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Didattica a distanza, il grande cuore della scuola: gli 85 milioni alla sanità!

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Il grande cuore della scuola avrebbe voluto assegnare gli 85 milioni di euro della didattica a distanza, previsti dal Decreto Legge n. 18 “Cura Italia”, alle necessità sanitarie per contrastare il Coronavirus, in particolare per acquistare mascherine, igienizzanti e, se si potesse riuscire, anche i respiratori. Lo confermano i 4 mila lettori della Tecnica della Scuola che hanno partecipato al sondaggio che chiedeva Sei d’accordo a usare gli 85 milioni di euro della didattica a distanza per comprare mascherine e respiratori?”: ben il 94% dei lettori ha detto sì, prima viene la cura delle tante persone che si sono ammalate del Covid-19 e solo la formazione scolastica e i computer da assicurare agli alunni di famiglie indigenti.

Perchè il sondaggio

L’idea del sondaggio era nata a seguito della forte richiesta proveniente dall’alto numero di docenti e dirigenti scolastici, ma anche da comitati e associazioni, che indicavano l’esigenza primaria di convogliare tutte le risorse dello Stato alla Sanità pubblica nazionale, che in queste ultime settimane in alcune aree del Paese è stata ridotta quasi al collasso: anche la nostra redazione ha ricevuto tantissime e-mail e lettere, con decine di migliaia di lettori e centinaia di commenti che hanno sostenuto tale posizione anche sulla piattaforma facebook del sito internet. Richieste che continuano, incessanti, ad arrivare pure dai dirigenti scolastici, anche se nel frattempo il ministero dell’Istruzione, con una nota ad hoc, sta pubblicando proprio in queste ore il decreto di assegnazione degli 85 milioni di euro.

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La salute prima di tutto

In ogni caso, quello che emerge soprattutto in questi momenti in cui c’è bisogno di solidarietà è il grande cuore della scuola. Quel cuore soprattutto che batte forte in un momento drammatico, dentro il quale tutta la Nazione si è trovata per colpa di nemico invisibile che sta entrando perfino nel respiro già affannoso della istruzione, già piagata da tagli, incomprensioni, giudizi affrettati e ora anche dentro una didattica mai usata prima e che sta mettendo a dura prova la professionalità di tanti docenti.

Come abbiamo tante volte evidenziato, la didattica a distanza, messa in atto dal Miur per agevolare le forzate assenze dagli alunni dalle aule onde evitare contagi perniciosi da Coronavirus, ha messo in evidenza non solo la molteplice inesperienza di buona parte dei docenti adusi ad avere un rapporto diretto coi loro allievi piuttosto che per modalità virtuale, ma anche le carenze strutturali, quali la mancanza di connessione stabile e certa in molte scuole, l’impossibilità di molti studenti di dotarsi dei ritrovati tecnologici per seguire le lezioni a distanza, le difficoltà di altre famiglie a mettere a disposizione l’unico computer contemporaneamente per tutti i figli che vanno a scuola.

La risposta della scuola: generosità e altruismo

E allora, si sarebbe detto e pensato che, di fronte alle misure prese dal governo per finanziare l’acquisto di Pc e tablet da destinare in comodato d’uso ai ragazzi in disagio finanziario e pure per aggiornare i prof all’utilizzo dell’insegnamento online, il mondo della scuola avrebbe accolto con soddisfazione gli 85 milioni messi a disposizione della scuola, considerato pure che ormai da decenni la nostra istruzione ha subito tagli lineari pesantissimi che hanno causato disastri solo ora visibili e tangibili.

E invece quel grande cuore, che in troppi hanno pensato non battesse più nel petto della grandissima parte degli insegnanti, ha mostrato la sua grande generosità e il suo altruismo, messo in tumultuosa compassione anche per quelle bare stipate nei camion dell’esercito, nottetempo in viaggio verso cimiteri meno affollati.

Il virus sta mietendo infatti troppe vittime e ha pure messo a nudo le difficoltà di tanti ospedali e di tanti operatori della Sanità, anch’essa tagliata e spesso bistrattata, per cui i docenti, rispondendo al sondaggio della nostra testata, che chiedeva se fossero d’accordo a lasciare gli 85 milioni all’istruzione o dirottarli per l’acquisto di ulteriori presidi sanitari per salvare vite umane, non hanno avuto dubbi e hanno votato per la seconda ipotesi. E con una percentuale quasi plebiscitaria.

Meglio un respiratore che un computer

Insomma, è meglio un respiratore che un computer, meglio un padiglione in più che una connessione internet, meglio finanziare la ricerca per sconfiggere il covid-19 che un tablet.

E in questi giorni di emergenza e di affannoso dolore, in cui l’evidenza della morte, della malattia e della sofferenza stanno entrando nelle nostre case, dentro cui ciascuno di noi è costretto a ripararsi, la scelta più che maggioritaria fatta dai nostri lettori deve nello stesso tempo incoraggiare tutti a dare rinnovata fiducia al nostro corpo docenti che continua a fare il suo dovere e che è pure pronto a rifiutare i da tanti anni richiesti finanziamenti per una causa più che nobile, come appunto la salvezza di vite umane.