Si tende a considerare il divieto d’uso degli smartphone a scuola, un provvedimento di destra, “securitario”, poiché l’ha imposto un ministro dell’Istruzione appartenente alla Lega, Valditara. Ma l’orientamento politico non c’entra.
Il divieto di utilizzo a scuola è giusto, perché gli studenti si distraggono facilmente, lo tengono sottobanco per vedere messaggi o altri contenuti, e non è opportuno che i docenti debbano richiamare continuamente gli alunni, a scapito della lezione.
Gli adolescenti e i giovani sono dipendenti da questi mezzi tecnologici, tanto è vero che preferiscono spesso collegarsi a internet , piuttosto che socializzare.
La scuola deve essere il luogo dove s’interrompe questa dipendenza. Il provvedimento del ministro, d’altra parte, non esclude che si possa usare lo smartphone in alcune situazioni didattiche.
Ritrovare la severità negli studi è necessario, lo predicavano anche Gramsci e don Milani. Quindi non scambiamo certe proibizioni come autoritarismi e prendiamocela piuttosto con la repressione del dissenso sociale che vieta le manifestazioni di protesta pacifiche, assimilandole a quelle violente.
Eugenio Tipaldi