Home Attualità Dirigenti scolastici alle prese con le tecnologie: l’esempio di Alfonso D’Ambrosio

Dirigenti scolastici alle prese con le tecnologie: l’esempio di Alfonso D’Ambrosio

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Alfonso D’Ambrosio è dirigente scolastico dal 1° settembre presso l’Istituto comprensivo di Lozzo Atestino, 9 plessi, 33 classi, su tre comuni dei colli euganei (Cinto Euganeo, Lozzo Atestino e Vò).
Parliamo con D’Ambrosio perché siamo rimasti molto colpiti da ciò che racconta sulla sua pagina FB.

A quanto si legge sulla sua pagina FB, lei è un neo-dirigente scolastico molto tecnologico. E’ una passione che ha ereditato dal lavoro di insegnante?

La passione per la tecnologia nasce prima di tutto dalla mia curiosità. Ho sempre pensato che le risposte sono la strada che ci si lascia alle spalle, mentre le domande guardano alla strada che si ha davanti. La tecnologia mi ha sempre spinto a farmi domande ed appaga la mia curiosità. Da docente ho utilizzato la tecnologia come mediatore didattico, in alcuni caso è diventato “IL” mio substrato educativo.
Le spiego meglio: ho utilizzato la robotica educativa in classe per costruire ausili inclusivi o per percorsi scientifici in ospedale, lo smartphone è diventato uno strumento per tessere narrazioni multimediali o raccogliere dati ambientali, i mondi virtuali per ricostruire ambienti storici.

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In che misura secondo lei le tecnologie possono facilitare il lavoro del dirigente?

La tecnologia è smart nella misura in cui riesce a semplificare la vita, a ridurre i tempi e a snellire le procedure e a rendere il lavoro più interessante e aggiungerei a basso impatto ambientale.
Questa mattina ho percorso 40 km per una riunione di Rete di scopo tra DS, 30 minuti persi in auto all’andata e 30 minuti al ritorno e la riunione è poi durata 1h!  Tempo che avrei potuto impiegare per rispondere meglio a queste domande se avessimo fatto la riunione via skype!
La tecnologia permette ad un DS di rimanere sempre “connesso” con la sua comunità. Nel mio caso ho attivato una comunicazione bottom up telematica: tutti possono sempre comunicare con me attraverso un modulo google. Ho una comunicazione bottom-down: un canale Telegram sia per docenti privato sia pubblico per tutti gli stakeholder, dove condivido progetti, foto di arredi, semplicemente vision.
Gestisco direttamente il sito dell’Istituto e mi sto attivando per creare un piattaforma digitale di formazione interna sia per docenti sia per il personale ATA.
Sto lavorando con la mia segreteria per favorire una lenta ma efficace digitalizzazione, anche utilizzando strumenti gratuiti.
Insomma la tecnologia per un Dirigente Scolastico è soprattutto uno stato mentale, più che una questione di strumenti.

Nella sua pagina lei parla di Knowledge transfer. Ci può spiegare di cosa si tratta con precisione?

La ricerca ci dice che tra le pratiche , in capo ai Dirigenti Scolastici, che hanno una elevata efficacia vi è il Knowledge Transfer ovvero la capacità di “mobilitare” la conoscenza, di rendere esplicita, visibile la conoscenza tacita.
Le Scuole hanno tantissime risorse interne, docenti, personale ATA, genitori che hanno competenze tra le più disparate, cose quali saper costruire oggetti di legno, cucina etnica, pollice verde etc.
Ho pensato di costruire un valorigramma che possa fotografare la mia scuola, uno strumento che si sta rilevando molto più efficace di un funzionigramma o un organigramma, perchè non dice chi fa cosa, ma chi può fare cosa!
Ho posto delle semplici domande chiedendo quali competenze hanno e quali valori possono mettere in campo. Ho anche cercato di capire in che modo possono costruire e costituire valore. Ma del resto ho iniziato il mio primo collegio docenti proprio con un brainstorming sui valori da condividere (a ritmo di musica, perchè senza musica sarei perso…)

Soprattutto nella scuola del primo ciclo ci sono anche problemi legati a questioni tecniche che non sempre i docenti sono in grado di affrontare. Cosa bisognerebbe fare per superare questo ostacolo?

Non è solo questione del primo ciclo mi creda! Occorre ripensare ad un serio reclutamento dei docenti e ad una formazione (non aggiornamento) in itinere che sia davvero permanente ed efficace. Magari al primo ciclo abbiamo  competenze pedagogiche e meno tecniche (si pensi alla figura del tecnico del laboratorio di informatica), ma una maggiore capacità di fare squadra (specie all’infanzia e alla primaria).
Anche qui sto lavorando per tracciare l’esistente: cosa abbiamo? quali sono le criticità ? quali le soluzioni e quali i problemi?
Scopro così che mancano le figure intermedie, diremmo oggi di middle management, ovvero docenti che possono lavorare sui processi gestionali e raccordarsi con la didattica nelle classi.

Le pare che i docenti della sua scuola apprezzino la “ventata” di tecnologia che lei ha portato?

Con i miei docenti parlo spesso, è un lavoro quotidiano fatto di piccoli passi.
Ho una scuola che ha 9 plessi e finora sono sempre stato in ogni plesso almeno una volta la settimana.
I miei docenti sono entusiasti , ma con un pizzico di paura (come è giusto che sia per le novità), ma si fidano di me e si fidano della nostra comunità. La tecnologia per me è solo uno strumento per costruire la “nostra” cattedrale Scuola!
In questi giorni stiamo deliberando il piano triennale di formazione, dove vi è tanta formazione sulle tecnologie, ma anche e soprattutto sul curricolo e sui processi gestionali.
Abbiamo costituito un Dipartimento dell’innovazione e ci avviamo a metterci in gioco per costruire un curricolo verticale digitale e poi man mano su un curricolo dove siano chiare, dove ci siano evidenze delle competenze chiave, in particolar modo quelle trasversali.
La nostra Scuola si poggia su tre pilastri: Formazione, Ambienti di apprendimento, Innovazione.
Tre pilastri che sono anche un acronimo: FAI
FAI, perchè solo facendo, solo provando si impara a crescere e nel nostro caso a diventare NOI-Comunità Educante