metodo democratico per l’incarico: dirigenti eletti per un mandato temporale preciso (5 anni). Magari con un limite di 2 mandati (10 anni), come per i Rettori.

Si eviterebbero lobby e posizioni di potere, in un settore chiave per il paese. Inoltre si garantirebbe un ricambio generazionale continuo e si eviterebbero le reggenze.

Non è poi così complesso da realizzare, i DS hanno un’età media molto alta, molti sono prossimi alla pensione, e in 10 anni si riuscirebbe ad entrare a regime con la nuova modalità. I dirigenti giovani potrebbero essere trasferiti al altri incarichi negli uffici territoriali o come ispettori del Ministero. E forse si risparmierebbe pure.