Con l’avvio dell’anno scolastico 2025/26 il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha rivendicato i risultati ottenuti attraverso i concorsi PNRR e la riforma del reclutamento introdotta negli ultimi anni. Tuttavia, a fronte delle procedure concorsuali svolte e delle migliaia di posti autorizzati, il problema del precariato continua a rappresentare una delle principali criticità della scuola italiana. I dati mostrano una realtà difficilmente contestabile. Negli ultimi anni il numero delle supplenze ha superato stabilmente le 200.000 unità annue, arrivando oltre quota 250.000 nell’anno scolastico 2023/24. Anche nel 2025/26 le scuole hanno iniziato le attività con una presenza significativa di personale a tempo determinato, sia tra i docenti sia tra il personale ATA.
Il problema non riguarda soltanto le supplenze brevi. Una parte consistente degli incarichi annuali viene assegnata su posti vacanti e disponibili che potrebbero essere coperti stabilmente. La causa principale continua a essere la differenza tra organico di diritto e organico di fatto. Il primo consente le assunzioni a tempo indeterminato; il secondo comprende posti necessari al funzionamento delle scuole ma non utilizzabili per le immissioni in ruolo. È in questo spazio che si genera gran parte del precariato scolastico. Lo stesso Ministero continua annualmente a determinare gli organici attraverso specifiche note e decreti. La Nota ministeriale n. 43464 del 28 marzo 2024 sulle dotazioni organiche del personale docente per il 2024/25 conferma il permanere di un sistema fondato sulla distinzione tra organico di diritto e organico di fatto, che continua a produrre una quota rilevante di supplenze.
Le recenti riforme del reclutamento, introdotte dal decreto-legge 73/2021 e successivamente ridefinite dal decreto-legge 36/2022 nell’ambito del PNRR, hanno modificato profondamente l’accesso alla professione docente. Oggi il percorso prevede il superamento di un concorso, un contratto a tempo determinato finalizzato al ruolo, la frequenza dei percorsi universitari abilitanti e infine l’anno di formazione e prova. L’obiettivo dichiarato era ridurre il precariato. Nei fatti il sistema si è fatto più complesso senza incidere in maniera significativa sul numero complessivo dei lavoratori precari.
Una parte dei posti messi a bando nei concorsi PNRR è rimasta senza vincitori, soprattutto nelle discipline tecnico-scientifiche e nelle aree territoriali meno richieste. Molte cattedre sono state successivamente riproposte, come dimostra anche il concorso PNRR 3 attualmente in fase di svolgimento. In numerosi casi gli stessi candidati hanno partecipato a più procedure concorsuali consecutive, spesso spostandosi tra regioni diverse nel tentativo di ottenere una sede più vicina alla propria residenza. Si è così determinato un sistema che continua a produrre mobilità forzata e instabilità professionale.
A ciò si aggiunge il tema della formazione iniziale. I percorsi abilitanti previsti dal DPCM 4 agosto 2023, i corsi di specializzazione sul sostegno e le numerose certificazioni richieste per migliorare il punteggio nelle graduatorie comportano costi significativi per migliaia di lavoratori. Negli ultimi anni si è sviluppato un vero e proprio mercato della formazione che rischia di trasformare l’accesso all’insegnamento in una questione sempre più legata alle disponibilità economiche individuali.
La situazione appare particolarmente evidente nel sostegno. Migliaia di posti continuano a essere autorizzati in deroga anziché essere trasformati in organico stabile. La continuità didattica viene spesso richiamata nei documenti ministeriali, ma continua a scontrarsi con la realtà di un sistema fondato su un elevato numero di supplenze annuali. Le recenti misure che consentono la conferma del docente su richiesta delle famiglie non affrontano il problema alla radice: la stabilizzazione dei posti e del personale necessario. Anche il personale ATA continua a operare in una situazione di forte precarietà. Assistenti amministrativi, assistenti tecnici e collaboratori scolastici garantiscono il funzionamento quotidiano delle scuole in un contesto caratterizzato da carichi di lavoro sempre più elevati, aggravati dalla gestione dei progetti PNRR, delle piattaforme digitali e degli adempimenti amministrativi.
I dati territoriali confermano la diffusione del fenomeno. Nel Lazio, ad esempio, nell’anno scolastico 2022/23 i docenti a tempo determinato rappresentavano il 30,22% del totale nella provincia di Viterbo, il 30,18% nella provincia di Latina, il 26,56% nella provincia di Rieti e il 26,15% nella Città Metropolitana di Roma. In molte realtà oltre un insegnante su quattro è precario (dati Openpolis). Il problema non può essere affrontato esclusivamente attraverso nuovi concorsi. Occorre intervenire sulle cause strutturali del fenomeno: trasformare i posti vacanti e disponibili in organico di diritto, rafforzare gli organici ATA, stabilizzare il sostegno e valorizzare l’esperienza maturata da chi lavora da anni nelle scuole.
Tra le proposte avanzate dai COBAS vi è l’introduzione del doppio canale di reclutamento: il 50 per cento delle assunzioni dalle graduatorie concorsuali e il restante 50 per cento dalle GPS di prima fascia per il personale con almeno tre anni di servizio. A oltre dieci anni dalla sentenza Mascolo della Corte di Giustizia dell’Unione Europea, che aveva condannato l’Italia per l’abuso della reiterazione dei contratti a termine nella scuola, il nodo centrale resta ancora irrisolto. Finché il sistema continuerà a funzionare grazie a una quota così elevata di personale precario, la continuità didattica e la stabilità degli organici resteranno obiettivi dichiarati ma difficilmente realizzabili. Il superamento del precariato non rappresenta soltanto una rivendicazione sindacale. È una condizione necessaria per garantire continuità didattica, inclusione scolastica, qualità dell’insegnamento e piena attuazione del diritto allo studio sancito dagli articoli 3, 33 e 34 della Costituzione.
Daniela Perrone
Esecutivo COBAS Scuola di Roma e Provincia
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