A due mesi dall’inizio della scuola, l’emergenza sul sostegno si fa già sentire nel Torinese: 1.918 cattedre restano scoperte, su circa 35mila totali. Il grosso riguarda la primaria, con 944 posti vuoti, seguita dalle superiori (518), dalle medie (307) e dall’infanzia (149). Alle elementari manca oggi il 44% degli insegnanti di sostegno, alle medie il 16%, all’infanzia il 12%, mentre le superiori restano più stabili con il 4,8% di posti scoperti.
Trovare insegnanti qualificati per il sostegno non è semplice: serve una specializzazione universitaria di circa un anno, condizione necessaria per partecipare ai concorsi. Un elemento chiave per la continuità didattica dei bambini con disabilità, che rischiano altrimenti di cambiare insegnante ogni settembre. Spiega Serena Morando, segretaria regionale della Flc Cgil alla Stampa: “Le cattedre verranno coperte con le immissioni in ruolo e poi chiamando i precari. Ma tutto questo non basterà a saturare i posti sul sostegno”. E aggiunge: “Se alle superiori tanti docenti si specializzano sul sostegno per avere più possibilità di lavorare, alla primaria invece è più semplice trovare posto per le cattedre comuni. Quindi le persone sono meno incentivate a investire tempo e soldi per specializzarsi sul sostegno”.
Simona Sacchero, referente provinciale Cisl, sempre alla Stampa, evidenzia anche un altro problema: “C’è un evidente squilibrio: da un lato rimangono disponibili centinaia di posti nel primo ciclo, dall’altro non vi è un bacino di aspiranti sufficiente a coprirli stabilmente”. Una criticità, avverte, “che rischia di accentuarsi nei prossimi anni, anche in considerazione del progressivo ricambio generazionale dovuto ai pensionamenti”. Per Federica Tirante, segretaria provinciale Snals, serve “programmare con maggiore attenzione il fabbisogno formativo universitario, aumentando la capacità dei corsi di Laurea in Scienze della Formazione Primaria abilitanti per infanzia e primaria”.
Agostino Colotti, segretario Uil, propone di “eliminare la distinzione tra organico di diritto e di fatto, in modo che ci sia continuità vera per tutti, compresi i docenti”. Giulia Bertelli, della Cub, chiede invece di rivedere il sistema di calcolo delle cattedre: “A oggi avviene per un mero calcolo matematico: meno bambini, meno docenti. Se i numeri per alunni per classe non vengono diminuiti, anche al di sotto dei 20 studenti per classe, questo sistema tenderà sempre di più a creare macromostri scolastici accorpati”.