Home Precari Diplomati magistrale, l’emendamento al decreto dignità scontenta tutti

Diplomati magistrale, l’emendamento al decreto dignità scontenta tutti

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Il Governo scioglie i nodi per i diplomati magistrale, prevedendo il più grave licenziamento di massa di pubblici dipendenti della storia italiana.

Ecco i brevissima sintesi il contenuto dell’emendamento al D.L. 12 luglio 2018 approvato.

L’esecuzione delle sentenze che verranno via via emesse avverrà nei seguenti termini:

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– nei confronti dei docenti immessi in ruolo con riserva, il contratto a tempo indeterminato verrà risolto e trasformato in contratto fino al 30 giugno 2019;

– nei confronti dei docenti destinatari di incarico annuale, lo stesso verrà trasformato in contratto fino al 30 giugno 2019.

Verrà bandita una procedura riservata per le immissioni in ruolo dei laureati in Scienze della formazione e dei diplomati magistrale.

Le assunzioni

Per le immissioni in ruolo, i posti verranno così ripartiti:

il 50% alle Graduatorie ad esaurimento

il restante 50% verrà così suddiviso

con priorità alle graduatorie di merito del concorso ordinario 2016 fino al termine di validità delle stesse

i posti rimanenti verranno così assegnati

il 50% al concorso straordinario riservato da bandire su base regionale

i posti rimanenti al concorso ordinario a cattedre da bandire con cadenza biennale.

Il concorso straordinario per i diplomati magistrale

Riguarderà i posti di scuola primaria e dell’infanzia, compresi il potenziamento ed i posti di sostegno e vi potranno partecipare:

– gli abilitati in Scienze della formazione primaria, anche con titolo equipollente conseguito all’estero, con almeno due anni di servizio specifico negli ultimi otto anni, anche non continuativo, su posto comune o di sostegno presso scuole statali;

– i diplomati magistrale entro l’a.s. 2001/2002, anche con titolo equipollente conseguito all’estero, con almeno due anni di servizio specifico negli ultimi otto anni, anche non continuativo, su posto comune o di sostegno presso scuole statali;

– per i posti di sostegno occorrerà il possesso, oltre ad uno dei predetti titoli, anche del titolo di specializzazione, o titolo equipollente conseguito all’estero.

I dubbi

Durante le ultime udienze innanzi al Tar Lazio, la quasi totalità dei ricorsi chiamati per la decisione sono stati rinviati a data da destinarsi, in attesa del preannunciato ricorso per motivi aggiunti avverso il D.M. 506/2018 di aggiornamento annuale delle Gae.

Probabilmente, quindi, non tutti i ricorsi pendenti verranno decisi nel merito entro il corrente anno; in questo caso, nel silenzio della norma (l’emendamento nulla dice in proposito), i docenti inseriti con riserva nelle Gae avranno titolo a rimanervi, tuttavia non è chiaro se potranno essere destinatari di incarico di supplenza.

Altro dubbio, questa volta di legittimità dell’emendamento, riguarda gli aventi titolo a partecipare alla procedura riservata.

Ci chiediamo infatti per quale motivo si intende restringere il campo degli aventi titolo a partecipare, richiedendo, oltre al possesso del titolo (laurea in SFP o diploma magistrale), anche un requisito di servizio.

Questa decisione lascerebbe fuori migliaia di docenti: sia coloro i quali sono stati inseriti con riserva nelle Gae in virtù di provvedimenti giurisdizionali, ma che non hanno maturato due anni di servizio, sia coloro i quali, pur non avendo mai proposto ricorso per l’accesso alle Gae, in quanto inseriti nella III fascia delle graduatorie di istituto, hanno comunque lavorato per meno di due anni, in virtù del possesso del diploma magistrale.

Dal testo approvato restano infine fuori gli abilitati mediante Pas e Tfa che resteranno fuori dalle Gae.

In sintesi, tutti scontenti.