Prima Ora | Notizie scuola del 12 maggio 2026

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12.05.2026
Aggiornato alle 12:05

Docenti specializzati in educazione motoria alla primaria: non bastano a sostenere le conseguenze del calo demografico

Uno degli obiettivi che il Governo si è posto istituendo posti di docenti specializzati per l’educazione motoria nelle classi quarte e quinte della scuola primaria incomincia a non reggere molto.

Lo testimonia, tra l’atro, anche il racconto di un Comitato di docenti sardi che hanno scritto alla nostra redazione.

Ci scrivono infatti questi lettori: “A causa della riduzione del numero delle classi quarte e quinte e dell’assenza di una normativa che consenta il completamento orario tra istituti vicini o la costituzione di cattedre articolate tra scuole diverse, molti docenti risultano oggi soprannumerari (perdenti posto), pur in assenza di un reale esubero provinciale”.Questo – aggiungono – comporta trasferimenti forzati verso sedi lontane, perdita della continuità didattica per gli alunni, forte instabilità professionale e personale e una evidente contraddizione rispetto all’introduzione stessa dell’Educazione Motoria nella scuola primaria”.
“Lo Stato – conclude il Comitato – ha introdotto la disciplina, ha assunto personale specializzato a tempo indeterminato e oggi, a distanza di poco tempo, costringe gli stessi docenti a lasciare la propria sede per l’assenza di strumenti normativi adeguati”.

Il fatto è che la norma a suo tempo adottata, fortemente voluta fra gli altri dal deputato leghista (da poco transitato nel partito di Vannacci) Rossano Sasso e dal ministro Marco Bussetti (docente di educazione motoria egli stesso), aveva come obiettivo primario quello di migliorare la qualità dell’offerta formativa nella scuola primaria.
Obiettivo che però avrebbe potuto essere raggiunto consentendo ai docenti di primaria con il titolo (diploma Isef) di ricoprire tali posti.
Cosa mai avvenuta perché in realtà un obiettivo non troppo nascosto (peraltro legittimo) era anche quello di creare nuove opportunità occupazionali per i laureati non di ruolo.
Il meccanismo ha funzionato più o meno bene, almeno fino ad ora ma adesso la diminuzione di classi e docenti sta creando qualche problema.
E’ probabile che nei prossimi anni, per offrire ulteriori opportunità lavorative ai docenti sarà necessario ideare nuove strategie: nella scuola primaria, per la verità, non si sa come si potrà fare, a meno di riaprire i tanti piccoli plessi che, anche nelle aree urbane, sono stati chiusi nell’ultimo ventennio.
Sempre che gli Enti Locali siano disponibili a farsi carico delle spese che una simile operazione comporterebbe.

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