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04.06.2026
Aggiornato il 05.06.2026 alle 14:32

Valditara: gli studenti che colpiscono i docenti vanno denunciati, non vanno in galera ma seguiranno un percorso educativo, basta “perdonismo”

“È sbagliato non denunciare: trattandosi di minorenni non si va in galera ma si avvia un percorso educativo che è fondamentale altrimenti l’idea di educazione entra in crisi”: insiste sull’importanza di denunciare i giovani minorenni che si macchiano di reati, il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara.

Intervenuto il 4 giugno a Cinque Minuti, la trasmissione condotta da Bruno Vespa su Rai Uno, a proposito dei docenti aggrediti nei giorni scorsi a Parma che hanno deciso di non denunciare gli studenti che li hanno aggrediti, Valditara ha confermato che gli studenti che hanno colpito i docenti probabilmente ripeteranno l’anno scolastico: “penso che sarà così”, ha replicato al conduttore Bruno Vespa.

Mentre il dirigente scolastico Giorgio Piva, collegato a distanza, ha detto che a proposito dell’eventuale bocciatura degli studenti “se ne parlerà in consiglio di Istituto, se ne è già discusso: l’episodio fa presupporre che ci possa essere un esito negativo”.


Valditara ha poi tenuto a dire: “Lanciamo un messaggio chiaro: con questo Governo basta con il giustificazionismo, con il perdonismo, dobbiamo sanzionare i comportamenti violenti. La violenza è incompatibile con l’educazione e con la scuola. Inoltre dobbiamo ripristinare il rispetto verso l’autorità dei docenti”, ha concluso il ministro del dicastero dell’Istruzione.

Nei giorni passati, sempre il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, in linea con quanto espresso dal ministro della Difesa Guido Crosetto, ma anche dall’on. Rossano Sasso, capogruppo di Futuro Nazionale con Vannacci, aveva espresso al Tg1 una linea tutta incentrata sull’intransigenza: quanto accaduto nel Parco Ex Eridania di Parma, vicino un istituto superiore, con tanto di minacce (“ti faccio saltare la testa”), delle cinghiate ad uno dei due prof, secondo Valditara è stato “molto grave: le norme ci sono e vanno applicate dalla scuola o eventualmente dalla magistratura, è finito il tempo delle giustificazioni, occorre rimettere al centro le responsabilità”.

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