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DPCM per i percorsi formativi abilitanti: è in arrivo, doveva uscire entro fine luglio 2022

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Il DPCM che deve definire le regole dei nuovi percorsi formativi abilitanti all’insegnamento previsto dalla legge 79 del 2022 con cui era stato convertito il decreto 36 sembra ormai pronto.
La legge ne prevedeva l’emanazione entro il 31 luglio dello scorso anno, ma i tempi si sono allungati di molto.

“Le centinaia di migliaia di docenti interessati – dichiara Mario Pittoni, ex senatore ora responsabile del Dipartimento Istruzione della Lega – attendono in particolare di sapere quali saranno le condizioni d’accesso. Il successo del PAS (Percorsi abilitanti speciali) 2013 basato sullo ‘scaglionamento’, invece che su numero chiuso e preselezione, ha infatti aperto la strada a soluzioni diverse rispetto al TFA (Tirocinio formativo attivo), che in questi anni ha mostrato tutti i suoi limiti”.

“L’ormai frequente migrazione in altri Paesi degli interessati – aggiunge Pittoni – si può contenere. Servono misure di incentivazione che rendano allettante per gli atenei sia l’organizzazione dei percorsi formativi abilitanti all’insegnamento su materia che la promozione di quelli che specializzano sul sostegno. Attualmente l’unico incentivo è costituito dalla retta di frequenza che gli insegnanti pagano per iscriversi al TFA, che evidentemente è insufficiente”.

“Tali corsi – spiega Pittoni – diversamente da quelli di laurea, non danno punti organico e non consentono di assumere altri docenti universitari, quindi non incrementano le risorse che arrivano dal Fondo di finanziamento ordinario del sistema universitario (FFO)”.
“Gli interventi di sostegno finanziario –
propone l’ex senatore della Lega – possono essere disposti all’interno del FFO o nell’ambito della prossima programmazione triennale di sistema 2024-2026 se si decide di destinare una quota dei fondi all’obiettivo dei corsi per la formazione degli insegnanti. L’alternativa sarebbe un ritorno all’antico, quando i percorsi abilitanti li organizzava l’amministrazione scolastica regionale (le Sovrintendenze) avvalendosi anche di docenti universitari”.

Resta peraltro difficile da risolvere la questione dei percorsi universitari per la specializzazione sul sostegno: anche il prossimo anno nelle Università del sud verranno attivati corsi per migliaia di docenti, mentre al nord le opportunità per specializzarsi saranno molte di meno.

La sperequazione è poco comprensibile anche perché le cattedre di sostegno vacanti sono concentrato soprattutto al nord.