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Disciplinare l’uso del digitale: i tablet in aula

Da tempo la letteratura scientifica pone in guardia circa gli abusi dell’uso del digitale. Studi di settore dimostrano che lo stesso testo letto su supporto digitale, piuttosto che su quello cartaceo, attiva diverse aree cerebrali cui fanno capo differenti forme di pensiero: convergente e razionalista nel primo caso, divergente e olistico nel secondo; pensiero digitale nel primo ed anche analogico-estetico nel secondo, con maggiori possibilità di personalizzare il contenuto attraverso scarabocchi e simbologie varie.

Così come è possibile individuare nella singola parola l’aspetto denotativo (razionale-sociale) e quello connotativo (emotivo-individuale), allo stesso modo è possibile, attraverso l’uso del supporto cartaceo, restituire i contenuti in oggetto all’interezza del vissuto soggettivo, culturale e personale. L’unicità del tratto che emerge dall’interazione penna-foglio e dalla coordinazione oculo-manuale del soggetto che scrive favorisce, oltre agli aspetti suddetti, la personalizzazione del materiale da apprendere e l’espressione creativa; fornisce quindi valore aggiunto alla significatività del materiale stesso attraverso l’originalità espressiva, con conseguente migliore e maggiore memorizzazione a lungo termine.

I rischi di una standardizzazione dell’apprendimento e dell’insegnamento, contrari ai principi didattico-pedagogici, vengono così significativamente ridotti, a vantaggio di un apprendimento che risponda maggiormente agli stili cognitivo-espressivi del soggetto in situazione di apprendimento. Diversi Paesi, da quelli scandinavi ad alcuni Stati degli USA, hanno già limitato fortemente o proibito l’uso di dispositivi digitali, con ottimi risultati apprenditivi.

Aristide Donadio

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