Donna, di non oltre 24 anni, personalità solare, positiva e umile, con conoscenze della storia, soprattutto quella locale: è il profilo della docente che un istituto scolastico di New York avrebbe voluto “assumere”, su iniziativa del sovrintendente scolastico, per insegnare ad alcune classi. Solo che non si tratta di un’insegnante in “carne e ossa”, ma di un vero e robot dotato di intelligenza artificiale: l’umanoide, prodotto dall’azienda Realbotix, ha la pelle in silicone di tonalità chiara, lunghi capelli scuri e sopracciglia sottili, è stato chiamato Sally, per un costo complessivo di 58.000 dollari.
La scuola che lo dovrebbe ospitare il robot-docente, riferisce l’agenzia Ansa, è la Salamanca City Central School District e fa parte dello Stato di New York.
Il condizionale, però, è d’obbligo, perché da alcuni giorni l’iniziativa – avvallata dal sovrintendente scolastico – è stata presa di mira da diversi contestatori, soprattutto genitori e docenti veri.
E le critiche sembrano avere colto nel segno. “Molti genitori, insegnanti e parti interessate sono comprensibilmente preoccupati per la presenza di tecnologie di IA nelle aule” per l’arrivo del “robot dalle sembianze umane”, ha scritto Betty A. Rosa, commissario statale per l’Istruzione in una lettera indirizzata al sovrintendente del distretto scolastico.
“So che la gente pensava che stessimo per accogliere Terminator – ha cercato di minimizzare Mark Beehler, al New York Times il sovrintendente del distretto scolastico, nel corso una riunione -, ma non si tratta un robot che cammina per i corridoi”.
In ogni caso, venerdì 24 luglio, il distretto scolastico ha fatto trapelare l’intenzione di sospendere l’iniziativa.
In Italia, tra i primi a commentare il progetto del docente-robot è stato Marcello Pacifico, presidente nazionale dell’Anief: “l’intelligenza artificiale – ha detto il sindacalista – deve supportarci e non sostituirci. Viene da chiedersi se quello che produrrà questo dispositivo può chiamarsi didattica, per me sicuramente no”.
Inoltre, ha detto ancora il presidente dell’Anief, “certe iniziative fanno riflettere anche sul perché allora lo Stato italiano immette in ruolo i precari in media ormai a 50 anni, dopo anni di precariato e sfruttamento. A questo punto, con i robot come Sally potremmo avere risolto tutti i problemi? Attenzione, la formazione scolastica non è questa”.
Intanto, però, da Tokyo arriva la notizia che la nota Mitsubishi Motors è entrata ufficialmente nella corsa ai robot umanoidi, siglando un accordo con la startup Highlanders, nata dall’Università di Tokio, per sviluppare e produrre in serie macchine dotate di intelligenza artificiale, sempre frutto dell’integrazione tra robotica e intelligenza artificiale.
Allora, se il mondo tecnologico sta cambiando faccia, in un modo o nell’altro, anche se non a breve, molto probabilmente anche la scuola dovrà prima o poi aprire alle innovazioni più avanzate.