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Diplomati magistrale, Di Mare: “Lo Stato non li tutela, sanare subito la situazione”

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I diplomati magistrale sono in presidio permanente davanti al Miur per rivendicare il diritto al riconoscimento avanzato da migliaia di docenti precari della scuola primaria e dell’infanzia compromesso dopo la sentenza dell’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato che, dopo numerose sentenze positive, ha deciso di non confermare l’inserimento nelle Graduatorie ad Esaurimento per i diplomati magistrali.

Sebbene la sentenza riguardi soltanto i ricorrenti direttamente interessati dalla stessa, la ricaduta su tutti i ricorsi ancora pendenti rischia di causare una vera emergenza sociale, visto l’impiego dei docenti possessori di questo titolo in maniera continuativa per garantire il funzionamento della scuola italiana.

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Auspicabile, dunque, una pronta iniziativa da parte dell’Amministrazione e del mondo politico affinché si trovi una soluzione definitiva che ponga fine alle diseguaglianze subite dalla categoria

Sulla questione interviene il giornalista di Rai 1, Franco Di Mare, in un post sulla propria pagina Facebook.

Sta succedendo a migliaia di maestre elementari che, avendo conseguito il titolo magistrale che consentiva loro di insegnare, si trovano ora tagliate fuori da tutto perché la legge prevede adesso che per insegnare nelle scuole elementari occorre il titolo di laurea.
Ma com’è possibile che il legislatore non abbia pensato che in questo modo sarebbero stati letteralmente buttati fuori dalle scuole 45mila insegnanti che avevano fatto bene fino a quel momento?
Il ministro dell’Istruzione Valeria Fedeli ha ammesso che il problema esiste ma che per risolverlo occorre una decisione politica e il governo non può intervenire perché può amministrare solo affari correnti.
Intanto però il tempo corre, l’anno scolastico volge al termine e, con esso, si avvicina il momento dell’inevitabile licenziamento di migliaia di maestri, se non si troverà una soluzione.
Non occorrerebbe nemmeno dirlo, ma un Paese che fa così, è un Paese che sta dichiarando di non credere in sé stesso e nel proprio avvenire.