Breaking News
Aggiornato il 14.07.2025
alle 23:09

Esame di Stato: tanti lettori ci scrivono, i pareri sono contrastanti ma ci sono anche proposte da considerare

Sono tante le lettere dei nostri lettori sulla vicenda della “scena muta” all’orale dell’esame di Stato.
Diversi e diversificati i commenti, spesso contrastanti.

Due docenti, Alessandra Petrucci e Alessia Guccini, osservano che forse bisognerebbe partire da una domanda centrale: “Dov’è la maturità se uno studente sceglie deliberatamente, e comodamente, di fare scena muta lì dove dovrebbe dare prova di aver tratto un insegnamento ‘superiore’ dal percorso che si appresta a concludere?”
E’ vero – sottolineano le due insegnanti – che la miglior pedagogia del secolo scorso, da Montessori a Don Milani, ci hanno spiegato che i ragazzi vanno accolti e compresi ma questo significa che “il docente accoglie e abbraccia durante il percorso, ma alla meta ci arriva lo studente ed è a lui che tocca superare quel traguardo verso un nuovo inizio”.

“Pertanto – concludono – la bocciatura ad un esame di maturità, cui lo studente scelga deliberatamente di fare scena muta per protesta, potrebbe essere una soluzione necessaria, perché quello studente potrebbe non essere sufficientemente maturo, giacché maturità significa anche saper mediare, saper conciliare istanze contrapposte e, in questo caso, saper trovare dei compromessi tra la scuola ideale e la scuola reale”.

Uno studente diplomatosi di recente racconta la sua esperienza; dopo aver iniziato il suo percorso in un liceo classico pugliese aveva deciso di passare in un altro istituto e grazie a questa scelta la sua vita di studente è cambiata.

“In questa nuova scuola, sono stato incoraggiato a pensare con la mia testa, a sentire con il mio cuore, a credere che la cura – per gli altri, ma anche per sé stessi – possa essere un gesto rivoluzionario. E soprattutto sono stato spronato a parlare, a comunicare, a raccontarmi. L’Esame di Stato non è stato per me un ostacolo, ma un’occasione: per dire chi sono, per fare sintesi di ciò che ho appreso, per offrire la mia testimonianza”.
“E così – conclude – a differenza di chi ha scelto il silenzio, io ho scelto la voce. Una voce consapevole, che non si limita a ripetere la lezione, ma che vuole costruire senso, legare ciò che si studia alla vita vera”.

Giovanni Panunzio, docente di religione scrive per esprimere il proprio apprezzamento nei confronti degli studenti “contestatori”: “Il rifiuto di alcuni studenti di sostenere la prova orale all’esame di Stato, avendo già raggiunto o superato la sufficienza, è una forma di protesta originale, giusta e al momento giusto (di visibilità), oltre che opportuna e coraggiosa: perché hanno rinunciato a un voto migliore che in futuro poteva essere utile. Insieme alla critica ai soliti freddi numeri, l’opposizione al colloquio/interrogazione evidenzia un nervo scoperto dell’istruzione; o meglio il tallone d’Achille del sistema dei crediti, che nessuno soppesa: come vorrebbero proprio i maturandi”.

E c’è anche chi segnala iniziative interessanti, come alcuni docenti dell’Istituto Einaudi di Foggia, che parlano della loro esperienza di “esame di Stato… capovolto”.

Nell’ambito del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza una delle attività proposte dall’Istituto Einaudi di Foggia e realizzate dalla profesoressa Emilia Formica nel corrente anno scolastico ha riguardato la preparazione di piccoli gruppi di studenti ad affrontare l’imminente Esame di Stato.

Nei giorni precedenti l’esame di Stato gli studenti, guidati da alcuni docenti, hanno simulato di essere i membri del gruppo di lavoro del Ministro dell’Istruzione incaricati di redigere la prova di Italiano dell’Esame di Stato.
I ragazzi si sono messi al lavoro e nelle 15 ore dedicate all’esperimento hanno prodotto un testo di prova con le proposte di svolgimento, le richieste particolari di riflessione critica e gli argomenti originali di letteratura, filosofia, storia, attualità, cronaca.

A dimostrazione che una possibile strada da percorrere per superare le contraddizioni delle regole dell’esame è forse proprio quella di coinvolgere più direttamente docenti e studenti, in modo da renderli protagonisti e non semplici “esecutori” di regole più o meno calate dall’alto.

Non sei ancora un utente TS+?

Registrati gratuitamente in pochi passi per ricevere notifiche personalizzate e newsletter dedicate

I nostri Corsi