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Diseguaglianze educative e dispersione scolastica “di classe”: un convegno Cesp-Cobas di grande interesse

Nell’ottimo Convegno CESP del 22 aprile, con oltre 300 partecipanti, dal titolo Disuguaglianze, BES, INVALSI sono stati affrontati in maniera approfondita gli aspetti teorici, sostenuti da dati analitici, delle diseguaglianze e della dispersione scolastica e formativa (Anna Grazia Stammati), il fenomeno della dispersione esplicita ed implicita rilevato dai dati INVALSI (Bruna Sferra), il complessivo impoverimento educativo di un sistema scolastico poco inclusivo e determinato dal contesto sociale ed economico (Davide Zotti). Dalle relazioni emerge un quadro che evidenzia la “svolta” degli anni Duemila, con un netto picco della dispersione al 25% proprio a inizio XXI secolo, che rovescia la tendenza di scolarizzazione da inizio anni ’60 (8% di analfabetismo, con una evidente differenza regionale – tra 2 e 4% nel Nord, 16% nel Sud – e nessun titolo di studio – 30/33% a Nord, 37/38% al Sud) agli anni ’90 in cui l’analfabetismo era stato ridotto al 2% e il possesso di licenza media dal 15 al 30%.

La crisi del sistema scolastico è dunque coincisa con l’affermarsi del modello iperliberista e con l’avvio dello smantellamento dello Stato Sociale e delle garanzie costituzionali (dalla salute al diritto allo studio), predisposto dalle politiche trasversali dei governi di centrosinistra, di destra e tecnici, che hanno sottoposto il sistema scolastico (e universitario) dell’istruzione pubblica ad una torsione verso la “mercificazione” dell’istruzione e la “aziendalizzazione” degli istituti scolastici (soprattutto con la riforma berlingueriana dell’autonomia finanziaria, e successivamente di tutte le controriforme delle destre politiche e ideologiche – dalle tre “I” berlusconiane, internet, inglese, impresa alle controriforme di Moratti a Gelmini, passando dalla “mala” scuola di Giannini/Renzi).

Nel 2025 i dati ISTAT indicano una riduzione della dispersione scolastica al 9,8%, cioè di 408mila giovani tra i 18 e i 24 anni, che si avvicina alla soglia europea del 9%: sicuramente un importante risultato, ma in cui si annidano ancora, se non maggiori, diseguaglianze e difformità di classe, di genere, territoriali, di provenienza. Intanto, di questo 9,8% poco più della metà (53,1%) è definito NEET – Not In Education, Employment, or Trainig – che non hanno cioè intrapreso né attività lavorative, né percorsi di formazione o proseguimento degli studi; di questi 408mila circa 217mila (49,4%) è concentrato nelle regioni meridionali, rispetto al 34,7% delle regioni settentrionali e al 15,9% di Isole e Centro, il 24,3% sono stranieri; la dispersione colpisce, paradossalmente, più i tecnici e i professionali che i licei, il 70% proviene da famiglie con al massimo il titolo di terza media, mentre la differenza di genere si attesta al 12,2% maschile e al 7,1% femminile, ma con un livello di occupazione del 56% maschile contro il 30,8% femminile (in sostanza, le ragazze abbandonano meno i percorsi formativi, ma ottengono una minore collocazione lavorativa. [dati ISTAT: audizione del 7 ottobre 2025]

Fin qui i dati più significativi e macroscopici del fenomeno della dispersione scolastica, che attestano il permanere delle diseguaglianze sociali nell’accesso alla formazione e soprattutto all’istruzione scolastica, nonché della diffusione di povertà educativa. La differenza di classe risulta ancora essere la linea di demarcazione sociale più netta, che riduce l’agibilità dell’accesso alla formazione e allo studio sia per le famiglie autoctone che quelle migranti, che si mantiene nonostante gli importanti risultati ottenuti nel primo quarto di secolo; l’altra linea di polarizzazione è quella territoriale, tra regioni settentrionali e meridionali, con quelle centrali a parziale compensazione: la profonda differenza tra Nord e Sud, storicamente la “questione meridionale”, ha nuove cause che affondano le radici nelle politiche di frantumazione socio-economica introdotte dalla regionalizzazione (riforma del Titolo V della Costituzione, ad opera dei governi D’Alema/Amato tra fine secolo e inizio nuovo) e nella autonomia differenziata di matrice leghista – che spezzerà il Paese frazionandolo in territori separati per condizioni economico-sociali, per accesso servizi e prerogative reddituali e fiscali.

Giovanni Bruno Esecutivo nazionale COBAS Scuola

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