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10.01.2026

Dopo i fatti del Venezuela, bisognerebbe parlare a scuola di storia dell’emigrazione italiana

È stata presentata da Fabio Porta, deputato del Pd, eletto in America meridionale e membro della Commissione Affari esteri e comunitari, nonché vice presidente Comitato italiani all’estero, una proposta di legge per insegnare la storia dell’emigrazione italiana nelle scuole.

Afferma l’esponente Pd: “Sarebbe il momento che l’Italia, i giovani italiani, le scuole italiane, studiassero di più, conoscessero di più la storia dell’emigrazione italiana nel mondo. La mia proposta di legge è già in commissione Cultura, speriamo che presto arrivi in aula. Il ministero dell’Istruzione e del Merito quest’anno ha già diramato una circolare che chiede l’introduzione per l’anno scolastico in corso di questo insegnamento. La legge fa diventare permanente, obbligatorio, questo insegnamento”.

E aggiunge, secondo quanto riporta AskaNews: “Credo che sia un contributo non soltanto alla storia dell’emigrazioni, quindi al riconoscimento di questa pagina di storia, ma anche a un’Italia che ancora oggi deve molto ai suoi connazionali all’estero”.

Se non ci fossero così tanti insegnamenti e così tante “educazioni” da espletare nelle nostre scuole, forse questa sarebbe una disciplina, la storia delle migrazione italiana nel mondo, da mettere in primo piano nel curriculum scolastico, anche perché si allea perfettamente con la più ampia visione storica e con la letteratura, considerato il grande valore sociale e culturale che lo spostamento di intere masse di lavoratori ha avuto nel corso degli anni, a cominciare dall’Unità d’Italia e con la grave crisi politica che si abbatté sul meridione in particolare. 

Si parla infatti di oltre 30 milioni di italiani in cerca di fortuna all’estero, accolti dagli stessi pregiudizi che vengono oggi riservati agli immigrati che raggiungono il nostro Paese, come, per esempio, viene ricordato da un fantastico libro di Laura Spinney: “1918. L’influenza spagnola. La pandemia che cambiò il mondo”, nel quale sono descritti, fra le altre cose, gli odiosi trattamenti nei confronti degli italiani immigrati negli Usa, e a New York in particolare, sicuri portatori di quella pandemia, vivendo assiepati e in promiscuità dentro stanze malsane e senza servizi, puzzando perfino e vivendo di espedienti. 

Libro da fare leggere a scuola, e non solo come documento sulla migrazione italiana, ma anche come testimonianza dei preconcetti intorno all’improvviso scoppiare di malattie contagiose e sui migranti.

In ogni caso, scrisse Pippo Fava in un editoriale su “I siciliani” qualche mese prima di essere ucciso dalla mafia a Catania, che se tutti gli emigrati tonassero in Italia, per i governi si creerebbero seri problemi, mentre si dovrebbero pure fare i conti con la enorme ricchezza, grazie alle rimesse di denaro, che hanno contribuito a fare grande e potente il nostro paese.

Una migrazione che ha visto, nell’arco circa di un secolo, sparire interi paesi, considerato che oltre 14 milioni di lavoratori partirono nel corso della cosiddetta “grande emigrazione” tra il 1876 e il 1915, a cui seguì quell’altra, subito dopo la Seconda guerra, e dopo il fallimento della Riforma Agraria,  verso appunto i paesi dell’America Latina, Venezuela e Argentina, e verso l’Australia. L’altra ondata, si estrinsecò fra le miniere di carbone del Belgio e verso le fabbriche della Germania e della Francia. 

Quali furono le regioni italiane più martoriate da questo flusso di viandanti per lavoro e su spinta della disperazione, è per lo più chiaro: quelle del Sud,  come sempre, e il Veneto che ora sbandiera, giustamente e meritoriamente, benessere e abbondanza.

Varia e enorme è infine la letteratura che sulla migrazione si è intrattenuta, sia da parte di autori stranieri che l’anno descritta e sia di italiani che se non l’hanno vissuta in prima persona, l’hanno sentita nei racconti di questi “migrantes” e sicuramente non  ci interessa citare quella sulla cosiddetta esportazione della mafia, così accuratamente trattata anche nella filmografia o nei romanzi alla De Amicis. 

Dunque ben venga una disciplina che tratti la storia dell’emigrazione nelle nostre scuole, anche perhè gli italiani, oltre a essere popolo di santi e di eroi, è pure miscuglio di etnie in giro per il mondo.    

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