Lo stop alle attività relative all’educazione sessuale a scuola non è gradito da quasi nessun docente o genitore: ben nove persone su dieci, in entrambi in casi, sono contrarie. Questo è quanto emerge, per certi versi in maniera sorprendente, da un sondaggio della Tecnica della Scuola che ha coinvolto 1.400 persone: 818 docenti, 360 genitori, 24 studenti, 21 dirigenti.
Ma quali sono le motivazioni? Alcuni dei partecipanti al sondaggio hanno scelto di lasciarci una riflessione. Ecco alcune tra le più interessanti.
“In una società come quella odierna dov’è tutto si sta anticipando è nostro dovere accompagnare sin da subito i ragazzi verso una consapevolezza che li aiuti a gestirsi in un campo così delicato”.
“Credo che la scuola debba formare i nostri ragazzi anche alla vita, non solo al povero e sterile nozionismo. L’informazione anche su questi temi è il miglior modo per prepararli ad affrontare il mondo”.
“Sarebbe assurdo togliere l’educazione all’affettività nella scuola secondaria di primo grado poiché molte famiglie non si occupano mimimamente di dare le corrette informazioni ai propri figli o per mancanza di conoscenze o per imbarazzo”.
“Scandaloso, soprattutto per quanto riguarda le medie, periodo durante il quale i ragazzi sono in piena adolescenza ed esposti in maniera incontrollata a contenuti espliciti, senza avere le conoscenze nè la consapevolezza di tutto ciò che riguarda la sfera affettiva”.
“Non si può lasciare questo tipo di educazione ai social”.
“Gli apporti educativi forniti dalle famiglie talvolta sono insufficienti, inadeguati, o addirittura produttivi di modelli disfunzionali che devono trovare un contraltare educativo pregnante, organizzato, competente”.
“Dalle scuole medie la renderei obbligatoria”.
“Se la scuola tace su questi temi, i giovani si informano altrove — spesso su internet, social o pornografia — dove trovano informazioni distorte, violente o irrealistiche. Vietare l’educazione sessuale non ‘protegge’ i ragazzi, li lascia disinformati e più esposti ai rischi. Offrirla, invece, significa educarli al rispetto, alla salute e alla responsabilità — valori che dovrebbero essere al centro della scuola pubblica”.
“Il ddl ha avuto la lungimiranza di mettere una regolamentazione a ciò che ogni individuo interpreta in maniera diversa con il nome educazione alla sessualità: è giusto che si lasci la decisione ad essa in campo educativo. Inoltre un conto è parlare di tematiche come rispetto, un altro conto è inserire cose più spinte come la fluiditá di genere, le queer theories, cose che i ragazzi scopriranno quando vorranno e al loro tempo. Si è voluta bloccare la possibilitá che chiunque possa parlare in classe senza dimostrare le proprie credenziali e motivazioni e senza che la famiglia sia informata. È una misura che protegge anche la rispettabilitá della scuola. Non è certo dando retta a chi dice che la famiglia non ha diritto di parola su queste tematiche che si porterá un buon esempio educativo agli alunni”.
“La scuola non può farsi carico di tutto. Dove sono le famiglie, i genitori? La scuola al grido dell’innovazione ha perso di vista i propri obiettivi, formarmazione, istruzione, educazione. Troppi progetti e progettini inutili che sottraggono tempo alla didattica vera. Educazione civica, educazione sessuale, educazione ambientale, educazione stradale, e chi più ne ha più ne metta. Tutte attività extra che sottraggono ore ad altre materie”.
“I genitori hanno il diritto e il dovere di parlare per primi ai propri figli di tematiche così importanti per la vita. Hanno inoltre il diritto di sapere chi, quando e in che termini presenterà ai propri figli le tematiche dell’educazione sessuale e, nel caso siano contrari, di tenerli a casa da scuola”.
“Occorre smettere di delegare tutto alla scuola. Dove sono finiti i genitori?”.
I risultati sembrano particolarmente uniformi e sia genitori che docenti sono compatti, sulla stessa linea.
In particolare, l‘85,70% dei docenti è contro il divieto di fare educazione sessuale fino alle medie; analoga percentuale quella dei genitori, che è precisamente l’86,59%. Quindi, sostanzialmente, quasi nove docenti su dieci, e quasi nove genitori su dieci credono che a scuola si debbano fare questo tipo di attività.
Altro quindi, che particolari resistenze in merito da parte dei genitori, come ci si poteva aspettare. Non c’è nemmeno chiusura sul tema da parte degli insegnanti.
Nessun dubbio da parte degli studenti: il numero di partecipanti al nostro sondaggio è minore e sicuramente non significativo (21); resta il fatto che nessuno di loro è d’accordo con la direzione che vuole intraprendere Valditara.

L’emendamento estende il divieto di poter parlare di tematiche sessuali – oltre che ai bambini della scuola dell’infanzia e della scuola primaria – anche a quelli della scuola secondaria di primo grado.
Il ddl “in materia di consenso informato in ambito scolastico” poi prevede che i genitori, alla scuola secondaria di secondo grado, siano informati sui corsi che la scuola intende realizzare anche con soggetti esterni in ambito sessuale e che diano il loro assenso scritto. La norma nasce dall’esigenza di evitare che le famiglie non siano rese partecipi di scelte educative che vanno al di là di quanto rientra nella ordinaria didattica.
Di recente il ministro Valditara ha però voluto chiarire: non è vero, ha detto, che non si può fare educazione sessuale a scuola; si potrà fare a livello di programmi, come previsto dalle Indicazioni Nazionali del Primo Ciclo e dalle nuove Linee Guida di Educazione Civica.