Su Erasmus+ l’Italia “occupa la quarta posizione per studenti in uscita“, e allo stesso tempo “è seconda per l’accoglienza” di chi arriva dall’estero. Nel complesso, si tratta di una “performance ottima“, che fa del nostro Paese uno dei più attenti alla mobilità internazionale. A dirlo è il Rapporto Erasmus+ 2024, realizzato da INDIRE, che dà conto dei risultati del programma.
Per le università, come ricordato da La Tecnica della Scuola in un precedente approfondimento, lo scorso anno sono stati oltre 36mila gli studenti che hanno partecipato al programma per motivi di studio o di tirocinio, su circa 76mila partecipanti totali. Ma da dove sono partiti? Gli ultimi dati dicono che in cima alla classifica europea c’è l’università di Bologna, la più antica alma mater del mondo, con circa 4.500 partenze. Segue Padova, con 2.600 mobilità.
Medaglia di bronzo per l’Universidad de Granada, in Spagna, da cui sono usciti circa 2.500 ragazzi. Fuori dal podio l’Univerzita Karlova, nella Repubblica Ceca, con poco più di duemila mobilità, e l’Universitad de Valencia – sempre in Spagna – che ha visto 1.955 dei suoi ragazzi partecipare al programma internazionale.
Ma l’Italia è ai vertici anche sugli studenti in entrata: in cima alla classifica c’è sempre Bologna, con poco più di tremila ragazzi in arrivo, seguita da tre atenei spagnoli, Lisbona (circa 2.700), Valencia (2.500) e Granada (2.300). Il quinto posto tocca sempre all’Italia con l’Università La Sapienza di Roma, che ha attratto poco più di 2.100 studenti.
Come spiegato da la Tecnica della Scuola in precedenti approfondimenti, Erasmus+ non riguarda soltanto le università, ma interessa anche gli studenti delle scuole e gli insegnanti, che hanno la possibilità di fare esperienze all’estero. Nonché di formarsi via web, attraverso il contatto con i colleghi di tutto il mondo, tramite la piattaforma e-twinning. Il core business del programma, tuttavia, riguarda certamente le università.
Anche per quanto riguarda le università, Erasmus+ corre sul doppio binario studenti-docenti. Il programma infatti “sostiene lo sviluppo professionale del personale accademico”, attraverso varie iniziative, dai classici “incarichi di docenza all’estero” a diverse tipologie di formazione, come “workshop, attività di affiancamento o training“.
Tra il 2021 e il 2022, “agli oltre 82mila studenti partiti, si aggiungono 7.796 borse di mobilità per insegnamento o formazione all’estero”. In termini percentuali, le attività in uscita “hanno registrato un incremento complessivo del 41,3% nel 2022, ma si segnala la crescita decisamente significativa delle mobilità per formazione (71,5%)”.
E i docenti in arrivo? Anche in questo caso, come per la mobilità in entrata per gli studenti, “il nostro Paese si conferma di grande attrazione per il personale accademico europeo, con 15.653 presenze”. Un dato che posiziona l’Italia “al secondo posto tra le destinazioni dopo la Spagna”, a riprova dell’interesse suscitato dal programma.
Ultima, ma non meno importante, l’educazione per gli adulti (Eda), che a loro volta possono beneficiare molto delle esperienze all’estero. Come ha ricordato il capo unità INDIRE Lorenza Venturi, il 2024 ha segnato di fatto “l’anno di maturità del settore Eda”, anche per quel che riguarda la mobilità, “sia dello staff che dei discenti”.
Dopo un difficile avvio nel 2021, infatti, “i numeri mostrano una crescita costante e importante: 1.474 mobilità nel 2021, 2.431 nel 2022, 4.197 nel 2023 e 5.767 nel 2024, a comprendere discenti, staff ed esperti invitati“. Il totale complessivo di questi primi quattro anni, calcola Venturi, “ammonta a 13.869 unità, già una significativa massa critica nel settore”.
La dirigente fa notare che “tra i discenti, la percentuale di persone con minori opportunità è del 70%, cosicché Erasmus+ diventa sempre più volano di empowerment anche per i fragili“. Tra questi ci sono evidentemente “migranti e donne che hanno perso il lavoro”, ma anche “cittadini senior e persone con basse competenze e qualifiche“.