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Prima ora - le notizie del 8 settembre

08.09.2026
Aggiornato alle 10:29

Solo l’educazione potrà salvare il mondo

A breve molti studenti torneranno a scuola, ancora offuscati dall’ostinata calura che rende difficile l’affrancamento dal limbo inoperoso delle vacanze estive.
Oggi, più che mai, sento forte il desiderio e l’obbligo morale di riflettere sulle priorità che deve avere la scuola, alla luce dei progressivi e costanti cambiamenti all’interno della attuale società.
Nei meandri dei social network, dove affiorano e proliferano tuttologi e presunti detentori della verità, i nostri giovani si muovono con la grande insicurezza dettata in gran parte dall’ignoranza, ma anche dall’umiltà di sapere di non sapere.

Il più grande e grave pericolo per i ragazzi è quello di recepire, senza i necessari filtri, le informazioni e tutti gli input pubblicitari e di tendenza che i media e i social propongono.
La conseguenza è quella di entrare nella spirale della “moda”, aggregandosi sempre più al comportamento della massa, senza elaborare un pensiero critico in grado di analizzare e valutare le proposte in modo autonomo e indipendente.

L’altro grave pericolo è quello di ritenere che a qualsiasi domanda vi sia sempre una risposta, esatta e immediata: basta un click.
La scuola deve allora riportare l’attenzione sull’analisi critica delle informazioni, valorizzando sempre di più il metodo di acquisizione piuttosto che la quantità di nozioni recepite.
Bisogna recuperare la consapevolezza identitaria e imparare a riflettere maggiormente sul proprio percorso di vita poiché l’altro grande rischio è che media e social inducano i ragazzi, e non solo loro, a vivere la vita di altre persone, che vengono elevate a miti indiscussi.

Sono sempre più frequenti le trasmissioni televisive e i Blog dove viene richiesto di votare e di schierarsi e parteggiare per l’uno o l’altro personaggio. In alcuni format televisivi veniamo invitati a prendere posizione sui più svariati quesiti, spesso esprimendoci a monosillabi: sì o no. Si chiede il consenso sotto forma di voto, di adesione, di “adozione” di un personaggio da salvare, da portare alla vittoria o per il quale decretare la fine di un percorso.

Ragazzi (e adulti) sono sempre più coinvolti nel prendere le difese o nell’accusare quei personaggi che, sempre più spesso, vengono sottoposti al giudizio (o alla gogna) mediatica. Siamo in un contesto in cui spopolano i processi mediatici, all’interno dei quali molti “spettatori” sono istintivamente indotti ad ergersi a giudici, prendendo posizione su quesiti e questioni lontanissime dal proprio quotidiano.
Vengono sottoposte a giudizio anche le performance del mondo dello spettacolo, tra concorsi canori e gare di ballo che coinvolgono sempre più lo spettatore, fino a immedesimarsi e ad essere coinvolto al punto tale da vivere inconsciamente “dentro” la vita di un’altra persona.

Occorre che la scuola riparta da questa riflessione: i giovani devono affrancarsi dalle continue proposte di modelli di riferimento e ricercare e trovare un loro percorso, vivendo ognuno la propria vita, valorizzandola come giustamente degna della maggiore attenzione possibile, svincolata da qualsiasi contesto che la possa influenzare.
Non è casuale il termine “influencer”: si tratta di figure che consapevolmente intendono porsi come scopo quello di “influenzare” il maggior numero di persone possibili, giovani e non, per conseguire uno scopo che è spesso esclusivamente commerciale, ben lontano dalla crescita valoriale dei ragazzi.

Tutto questo non può e non deve essere minimizzato, semplicemente ritenendolo un effetto collaterale del tempo in cui viviamo.
Tutti i fenomeni che alimentano e portano a una riduzione dell’autonomia decisionale e ad una latente o conclamata superficialità di giudizio devono essere combattuti, con il recupero dell’esercizio della riflessione interiore e con l’educazione al pensiero critico.
La didattica sarà valorizzata proprio se fondata su queste premesse. L’informazione (e anche la semplice nozione) potrà essere meglio assimilata se il processo di apprendimento avverrà all’interno di prerequisiti dialettici.

Anche l’orientamento scolastico dovrebbe sempre più rispondere alla domanda su chi siamo, prima ancora che al quesito su cosa vorremmo fare da grandi. Prima occorre che i giovani comprendano appieno chi sono, intimamente, in modo introspettivo e autoanalitico. Solo allora capiranno meglio quale potrà essere il loro percorso di vita lavorativa.

Interessanti e proficue potranno certamente continuare ad essere le sempre più variegate proposte di connubio scuola-lavoro, ma alcune premesse filosofiche esistenziali devono essere un fondamento imprescindibile per limitare i sempre più numerosi insuccessi scolastici. Non è sufficiente far incontrare i giovani con le realtà lavorative e presentare degli esempi virtuosi di chi è riuscito, meritatamente, ad affermarsi nel contesto lavorativo. Occorre che i giovani acquisiscano sempre maggiore consapevolezza delle loro attitudini, piuttosto che specchiarsi in quelle altrui.

Anche l’educazione all’affettività deve riscoprire il valore, mai antico e mai banale, dell’amore. Non voglio demonizzare l’informazione, giusta, corretta e indispensabile, sui metodi contraccettivi, ma la qualità di un sentimento non sta nel profilattico. Le giuste precauzioni devono essere corredate anche dalla riscoperta dei valori.
Non si può stare tranquilli solo perché i propri figli conoscono la contraccezione. Si può rimanere incinta per amore e si possono fare dei danni enormi, psicologici ed emotivi, pur utilizzando il profilattico.
Sconfiggere la piaga dei femminicidi significa anche ripartire dai valori, da quei sentimenti umani che hanno arricchito molta letteratura e che sono assolutamente trasversali, senza che alcuna confessione religiosa o gruppo politico li possa rivendicare come propri.

Mai come in questo momento, destinato ad assistere alla crescente affermazione dell’AI, occorre lavorare per salvaguardare l’intelligenza “naturale”, unico baluardo contro le fake news, ma soprattutto contro i sempre più imperanti conformismi dettati dagli influencer e da un consumismo sempre più sfrenato e sempre meno etico.

Anche la Pace si fonda sul recupero di un’identità che riscopra i valori dell’umanesimo e del conseguente rispetto per noi stessi e per gli altri, in tutte le sue coniugazioni di carità, di generosità e di tutela della vita in tutte le sue forme.
Non c’è alcuno strumento tecnologico o scoperta scientifica che possa davvero tutelarci e regalarci un mondo migliore. Se abbandoniamo l’etica e asserviamo le nostre straordinarie qualità intellettive al raggiungimento del profitto e del potere… realizzeremo solo i più sofisticati e bellicosi droni.

Solo la forza straripante dell’educazione… potrà salvare il mondo.

Giancarlo Pennati

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