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Esperienze di didattica a distanza: molte le criticità segnalate dai nostri lettori

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Da quando è scoppiata l’emergenza Coronavirus ed è stata sospesa la didattica in presenza, le scuole, non con poche difficoltà, si sono dovute attrezzare per avviare, così come richiesto dalla normativa, le attività di didattica a distanza.

Dopo un avvio un po’ incerto, in molte scuole ormai si lavora a pieno regime, mentre altre stanno purtroppo ancora andando a rilento.

Si tratta sicuramente di una modalità nuova, alla quale nessuno era abituato, da alcuni anche osteggiata; una modalità che presenta molte problematiche, ma che offre anche degli spunti interessanti sui quali riflettere.

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Ovviamente, per le scuole e le famiglie, questo è un tema caldo, che non manca di sollevare critiche e osservazioni. Lo si evince dalle decine e decine di lettere che riceviamo quotidianamente (i lettori ci scrivono), da parte di docenti, dirigenti scolastici, ma anche genitori e studenti.

Tra le tante testimonianze, ne riportiamo alcune, che evidenziano alcune criticità.

Innanzitutto problemi di natura informatica

Il primo scoglio che ci si è trovati ad affrontare è la scarsa digitalizzazione del nostro Paese.

Non bisogna infatti dimenticare – come ci scrive un lettore – i problemi “dei tanti studenti “disconnessi” per forza, delle tante famiglie dove il tablet governativo arriverà ma magari tra mesi o senza connessione alla Rete. Perché se l’Istat ci ricorda che un terzo delle famiglie la Rete la vede con binocolo non si può pensare di mettere voti agli altri, i fortunati del cellulare bollente per l’uso magari assurdamente prolungato perché altrimenti i “genitori s’incavolano perché ora la DaD è obbligatoria”.

Non mancano i problemi organizzativi

“Un tempo di raccoglimento nella famiglia – si legge in un’altra lettera è diventato stressante per la paura di non essere al passo con i ritmi incalzanti dei docenti che devono continuare a produrre materiale da valutare. Molte famiglie poi hanno più figli che devono collegarsi e tra l’accavalamento, lo smart-working del genitore fortunato che può continuare a lavorare da casa, spesso non si hanno pc e GB a sufficienza. Ogni giorno bisogna scegliere chi deve essere penalizzato. Qualcuno ha difficoltà economiche perché non può lavorare. Tutto il peso è sulla famiglia che psicologicamente provata ed impreparata a questo inferno. Per concludere a chi dobbiamo appellarci e quale normativa consultare?”.

C’è poi una questione di privacy

Non sono certo mancate le lettere di docenti indignati perché durante le lezioni on-line i genitori “spiano”: “tra gli insegnanti e gli studenti si frappongono nel bel mezzo i genitori che tentano di dettare orari delle videolezioni più consoni ai propri figli e cercano di fare opera di spionaggio mettendo il naso nel rapporto tra docenti ed alunni. In siffatto modo si creano vere e proprie situazioni di invadenza di campo che la scuola non dovrebbe affatto permettere. Né tantomeno entrare nel merito della valutazione che spetta unicamente ai docenti. Insomma al tempo del Covid 19 sono effettivamente saltati tutti i parametri della deontologia professionale propria dei docenti e della azione del “ficcanasare” dei genitori sulle faccende scolastiche”.

C’è chi addirittura segnala l’utilizzo improprio dei mezzi tecnologici per disturbare la lezione: “Accade che alcuni studenti non appartenenti alla classe in videolezione in quel momento si intromettano (con la complicità degli alunni della classe collegata) attraverso l’invio del codice. Quindi si verificano situazioni paradossali di intrusioni di altri studenti che non appartengono a quella determinata classe che sta svolgendo in quel momento la videolezione. Si tratta, per la verità, di forme di cyberbullismo nei riguardi del docente che sta effettuando la videolezione”.

La DaD non si può definire “didattica”

Perchési chiede un lettore rivolgendosi alla Ministra dopo l’approvazione del D.L. 22/2020ci si ostina a definire didattica (nel caso specifico a distanza) l’attività svolta dai docenti che non è, ahinoi, destinata a tutti gli studenti italiani? Perché ci si ostina a definire didattica una prassi improvvisata che non riesce a portare avanti i programmi, seppur in versione ridotta? Perché ci si ostina a definire didattica una pratica non sperimentata prima in larga scala che non è capace di formulare e assegnare delle valutazioni oggettive e sensate agli studenti? Perché si continua imperterriti a considerare didattica un’azione che è semmai di sostegno e di supporto alla conoscenza e all’arricchimento culturale dei discenti che possono ricevere solo delle rassicurazioni, dei consigli e delle indicazioni di natura pedagogica dai loro professori? Perché non si è compreso, fin dal primo momento, in un attimo, dopo mezz’ora, un’ora al massimo, e non elucubrando h24 che la didattica a distanza disorganizzata e accomodata, come quella che si poteva mettere in piedi in questa fase di emergenza, non è percorribile seriamente né, oltretutto, opportuna e perequativa?”. 

La DaD non può essere obbligatoria

Non sono mancate soprattutto le critiche al Decreto Scuola dell’8 aprile: “La cosiddetta “didattica a distanza” non ha nessun fondamento giuridico nell’ordinamento dello Stato italiano. A maggior ragione, non esiste alcun obbligo per i docenti e per gli alunni di effettuare attività di “didattica a distanza”. Solo recentemente, nella bozza di decreto legge emanato dal Consiglio dei ministri il 6 aprile, all’articolo 2 comma 3 si trova scritto: “In corrispondenza della sospensione delle attività didattiche in presenza a seguito dell’emergenza epidemiologica, il personale docente assicura comunque le prestazioni didattiche nelle modalità a distanza”. Incredibilmente, non c’è scritto altro. La frase è assolutamente generica (ci si può riferire ad un sistema di videoconferenze per sei ore al giorno come ad una telefonata al rappresentante di classe una volta al mese) e soprattutto non fornisce garanzie a docenti, dirigenti, alunni e genitori. Perché anche di garanzie e non solo di obblighi c’è bisogno, quando si fa una legge”.

Aspetti psicologici e sociali

Come conservare il senso di appartenenza, la partecipazione, l’empatia, il coinvolgimento, l’amicizia, le interazioni che caratterizzano la vita scolastica?” se lo chiede un nostro lettore, che prova a dare anche alcuni consigli pratici: “Ritengo che l’incisività della didattica a distanza sarebbe potenziata se fosse valorizzata la funzione di coordinamento e di progettazione educativa del Consiglio di Classe. Sarebbero individuate le competenze cui far convergere gli insegnamenti e sarebbero ipotizzati percorsi, non strettamente legati alle materie d’insegnamento, per promuovere e sollecitare le capacità degli studenti.”

Difficoltà oggettive per le materie “pratiche”

Chi insegna musica, ed ha come strumento un violoncello, – scrive un docente del Sudcome può attraverso una video-lezione far sì che lo studente applichi l’uso dell’oggetto secondo la corretta gestione di mani, postura del corpo, ecc…: facile per chi insegna materie prettamente teoriche, difficile per chi insegna materie laboratoriali i cui strumenti necessitano di una plastica operatività con interventi immediati sullo (e con lo) studente e sullo strumento didattico che si usa (ciò non toglie che per le discipline teoriche comunque il lavoro è massacrante, tra informazioni,  relazioni, spiegazioni on line, test, valutazioni degli elaborati, e il tanto troppo tempo di impiego che ciò richiede e che supera le famose 18 ore del pensare costume comune ecc.)”. 

C’è anche una questione economica

Chi pagasi chiede un docentel’accesso alla navigazione in internet, sia attraverso cellulari, tablet o pc? Chi riconosce economicamente e soprattutto nella dignità professionale il lavoro che non si chiude nel cerchio delle 18 ore (benché mai sono state di fatto 18, perché il lavoro pomeridiano da sempre non riconosciuto sovrabbonda di tempo non misurabile: preparazione delle lezioni, valutazione degli elaborati, rimodulazione e arricchimento personale delle tematiche da affrontare il giorno dopo in classe, l’aggiornamento dei programmi che si accompagnano di competenze laboratoriali)?”.

Considerato che a casa i docenti si trovano a dover stampare diverso materiale, un altro lettore si chiedeperché, con la carta docente, si può acquistare lo scanner e non la stampante, con relative cartucce? Considerando anche che ormai vi sono stampanti multifunzione con scanner di buona risoluzione. Altro quesito: perché, ancora con la stessa carta, si può acquistare un tablet da sette pollici, anche “dual sim”, utilizzabile tranquillamente come telefono, e non uno smartphone da sette pollici che sovrasterebbe enormemente un tablet, in termini di velocità, versatilità, risoluzione?”.

Ci scrive anche un altro docente, rivolgendosi alla Ministra: “se rende obbligatoria la DAD, mi sembra anche giusto che Lei come Ministro renda obbligatorio fornire anche i mezzi a tutti gli insegnanti ed alunni e fornire una formazione adeguata, per fare sì che la spesa non gravi ulteriormente sulle tasche degli stessi”.

L’appello dei precari

Non sono mancate le lettere dei supplenti che in questo periodo si sono trovati a gestire, al posto dei docenti titolari, le classi con la DaD: “Lavoro nello stesso istituto superiore di secondo grado da 4 anni,scrive una docente precaria rivolgendosi al Presidente Mattarellasono stimata tra i miei colleghi, tanto che in questi giorni sono stata un punto di riferimento per l’uso delle piattaforme per la didattica a distanza, ma io non sono l’animatore digitale della scuola, io sono una precaria. Dalla sera stessa del blocco delle attività didattiche ero in contatto con i MIEI ragazzi (per rassicurarli spaventati dalla situazione: “Profe, ma allora è grave, la scuola non ha mai chiuso per una normale influenza…”) e che nei giorni immediatamente successivi, li ha guidati h24 nella fruizione della didattica a distanza togliendo tempo a mio figlio. Le scrivo queste righe per chiederLe di ascoltare il latrato di dolore dei 60000 docenti precari che si vedono sprofondare la terra sotto i piedi all’idea di dover affrontare un concorso umiliante come quello che sta per essere bandito. 80 domande in 80 minuti, non faccio questo tipo di test nemmeno ai miei alunni perché reputo che siano lesivi della loro espressività e del loro pensiero creativo (che tante volte ci avete fatto studiare). Io dimostro di meritare un contratto fisso da 4 anni con il mio lavoro di tutti i giorni”.

Le difficoltà per gli alunni disabili

È innegabile che i soggetti “deboli” siano quelli più fortemente penalizzati da questa situazione.

Gli alunni con disabilità e le loro famiglie risentono particolarmente di questo isolamento forzato: “Poche coraggiose iniziative per venire incontro alle necessità specifiche, in questo particolare e grave periodo storico, di alunni affetti da disabilità fisiche o psichiche ed attenuare l’isolamento di cui soffrono a causa dell’assenza forzata dall’ambiente scolastico che, indubbiamente, comporta una rilevante interruzione o perdita, dal punto di vista psicologico, di rapporti interpersonali indispensabili per accrescere la stessa voglia di vivere”, leggiamo in una lettera.

Le preoccupazioni dei genitori

Non sono mancate infine, in quest’ultimo mese, anche le lettere di genitori preoccupati per il tempo trascorso dai ragazzi al PC.

I ragazziscrive un genitoredevono essere collegati tutti i giorni dalle 8,30 ininterrottamente sulla piattaforma classroom, con diverse lezioni in successione con preavviso anche soltanto il giorno prima o lo stesso, il carico dei compiti è elevato, si fanno verifiche a tempo, interrogazioni ed appelli (è stato più volte detto che chi non si collega riceve un 4), spesso non è chiaro se è una esercitazione o un “compito in classe” con relativa valutazione. […] I ragazzi sono poi impegnati il resto della giornata ad eseguire compiti. Sono ormai settimane che non escono di casa, hanno stravolto le loro abitudini, la casa è ormai una prigione (altro che guerra vissuta comodamente sul divano !!). La scuola è diventata pervasiva è entrata nelle nostre case senza alcun rispetto della privacy e del dolore familiare per i cari persi o che non si possono andare a trovare e che sono soli come i nonni anziani”.

Una mamma si è invece detta preoccupata perché rientrerà la docente titolare al posto di una brava supplente e continuerà con la DaD senza conoscere i bambini: “In questo momento così difficile, in cui la DAD è possibile se si conoscono i bambini e si conosce il percorso che hanno fatto, perché permettere a questa maestra di rientrare così in una classe per concludere l’anno? Chi pensa alla confusione e disagio che questo creerà ai bambini? Il sistema lo consente ma stiamo parlando di bambini, non di oggetti. Questo sistema non considera la loro fragilità e sensibilità. Un sistema sbagliato. Chi può fermare tutto questo?”.

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