BreakingNews.
Ascolta le ultime notizie
00:00
00:00
Aggiornato il 07.04.2026
alle 00:34

La scuola non è una caserma, ma una comunità collegiale: stop a sanzioni inflitte dai ds, guerre tra poveri per fare carriera e ai progetti a oltranza

Per trovare la quadratura del cerchio sulla parte economica del Contratto collettivo nazionale 2025/27 di Scuola, Università e Ricerca, ai sindacati di categoria sono bastati pochissimi incontri, tanto da arrivare in poche settimane all’accordo definitivo del 1° aprile scorso; per la parte normativa, il cui primo incontro è stato già fissato per il prossimo 22 aprile, l’impressione è che ne serviranno invece molti di più e probabilmente anche la sintonia con l’Aran non sarà la stessa. Lo fa intendere Vito Carlo Castellana, leader della Gilda degli insegnanti, tra i tanti sindacalisti da noi intervistati a seguito dell’ultimo accordo contrattuale sulla parte economica.

Ai microfoni della Tecnica della Scuola, il coordinatore del sindacato autonomo ha messo le mani avanti su almeno tre punti: no al middle management, almeno fino a quando non vi saranno stipendi dignitosi per la categoria; cambiare il “giudice” delle sanzioni disciplinari al personale scolastico, in particolare verso i docenti; stop ai progetti ad oltranza, che non di rado vengono anteposti alla didattica.

“Non si può parlare di carriera docente – ha detto Castellana – creando una guerra tra poveri. Prima diamo le risorse per uno stipendio dignitoso per tutti”. Perchè, ha sottolineato, “la scuola non è una caserma e uno dei suoi pregi è la collegialità” che si esprime attraverso i suoi organismi democratici (Consiglio d’Istituto, Collegio dei docenti, Consigli di classe).

Quindi, Castellana ha tenuto a ricordare che sui temi rilevanti da dibattere all’Aran, a partire dalla terza decade del prossimo mese di aprile, “abbiamo anche la questione delle sanzioni disciplinari: al momento i procedimenti disciplinari non funzionano”.

Secondo il coordinatore della Gilda degli insegnanti, anziché rendere centrale il ruolo del dirigente scolastico, che è anche il proponente della contestazione d’addebito, “ci vuole un organismo terzo, un consiglio superiore della docenza. Il dirigente accusa e allo stesso tempo giudica, ma spesso il giudizio non è oggettivo”, sostiene il sindacalista.

Secondo Castellana, inoltre, nella scuola italiana da un po’ di tempo “abbiamo smesso di studiare le materie per diventare unprogettificio. Si parla di educazione civica, ma le 33 ore annuali sono ricavate a scapito delle discipline: spesso nelle scuole è una farsa”.

Il numero uno della Gilda, infine, sostiene che questo “chi insegna lo sa”, come sa anche che “tutti questi progetti sono solo autoreferenziali. Invece dobbiamo tornare allo studio delle materie e riprendere da essere la cultura della socialità”.

Non sei ancora un utente TS+?

Registrati gratuitamente in pochi passi per ricevere notifiche personalizzate e newsletter dedicate