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Docente di una scuola di periferia: una riflessione

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Riflessioni dal film/documento: Il docente cambia scuola

Il film invita a riflettere sulla evoluzione del sistema istruzione/formazione che ha investito molti paesi europei.

La struttura scolastica ,con tutti i suoi attori, si è concessa da anni ad una normativa pedagogica nel tentativo di assurgere ad un modello di perfezione della umana didattica , quale fine dell’educazione alla cultura: l’inclusione sociale.

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Il girato offre un focus su tutto quello che i libri non possono insegnare, ovvero il disagio sociale di chi nasce (non per scelta) in una condizione differente.
Il docente che insegna in un liceo prestigioso nel centro della città, mira a far brillare i propri allievi  pretendendo il massimo dalle proprie e loro capacità.
Diventa un “coach” delle performance e sarà ricordato nel tempo, dai propri studenti, come  professore /formatore e in alcuni casi, mentore.

Potrà rivendicare il recupero di chi si affanna, aumentando la competizione in classe perché saprà  alzare l’asticella dei saperi e dei contenuti.
La valutazione frustrante rispetto all’impegno, non nuocera’ la crescita  degli alunni, i quali saranno guidati al successo formativo verso mete tra selettività ed élite intellettuale.

Gli studenti che sapranno distinguersi, potranno emergere scegliendo con determinazione il prosieguo dei propri obiettivi. Proprio gli obiettivi cambieranno colore e valore se lo stesso docente si misurerà con un liceo di periferia.

Qui cambiano le coordinate ma gli indicatori della formazione sono identici . L’inclusione scolastica è il fondamento per concretizzare gli obblighi di istruzione e la qualità della scuola. Eppure , il docente della scuola di periferia fatica nel doppio ruolo di pedagogo ed insegnante. Si troverà a maneggiare elementi di imprevedibile quotidiano , in un tessuto sociale difficile al lento progredire dell’ integrazione.
La  crescita dell’ immigrazione,  il complesso panorama del nucleo sociale incardinato in storie diverse e parallele, potrebbero destare incertezze anche nel docente più attento ai risultati.

L’adattamento di una popolazione scolastica dipenderà anche e soprattutto dalle fragilità e dalle forze  dell’insegnante.
Egli dovrà coniugare principi tutelati dalla legge: libertà di insegnamento con la sensibilità della metodica personalizzata. Potranno realizzarsi possibili fallimenti e frustrazioni che portebbero a ricadute e alternanza tra demotivazione o vittoria per minime soddisfazioni raggiunte.

Se un docente avrà fallito nella sua intuizione, passione, studio e dedizione, avrà contribuito all’abbandono scolastico di quei figli che urlano, dentro il proprio microcosmo, il disagio e l’onnopotenza della propria ribellione, gli unici riflessi per farsi notare o farsi sommergere dall’invisibile dell’adolescenza.

Il docente si inventa, propone, parla ai figli della periferia. Li asseconda, li solleva, aiuta le menti pensanti a credere nei propri pensieri. Stimola la creatività interiore ed accetta piccoli passi che avanzano verso valutazioni esagerate, solo per rendere vivo e partecipato quel difficile ruolo di condivisione docente/discente nel percorso delicato degli apprendimenti.

Se fallirà, consegnerà quel patrimonio al macrocosmo della devianza,  delle disuguaglianze culturali, con l’inevitabile esclusione sociale.

Il docente sarà vincitore quando anche solo uno dei suoi studenti, avrà trovato vigore di sé e arricchimento attraverso la figura  di un condottiero con cui si identificherà.

Il docente della scuola di periferia conserva ancora il valore educativo del “maestro”.
Il confronto cambierà il destino di eroi carichi di desideri e sogni. Si, egli avrà un grande premio che potrà essere riscosso solo in futuro: potrà essere ricordato come “maestro di vita”.

Anna Maria Suriano