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Disabilità. Iosa: troppe diagnosi, rischio di abbassare le attese e ridurre il potenziale del ragazzo

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Integrazione o inclusione? “Il mondo della disabilità ha avuto spesso un cambio di linguaggi, l’importante è che nei fatti si vada nella concretezza. Entrambe le parole corrono il rischio della retorica se non ci si relaziona con i fatti”. Così il pedagogista Raffaele Iosa, in occasione dell’iniziativa organizzata dalla Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap (FISH) per ricordare i 30 anni della Legge 104.

“Poco si riflette sul fatto che dalla 104 ad oggi i ragazzi certificati sono triplicati, un percorso complesso su cui non c’è analisi scientifica – ragiona Raffaele Iosa -. Perché questo? Qualcuno sostiene che sia per le diagnosi che sono migliori. Io sostengo che sia cambiato il paradigma dell’idea di salute e di benessere. Si sono alzate le asticelle. E non è un caso forse che questa esplosione sia parallela al calo demografico e all’aumento dell’età delle primipare. C’è ricerca su questo? Poco”.

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E continua: forse oggi si combatte “l’umana imperfezione che esiste e per la quale sembra che oggi la modernità porti i genitori ad andare dal medico il prima possibile. Un tema complesso che sta mettendo in crisi il motivo ispiratore della legge 104”.

Gestione del personale catastrofica

“La gestione del personale è stata catastrofica – sottolinea il pedagogista -. Oggi abbiamo circa il 40% di insegnanti di sostegno non specializzati ma abbiamo una deriva in ordine alla pratica inclusiva che ci porta ad avere una nuova condizione inedita rispetto agli anni 90, di conflittualità. Mai come in questi anni la conflittualità tra famiglia e insegnanti è stata così intensa, spesso si arriva dagli avvocati”.

“Ha contribuito a questo, il fatto che l’invenzione di Dsa e Bes (sulle quali ho delle riserve di natura scientifica, per l’effetto di stigma che possono avere), ha determinato una dimensione conflittuale inattesa. Ad esempio, la dispensa e la compensa sono un fatto normale della scuola (articolo 4 dell’autonomia) ma è divenuto un oggetto contrattuale. E poi l’incertezza di personale che va e viene. Pensate agli assistenti all’autonomia, bravi ragazzi con lauree triennali a 7 euro l’ora che lavorano a cottimo. Sono 70mila ormai”.

“A questa grande incapacità della politica di garantire processi di formazione e di organizzazione del lavoro degli insegnanti secondo le esigenze ha coinciso l’aumento e la continuità dell’ignoranza di gran parte degli insegnanti su questo tema. Certo che le 25 ore sono un segno, ma sono una goccia nel deserto perché l’inclusione non è matrice strutturale della formazione iniziale”.

“Io mi rendo conto bene che l’impegno a immaginare una diversa struttura professionale dell’insegnante di sostegno nasce da una sconfitta, nel senso che l’idea madre del sostegno non era di una persona ma di una attività, di un fatto collettivo che coinvolgeva l’intero gruppo docenti con la classe che era un luogo di apprendimento”.

“La tendenza alla specializzazione ha un significato, quanto meno di difesa dei ragazzini ma non possiamo non ammettere che dietro a questa tendenza alla specializzazione vi è la sconfitta, ed essa sta nel fatto che l’inclusione è un fatto collettivo, non individuale”.

A questo si aggiunge un’altra questione legata all’aumento delle certificazioni di disabilità. Un tema molto serio di pedagogia e di didattica: “Si è passati a dare centralità al deficit piuttosto che ai potenziali. Ciò ha determinato un’idea di lavoro sul sintomo piuttosto che sulla dimensione olistica”.

In altri termini, sempre in relazione all’aumento delle certificazioni di disabilità va fatto notare che “sempre più bambini in etpatologizzare un basso rendimento scolastico ha spesso l’effetto negativo di indurre genitori e insegnanti ad abbassare le aspettative sul bambino, ma i genitori possono ottenere un trattamento speciale per i figli in virtù della loro disabilità. un paradosso su cui dobbiamo riflettere. La malattia usata come chiave di interpretazione dell’esistenza, costituisce un invito alla infermità. Siamo in epoca in cui dovremmo parlare di accomodamento ragionevole e di potenziali, ma in questo diluvio di diagnosi dovremmo riflettere sul fatto che a volte queste diagnosi provengono da centri privati esterni al sistema pubblico con una dialettica che merita di essere compresa.

E conclude ribadendo: “Il pericolo di quest’epoca è che un lavoro esageratamente specialistico può determinare un abbassamento delle attese”.

La qualità della formazione

Un secondo intervento è di Stefania Stellino, rappresentante ANGSA nell’Osservatorio sulla scuola al MI e presidente di Angsa Lazio. “Docenti e formazione sono fondamentali anche per la legge 104, l’aggiornamento è una della modalità di attuazione dell’integrazione. Si parla di continuità educativa sin dal 1992 e ancora oggi il succedersi di insegnanti di sostegno diversi smentisce l’obiettivo della continuità. Infine la questione scuole di specializzazione all’interno delle quali gli insegnanti di sostegno devono costruire la loro formazione. Se non raggiungiamo la qualità della formazione perdiamo l’opportunità di garantire il diritto all’inclusione. Le famiglie rincorrono la quantità perché manca la qualità”.