Il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, torna a parlare del ruolo della scuola nella costruzione dell’identità nazionale e nel processo di integrazione, rivendicando una linea che definisce lontana dal politicamente corretto e centrata sulla trasmissione di tradizioni, valori costituzionali e senso di comunità.
In un’intervista al Quotidiano La Nazione, il ministro ribadisce che la scuola deve tornare a essere un luogo di trasmissione culturale esplicita: “Mi piacciono i fatti concreti, non le chiacchiere. Abbiamo bisogno di buon senso ed equilibrio, la politica deve dare risposte serie ai problemi del Paese”. Rivendica di aver riformato i programmi per rimettere al centro la storia occidentale, i monumenti e le tradizioni dei territori, insieme a musica classica ed epica greca e latina. Sull’integrazione respinge un approccio ideologico: “Detesto la demagogia, le sparate, le promesse impossibili da mantenere”, dice, indicando come prioritario l’insegnamento dei valori costituzionali, dall’uguaglianza tra uomo e donna alla laicità dello Stato.
Interrogato sul fenomeno delle baby gang nelle periferie del Nord e del Centro, Valditara insiste sul ruolo di contenimento della scuola, ma chiarisce che da sola non basta: “Spesso i genitori dei “maranza” sono assenti. Il percorso educativo non può riguardare soltanto la scuola. Deve coinvolgere anche la famiglia”. Cita come strumento operativo il programma Agenda Nord, che affianca Agenda Sud nella lotta alla dispersione scolastica allungando il tempo scuola e coinvolgendo le aree a rischio in attività sportive, teatrali e musicali, oltre ai genitori nel percorso educativo dei figli. Racconta anche di essersi confrontato con madri egiziane e tunisine che gli hanno chiesto di far conoscere ai propri figli le tradizioni italiane per favorirne l’integrazione.
Sul tema del velo integrale in aula il ministro è netto: “Non possiamo accettare che nelle classi vi siano ragazze senza volto”, definendolo un problema di rispetto verso le donne più che una questione religiosa. Traccia poi un confine tra confronto e propaganda sui temi internazionali: “La propaganda deve rimanere fuori dalle scuole. Chi appartiene a organizzazioni che la Ue ha qualificato come terroristiche non può parlare in una scuola”. Alla domanda su cosa accada quando le circolari ministeriali vengono violate, risponde: “Le stiamo facendo rispettare concretamente e, nei casi più gravi, anche con i necessari provvedimenti disciplinari”.