Sicuramente tutti ci siamo imbattuti almeno per una volta in un docente che è attivo sui social proprio in quanto tale, che si riprende mentre in classe o parla di didattica. In effetti il fenomeno dei Teachtokers, i docenti content creator sui social è ormai sdoganato.
Ci sono ovviamente dei dubbi in merito: questi docenti non rischiano di compromettere la relazione insegnante-alunno rendendola meno autentica e solo volta ad ottenere like? Questo è ciò che si è chiesto, come riporta un articolo de La Stampa, Dario Alì, editor Mondadori, scrittore e formatore.
C’è chi chiede l’intervento di Valditara per regolamentare questa situazione: dal punto di vista pedagogico riprendersi mentre si fa lezione ha delle conseguenze negative? Occorre forse mettere dei limiti? Dal canto loro questi docenti social si difendono, dicendo di aver trovato un metodo innovativo per fare scuola.
A dire basta all’esposizione dei minori sui social è Iside Castagnola, avvocata esperta in tutela dei diritti di minori: “Vedere ragazzi o addirittura i bambini trasformati da alcuni docenti in strumento di produzione dei contenuti per aumentare follower nei loro account personali deve richiamare l’attenzione delle istituzioni. Dobbiamo proteggere e difendere la sacralità dell’ambiente scolastico. In Italia, filmare gli alunni in classe per diffonderli sui social media – anche se si dispone dell’autorizzazione dei genitori – non è legittimo. È lecito solo in casi eccezionali”.
“Se il consenso è libero e informato non ci sono profili di illegittimità. Dopo i 14 anni i minori, in autonomia, possono
chiedere la cancellazione di quelle immagini e video esercitando il diritto all’oblio”, commenta Agostino Ghiglia, giurista e componente del Garante della Privacy. “Il resto attiene alla legislazione scolastica e alla consapevolezza di chi dà questo consenso, un altro grande tema”.
Per Monica Cerutti, ambasciatrice di Donne 4.0 e segretaria generale di United Nations Women Italy “non è corretto demonizzare il digitale a scuola. Anzi: è proprio lì che serve una pedagogia dedicata sin da piccoli”.
La circolare del ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, emanata lo scorso giugno, che vieta l’uso del cellulare a scuola anche alla secondaria di secondo grado, in vigore dal 1° settembre 2025, ha “costretto” le varie scuole a emanare circolari e modificare i propri regolamenti, visto che molto si rimanda all’autonomia dei vari istituti.
Abbiamo cercato, in un focus, di fare un tuffo nelle varie circolari già emesse dalle scuole e in ciò che dicono gli aggiornamenti dei regolamenti d’istituto in merito al divieto di cellulare. Abbiamo scoperto molti aspetti che meritano una riflessione: ad esempio, in alcune scuole il divieto vige a ricreazione, in altri casi no; o, ancora, in alcuni istituti anche i docenti sono chiamati a dare l’esempio, mentre in altri questa questione non viene menzionata.
Per fare un esempio, all’I.I.S.S. Luigi dell’Erba di Castellana Grotte (BA), scuola in cui insegna il docente e influencer Vincenzo Schettini, è stato deciso che i cellulari dovranno essere spenti o semplicemente con suonerie disattivate. Qui è stato deciso che “l’uso di telefoni cellulari, smartphone, smartwatch con funzioni di connessione dati o comunicazione, è vietato durante l’intero orario scolastico, comprendente lezioni, pause, spostamenti, corsi di recupero, attività di sportello didattico/studio assistito, attività extracurricolari in tutte le pertinenze dell’Istituto”.
E i docenti? In questo istituto durante l’ora di lezione “i docenti sono autorizzati all’uso di tablet, notebook e altri dispositivi, della scuola o personali, solo ed esclusivamente per la compilazione del Registro Elettronico o per altre attività strettamente inerenti la didattica”. Come si adegueranno Schettini e altri docenti influencer e tiktoker che spesso fanno video mentre sono in classe? Resta da vedere.