Anche la Francia, dopo l’Australia, ha deciso di vietare i social network agli under 15. A partire dal nuovo anno scolastico ci sarà la stretta anche nel Paese transalpino. Non tutti però sono d’accordo con questa decisione.
Dalle pagine di Italia Oggi Gabriele Sani, docente di psichiatria al Dipartimento di Neuroscienze dell’Università Cattolica di Roma e direttore dell’Unità di Psichiatria Clinica del Policlinico Gemelli di Roma parla di “proibizionismo per saltare l’ostacolo”. I cosiddetti nativi digitali conoscono infatti questi strumenti meglio di chi legifera e più che i divieti sarebbe fondamentale l’educazione digitale che deve coinvolgere i ragazzi, ma soprattutto gli adulti. Questi ultimi risultano poco credibili se rimproverano i ragazzi ma poi hanno lo smartphone in mano.
Sani parla dell’importanza dei rapporti umani, sempre più sostituiti dai social e dalla tecnologia, ma anche del ruolo della scuola. Secondo il professore non si riesce a trovare spazio per programmi come l’educazione digitale, mentre professori e studenti dovrebbero essere adeguatamente formati.
Quando si può parlare di dipendenza dagli smartphone? Quando quest’ultimo rappresenta un bisogno assoluto e si manifesta con sintomi simili all’astinenza. Quando ad esempio il dispositivo viene sottratto dall’adulto e assistiamo a scoppi di rabbia. Fino a un quarto dei 15enni soffre di dipendenza più o meno acuta dai videogiochi e fino al 40% da social e smartphone.
Tanti sono i pericoli, specie in un periodo come quello del neurosviluppo: comprensione, gestione delle emozioni e sviluppo delle capacità relazionali. L’abuso dello smartphone, secondo Sani, può portare a problemi relazionali e incapacità di vivere una vita affettiva stabile, compromettendo la crescita educativa in generale.
Un altro rischio grosso è quello di usare l’intelligenza artificiale come surroga delle proprie capacità di apprendimento, memorizzazione e analisi ostacolando lo sviluppo cognitivo.