La scuola in presenza ha una valenza formativa indubbiamente maggiore rispetto a quella on line: la didattica a distanza, che per cause di forza maggiore è stata adottata a più riprese e per diverse settimane nel periodo del Covid, ha fatto passi da gigante rispetto al passato, anche grazie alle piattaforme interattive sempre più sofisticate, ma rimane sempre un passo indietro rispetto a quella tradizionale, face to face, con l’insegnante che guarda negli occhi gli allievi e si rapporta con loro anche attraverso modalità comunicative non necessariamente verbali. C’è chi ritiene però, anche tra gli addetti ai lavori, che l’apprendimento on line sia ormai in tutto e per tutto equiparabile a quello in presenza. Tra costoro figura Mario Pittoni, responsabile Dipartimento Istruzione Lega.
L’ex presidente della Commissione Cultura al Senato qualche giorno fa aveva bacchettato i tanti che hanno puntato il dito contro i corsi Indire per specializzarsi su sostegno, riservati a chi ha accumulato almeno tre anni di esperienza specifica nei cinque anni precedenti, sia in scuole statali che paritarie, o acquisito un titolo all’estero con contenzioso in corso con l’amministrazione.
A chi sottolineava l’eccessiva semplificazione di questi percorsi – organizzati senza prove pre-selettive, con durata inferire alla metà dei Tfa, ma anche senza laboratori e tirocini, oltre che erogati non più esclusivamente in presenza dalle Università accreditate, a dispetto dei più impegnativi corsi di specializzazione tradizionali per diventare docente di sostegno, i cosiddetti Tfa (in passato le note Ssis) – , Pittoni ha replicato sostenendo che questi insegnanti non vogliono rendersi “conto che si è intervenuti proprio per evitare che i sacrifici segnalati, se non necessari, debbano protrarsi all’infinito per chi verrà dopo, solo perché ci è passato lui”.
Adesso, il leghista rincara la dose, replicando punto per punto a “chi prova a denigrare i corsi Indire sul sostegno concepiti per rispondere alle esigenze di docenti da almeno tre annualità impegnati nel settore o che hanno completato un percorso estero”.
Pittoni sostiene innanzitutto che “la formazione online non è un limite”, perché “le Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione (Tic) sono ormai strumento fondamentale per l’insegnamento. Non valesse la formazione online, non potrebbe valere neanche il titolo conseguito col Tfa ordinario in epoca pandemica”.
Inoltre, l’ex parlamentare tiene a ricordare che i contenuti dei corsi di sostegno organizzati dall’Indire “sono identici a quelli del Tfa, con lo stesso carico di crediti teorici (36) previsto nel percorso tradizionale; le aree disciplinari, come Pedagogia Speciale, Psicologia dello Sviluppo e Legislazione scolastica, sono coperte nella loro interezza; i corsi includono esami di laboratorio, progettazione del Pei, didattiche inclusive e strumenti per l’osservazione educativa”.
Infine, Pittoni ribadisce che “il titolo di specializzazione conseguito tramite i corsi Indire ha lo stesso valore giuridico dei titoli ottenuti attraverso altri percorsi di specializzazione riconosciuti dal sistema educativo nazionale”.