Dispersione scolastica in calo nel 2025 e obiettivo fissato da Agenda 2030 già raggiunto con cinque anni di anticipo. È quanto dichiara il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara in un comunicato, commentando i dati Istat.
“La dispersione scolastica in Italia nel 2025 ha registrato l’8,2% (6,7% considerando soltanto gli studenti con cittadinanza italiana), un dato eccezionale che certifica un notevole miglioramento del trend: l’Italia, con ben 5 anni di anticipo, ha già superato l’obiettivo del 9% fissato da Agenda 2030 della UE. Nel 2020 il nostro Paese mancò l’obiettivo UE, fissato al 10%, registrando una dispersione scolastica del 14,2%, lontana oltre 4 punti percentuali rispetto al traguardo stabilito.
I numeri sono eloquenti: partendo da un 11,5% nel 2022, la politica scolastica del Governo Meloni ha conseguito il 10,5% nel 2023, il 9,8% nel 2024 per arrivare al dato attuale dell’8,2%, che vede l’Italia in controtendenza positiva rispetto ad altri Paesi. Ricordiamo che nel 2024 la Germania aveva un tasso di dispersione pari a 12,9% e Paesi come Estonia, nel 2024, all’11%, Danimarca al 10,4%, Finlandia al 9,6%, negli ultimi anni hanno registrato un trend negativo con un aumento della dispersione scolastica.
Il risultato da noi raggiunto è anche la conseguenza delle politiche che abbiamo avviato per contrastare la dispersione scolastica: tra gli altri provvedimenti, ricordiamo l’introduzione di Agenda Sud e Agenda Nord, con lo sviluppo di didattiche innovative, del Decreto Caivano, che ha previsto norme e procedure più serie e rigorose per contrastare la violazione dell’obbligo di frequenza scolastica.
In particolare, i dati emersi nella regione Campania sono un esempio inconfutabile di quanto Agenda Sud e Decreto Caivano abbiano funzionato: nell’anno scolastico 2024/2025 sono stati recuperati circa 8.000 studenti che avevano abbandonato la scuola. In generale, i dati degli studenti di cittadinanza italiana si collocano tra le migliori performance in Europa.
Vi è ancora un problema di dispersione legato invece agli studenti di cittadinanza straniera, che registrano nel 2025 il 26,2% di abbandoni: tuttavia, rispetto al 2022 – quando il dato era del 30,1% – abbiamo ottenuto una netta progressione anche in questo ambito. La ancora alta percentuale di dispersione fra i giovani stranieri dimostra la necessità delle misure che abbiamo avviato in questo anno scolastico per potenziare l’insegnamento della lingua italiana con un investimento di oltre 13 milioni di euro e con la specializzazione di 1.000 docenti destinati a insegnare l’italiano agli studenti appena arrivati nel nostro Paese.
Questi dati notevolmente positivi si accompagnano anche al riconoscimento della riforma italiana del “4+2” contenuto nel recente rapporto OCSE (“Fondamenti della crescita e della competitività 2026”): “La formazione tecnica e professionale è stata oggetto di riforma per meglio rispondere alle esigenze del mondo del lavoro”.
Il netto calo della dispersione scolastica è un grande risultato per l’Italia intera e per i nostri giovani.”
“I dati ISTAT sulla dispersione scolastica confermano un risultato netto e straordinario per l’Italia, nel 2025 il tasso si attesta all’8,2%, 6,7% tra gli studenti con cittadinanza italiana, segnando un minimo storico e consentendoci di raggiungere con ben cinque anni di anticipo l’obiettivo europeo del 9% fissato dall’Agenda 2030. Un risultato ancora più significativo se si considera il percorso compiuto partendo dall’11,5% del 2022. Si tratta di numeri che certificano l’efficacia delle riforme scolastiche messe in campa da questo Governo e l’importanza delle misure strategiche come Agenda Sud e Agenda Nord, che hanno introdotto strumenti concreti e innovativi di sostegno alle fragilità e di contrasto alla dispersione e alla violazione dell’obbligo scolastico. Continueremo a lavorare per una scuola sempre più inclusiva, capace di accompagnare ogni studente nel proprio percorso di crescita con una didattica sempre più personalizzata e di non lasciare indietro nessuno, con particolare attenzione alla sfida importante legata alla dispersione tra gli studenti di cittadinanza straniera. In questa direzione gli interventi avviati per rafforzare l’insegnamento della lingua italiana, con investimenti dedicati e la formazione di docenti specializzati” questo quanto dichiara il Sottosegretario all’Istruzione e al Merito, on. Paola Frassinetti.
Per il 2026 la Commissione Europea ha investito Eurydice, la rete europea d’informazione dell’istruzione comunitaria, di analizzare come le singole realtà nazionali stanno combattendo ed arginando la dispersione scolastica nelle aree a rischio, tenendo in considerazione indicatori sociali, economici e demografici. In particolare, si sono presi in esame 37 paesi europei con il fine di considerare l’attento sviluppo di una strategia collettiva di contrasto alla dispersione scolastica che attanaglia decine di realtà europee, trattandosi difatti di una problematica comune a tutti i Paesi. Il rapporto analizza anche il retroterra economico e sociale che produce tali forme di abbandono precoce del percorso scolastico; in particolare v’è la scarsa integrazione del soggetto, il disinteresse del gruppo familiare o l’incapacità del giovane di sottrarsi a mansioni lavorative (spesso in nero e dunque non contrattualizzate) al fine di provvedere solo parzialmente e per quanto basta al sostegno economico dei propri cari.
Nel rapporto 2026 pubblicato da Eurydice, l’attenzione si concentra su 37 sistemi educativi europei analizzati attraverso indicatori comparabili e aggiornati relativi ad abbandono precoce e assenteismo. Il quadro che emerge è quello di un’Europa che ha progressivamente rafforzato i meccanismi di monitoraggio: quasi tutti i Paesi dispongono oggi di sistemi nazionali di raccolta dati sulle assenze, mentre una larga maggioranza ha introdotto strategie strutturate di prevenzione, con piani d’azione che combinano interventi didattici, supporto psicologico e cooperazione con i servizi sociali – presso alcune aree totalmente assenti o insufficienti numericamente. In diversi Stati sono operativi sistemi di “allerta precoce” che segnalano automaticamente assenze ripetute o cali improvvisi nel rendimento, consentendo interventi tempestivi prima che la situazione degeneri nell’abbandono definitivo da parte dello studente. Il rapporto evidenzia inoltre una crescente integrazione tra politiche scolastiche e fondi europei, con programmi mirati nelle aree socio-economiche più fragili e un’attenzione particolare alle transizioni critiche, come il passaggio alla scuola secondaria superiore e alla formazione professionale.