L’Italia registra per la prima volta un tasso di dispersione scolastica inferiore alla media europea. A dirlo un comunicato del ministero dell’Istruzione e del Merito:
“I dati recentemente pubblicati da EUROSTAT relativi al 2025 sulla dispersione scolastica in Europa sono estremamente positivi per il nostro Paese. L’Italia si attesta all’8,2%, al di sotto della media UE del 9,1%, con risultati migliori rispetto a Paesi come la Germania, al 13,1%, e la Finlandia, al 9,9%. Si conferma addirittura superato con 5 anni di anticipo l’obiettivo europeo di un tasso di dispersione del 9% entro il 2030.
Il dato assume particolare rilievo proprio grazie al raffronto internazionale: mentre in Italia la dispersione scolastica è in netta diminuzione, in altri Paesi europei, a iniziare dalla Germania, si osserva una tendenza opposta. Un risultato storico per il sistema scolastico nazionale che conferma l’efficacia delle misure adottate e pone le basi per ulteriori sviluppi positivi nei prossimi anni.
Nel recente rapporto Joint Employment della Commissione europea che si basa sui dati EUROSTAT si riconosce, fra l’altro, l’importanza di Agenda Sud come buona pratica”.
“Per la prima volta la dispersione scolastica scende sotto la media europea. Dal 2023 al 2025 abbiamo restituito prospettive e opportunità a mezzo milione di giovani. È un traguardo straordinario che coinvolge anche Regioni come Calabria, Puglia, Campania che oggi per la prima volta registrano risultati migliori rispetto a quelli di grandi Paesi europei come la Germania. Una significativa riduzione della dispersione anche in Sicilia e Sardegna.
Le misure che abbiamo introdotto, da Agenda Sud al decreto Caivano, insieme alla personalizzazione dei percorsi educativi grazie al docente tutor, stanno contribuendo in maniera significativa a contrastare la dispersione scolastica, garantendo la effettività del diritto allo studio. Un ringraziamento particolare ai docenti della scuola italiana che hanno contribuito al raggiungimento di questo storico risultato”, ha dichiarato il Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara.
Per il 2026 la Commissione Europea ha investito Eurydice, la rete europea d’informazione dell’istruzione comunitaria, di analizzare come le singole realtà nazionali stanno combattendo ed arginando la dispersione scolastica nelle aree a rischio, tenendo in considerazione indicatori sociali, economici e demografici. In particolare, si sono presi in esame 37 paesi europei con il fine di considerare l’attento sviluppo di una strategia collettiva di contrasto alla dispersione scolastica che attanaglia decine di realtà europee, trattandosi difatti di una problematica comune a tutti i Paesi. Il rapporto analizza anche il retroterra economico e sociale che produce tali forme di abbandono precoce del percorso scolastico; in particolare v’è la scarsa integrazione del soggetto, il disinteresse del gruppo familiare o l’incapacità del giovane di sottrarsi a mansioni lavorative (spesso in nero e dunque non contrattualizzate) al fine di provvedere solo parzialmente e per quanto basta al sostegno economico dei propri cari.
Nel rapporto 2026 pubblicato da Eurydice, l’attenzione si concentra su 37 sistemi educativi europei analizzati attraverso indicatori comparabili e aggiornati relativi ad abbandono precoce e assenteismo. Il quadro che emerge è quello di un’Europa che ha progressivamente rafforzato i meccanismi di monitoraggio: quasi tutti i Paesi dispongono oggi di sistemi nazionali di raccolta dati sulle assenze, mentre una larga maggioranza ha introdotto strategie strutturate di prevenzione, con piani d’azione che combinano interventi didattici, supporto psicologico e cooperazione con i servizi sociali – presso alcune aree totalmente assenti o insufficienti numericamente. In diversi Stati sono operativi sistemi di “allerta precoce” che segnalano automaticamente assenze ripetute o cali improvvisi nel rendimento, consentendo interventi tempestivi prima che la situazione degeneri nell’abbandono definitivo da parte dello studente. Il rapporto evidenzia inoltre una crescente integrazione tra politiche scolastiche e fondi europei, con programmi mirati nelle aree socio-economiche più fragili e un’attenzione particolare alle transizioni critiche, come il passaggio alla scuola secondaria superiore e alla formazione professionale.