La prevenzione dell’obesità infantile non può più essere considerata un tema secondario della didattica, ma una vera e propria priorità educativa. È questo il messaggio rilanciato dal ministro della Salute Orazio Schillaci, intervenuto in collegamento al talk di Casa Sanremo, organizzato dal ministero della Salute insieme al Dipartimento per le politiche contro la droga e le altre dipendenze, in collaborazione con la Rai.
Secondo Schillaci, se è vero che oggi: “le nuove terapie farmacologiche permettono di trattare anche le forme più severe di obesità”, è altrettanto vero che “la prevenzione, soprattutto dell’obesità infantile, passa da sane abitudini fin dalla scuola elementare”.
Una dichiarazione che chiama in causa direttamente il mondo della scuola, in particolare quello della primaria, dove si formano abitudini destinate a durare nel tempo.
I numeri spiegano bene perché il tema sia così urgente. In Italia, circa 1 bambino su 3 tra i 6 e i 10 anni è in sovrappeso o obeso, come riporta OKkio alla Salute, riferendosi a dati dell’Istituto Superiore di Sanità – ISS. Più nel dettaglio, il 20,4% dei bambini è in sovrappeso e il 9,4% è obeso.
A livello europeo, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), segnala che l’obesità infantile è aumentata in modo significativo negli ultimi decenni e rappresenta uno dei principali fattori di rischio per lo sviluppo precoce di diabete di tipo 2, patologie cardiovascolari e problemi ortopedici.
Nel suo intervento, il ministro ha ribadito il ruolo centrale di corretti stili di vita: “una corretta alimentazione, come la dieta mediterranea, e l’attività fisica regolare possono prevenire molte malattie, dalle patologie cardiovascolari ad alcune forme di tumore”.
La dieta mediterranea, secondo dall’UNESCO è “patrimonio culturale immateriale dell’umanità”, conducendo a una riduzione del rischio di obesità e malattie croniche. Portare questi principi a scuola significa lavorare su più livelli: educazione alimentare, qualità delle mense scolastiche, coinvolgimento delle famiglie e promozione del movimento quotidiano.
Molti programmi ministeriali vanno già in questa direzione. Come il progetto “Scuola Attiva Kids” del Ministero dell’Istruzione e del Merito, in collaborazione con Sport e Salute, promuove l’attività motoria nella primaria. Mentre campagne come “Guadagnare Salute” puntano a rendere facili le scelte salutari fin dall’infanzia.
Un altro punto chiave sottolineato dal ministro, riguarda l’impatto economico e sociale, considerando che “stili di vita sani riducono il numero di persone malate, generando risparmi per il Servizio Sanitario Nazionale, e liberano risorse per cure innovative”.
Secondo stime dell’OCSE, l’obesità costa ai Paesi europei fino all’8% della spesa sanitaria totale, tra cure dirette e perdita di produttività.
Investire in prevenzione a scuola significa quindi non solo tutelare la salute dei bambini, ma anche costruire un futuro più sostenibile per il Sistema Sanitario Nazionale (SSN).
“In un Paese che invecchia e che vede arrivare terapie sempre più avanzate e costose, ridurre il numero di malati in futuro è fondamentale”, ha concluso il ministro, indicando come primo impegno del Ministero della salute, la promozione di campagne di prevenzione e corretti stili di vita.
Per il mondo della scuola, il messaggio è chiaro: educare alla salute non è un’aggiunta al programma, ma una competenza trasversale. Insegnare a mangiare bene, a muoversi di più e a prendersi cura di sé, fin dalla primaria, significa formare cittadini più consapevoli.