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Didattica a distanza, libertà di scelta per i genitori

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Con la riapertura delle scuole la Ministra dell’Istruzione si troverà tra poco ad affrontare un altro problema: il rifiuto dei genitori a mandare i figli a scuola per paura del contagio da Covid 19.
La percentuale si saprà dopo la riapertura della scuola.
Non si potrà costringere tali genitori a cambiare idea con la forza mandando i carabinieri a casa e nemmeno persuaderli, perché come diceva il Manzoni di don Abbondio “il coraggio, uno se non ce l’ha, mica se lo può  dare”.
D’altra parte non tutti i genitori si possono permettere di pagare un precettore privato o hanno la cultura e il tempo per l’istruzione parentale.E allora per risolvere il problema, specie se la percentuale dei genitori che non manderà i figli a scuola – come temo – sarà alta, occorrerà  che si dia libertà  di scelta ai genitori tra l’opzione della didattica in presenza e quella della didattica a distanza.
Ciò comporterà una riduzione dell ‘orario di lezione per gli alunni (ma già  sarà  attuata con tutti gli studenti in presenza,checché  ne dica il ministro) per far rientrare nell’orario dei docenti la doppia prestazione.
Questa soluzione:
1. consentirebbe di ridurre il numero di alunni in presenza che così non avrebbero bisogno di altri spazi che allo stato attuale non ci sono;
2. sposterebbe la responsabilità di un eventuale contagio da Covid 19 dalla scuola alla famiglia, perché  il genitore avrebbe scelto liberamente di far frequentare il figlio, consapevole del rischio, e quindi non potrebbe pretendere risarcimenti;
3. soprattutto si garantirebbe il diritto all’istruzione per tutti.
Laddove si ravviserebbe che lo studente che doveva svolgere la didattica a distanza, non lo fa, accertato che la famiglia ha i mezzi per collegarsi a internet (altrimenti la scuola dovrebbe procurarglieli in comodato d’uso, con i dovuti finanziamenti del Ministero), in questo caso e solo in questo caso interverranno i servizi sociali per imporre la frequenza scolastica.
Ma vanno normate le sanzioni per le famiglie che rifiutano di far frequentare il figlio.

Eugenio Tipaldi