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Dirigenti, siglata l’intesa sulla mobilità

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I dirigenti scolastici non potranno più avere una sede di lavoro fissa. L’intesa sulla mobilità professionale stipulata il 25 marzo scorso, infatti, ha dato attuazione alle norme di legge e contrattuali, che equiparano i dirigenti scolastici a quelli degli altri comparti. E dunque, stipendio maggiorato, ma addio al posto fisso.
Va detto subito, che il rapporto di lavoro continuerà a rimanere a tempo indeterminato, ma gli incarichi di funzioni dirigenziali saranno conferiti a tempo determinato e dureranno dai 2 ai 7 anni. Peraltro rinnovabili.

Dunque, sarà l’Amministrazione a decidere la sede di lavoro dei dirigenti. Ma, tale facoltà, sarà comunque esercitata in modo blando. In prima applicazione, infatti, l’accordo prevede che i dirigenti scolastici rimangano dove sono. E solo in presenza di comprovate esigenze, l’amministrazione potrà disporre mutamenti di sede, comunque, da motivare.

Resta il fatto che la mobilità territoriale, così come è stata attuata finora, rimarrà solo un ricordo. E i dirigenti potranno mutare sede, rimanendo nello stesso settore formativo,  solo in casi particolari. Come ad esempio, la necessità di sottoporsi a cure mediche.
L’accordo regola, inoltre, anche la cosiddetta mobilità professionale, fissando un vantaggio (deroga in meljus) di non poco conto per i dirigenti scolastici:

per i prossimi 2 anni, infatti, coloro che vorranno cambiare settore formativo, non dovranno sottoporsi ai moduli di formazione obbligatoria previsti dal decreto legislativo 165/2001.

L’accordo costituisce la prima parte del contratto integrativo, che porterà alla regolamentazione degli istituti previsti dal contratto del 1° marzo scorso. Tra questi, gli emolumenti relativi alla retribuzione di posizione e alla retribuzione di risultato.

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