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03.09.2025

Docenti mobilitati per Gaza, la protesta parte dalle scuole

Avevamo già parlato dell’iniziativa di una docente nel bresciano che ha riunito circa 150 insegnanti nell’aula magna di un istituto per discutere di quanto sta accadendo a Gaza e in Cisgiordania. Con loro, collegati online, altri 150 insegnanti: una folta rappresentanza del gruppo “Docenti per il rispetto dei diritti umani in Palestina”, nato tramite passaparola e che oggi conta già più di 2000 aderenti, non solo da Brescia ma anche dalle province limitrofe.

L’assemblea si è chiusa con l’approvazione di un documento rivolto alle istituzioni, in cui si chiedono la condanna dei crimini di guerra, la sospensione delle collaborazioni con Israele e la promozione di uno sciopero generale da parte dei sindacati.

Quella prima scintilla, nata dal passaparola tra colleghi, si è trasformata in una mobilitazione nazionale che ha superato ogni aspettativa. In poche settimane il gruppo è passato da poche centinaia a migliaia di adesioni, tanto da raggiungere il limite massimo di iscrizioni. Parallelamente, il documento per il rispetto dei diritti umani in Palestina ha raccolto oltre 3.200 firme, segno di una sensibilità crescente nel mondo della scuola.

Non si tratta solo di sottoscrivere un appello: gli insegnanti stanno immaginando iniziative concrete, come assemblee aperte alle famiglie e al territorio, attività didattiche condivise e momenti collettivi per “fare rumore” contro il silenzio che avvolge Gaza. “Non è possibile che il mondo della scuola stia fermo di fronte a questa tragedia”, afferma una docente promotrice del movimento al Corriere. E ancora: “Ci sorprendono la rapidità e la forza con cui stanno arrivando le adesioni. Questo ci conferma che non siamo soli e che c’è un bisogno diffuso di alzare la voce”.

L’urgenza dichiarata è quella di avere una visibilità forte, capace di scuotere le istituzioni: il testo approvato verrà inviato anche al presidente della Repubblica, chiedendo prese di posizione pubbliche e atti concreti, tra cui il riconoscimento dello Stato di Palestina. “Come comunità educante ci sentiamo sconvolti da ciò che accade e non possiamo restare fermi”, ribadisce la docente.

Gli educatori sanno che il percorso sarà difficile, ma sentono di non poter restare inerti. La loro mobilitazione è la manifestazione di un disagio che attraversa non solo la scuola, ma anche la società civile, di fronte all’inerzia delle istituzioni internazionali e nazionali. In questo senso, il movimento dei docenti si configura come un esperimento di cittadinanza attiva che parte dai banchi di scuola per arrivare alle aule del potere.

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