Il caso della famiglia che vive nel bosco in Abruzzo, con tre figli che vivono in una casa senza elettricità, acqua o servizi igienici senza andare in una scuola pubblica sta avendo forti conseguenze. La Lega si starebbe muovendo per introdurre una proposta di legge sull’istruzione parentale.
Ecco cosa ha annunciato il deputato della Lega Rossano Sasso, durante il Question Time al ministro della Giustizia di oggi, 26 novembre: “La prima domanda che ciascuno di noi si dovrebbe porre è qual è l’interesse più importante, il bene dei bambini o un provvedimento drastico che sottrae tre creature dall’amore della mamma e del papà? La seconda domanda è: ma nel nostro Paese esiste ancora la libertà di scelta educativa, tutelata dall’articolo 30 della Costituzione? La legge crede fortemente nel primato educativo della famiglia, anche quando decide di vivere in un bosco e di far crescere i propri figli a contatto con la natura, lontano dallo smog, dai social, forse hanno la colpa di essere diversi o di essere felici?”.
“Ma ci rendiamo conto dei danni psicologici cagionati a questi tre bambini tolti ai genitori? Gli tolgono i figli perché si procurano l’energia con i pannelli fotovoltaici o perché per riscaldarsi non usano il gas ma stufe a legna? Ma non eravamo obbligati tutti ad essere più green? E la sinistra ecologista che dice? O la colpa della famiglia del bosco è quella di aver utilizzato un metodo alternativo di istruzione? In Italia ci sono circa 16.000 famiglie che ricorrono all’istruzione parentale, che facciamo, togliamo i bambini anche a loro? Il nostro ordinamento difende questa scelta di libertà prevista dal nostro ordinamento e a breve presenteremo una nuova proposta di legge in tal senso. Infine un appello alla magistratura: esistono dei luoghi luridi, sporchi, non belli come i boschi, in cui centinaia e centinaia di bambini crescono tra topi e rifiuti, vengono picchiati se non portano denaro ai genitori tra furti o elemosina, quei luoghi sono i campi rom. Lì però raramente i giudici intervengono. Altrimenti a sinistra qualcuno potrebbe lamentarsi. Togliere i bambini a chi li educa a rubare, restituire i figli a chi li educa ad amare”, ha concluso.
Il ministro della Giustizia Carlo Nordio, al Question Time, ha dichiarato, come riporta Ansa: “Situazione che va considerata con estrema attenzione, bilanciando gli interessi degli uni e degli altri ed è chiaro che laddove dovessero emergere profili di rilievo disciplinare eserciterei i poteri che mi sono stati conferiti dalla legge. Ho provveduto ad approfondire subito la vicenda tramite l’ispettorato chiedendo l’invio integrale di tutti gli atti che non sono ancora pervenuti”.
Secondo un’indagine svolta da Laif (L’Associazione Istruzione in Famiglia) la percentuale di coloro che in Italia dichiarano (rispetto al campione individuato da Laif) di aver scelto l’unschooling piuttosto che forme più tradizionali o miste di apprendimento, per esempio l’istruzione parentale, è del 17% circa; inoltre, l’indagine rileva i comportamenti paralleli legati alla scelta genitoriale di avvalersi di un metodo destrutturato come l’unschooling, per esempio coinvolgendo i figli in attività all’aperto, viaggiando, interagendo con il territorio, quasi sempre in contesti non urbani.
Va ricordato che in Italia l’istruzione parentale prevede l’obbligo di sottoporre i minori a un esame di idoneità alla fine di ogni anno scolastico presso una scuola statale o paritaria, dando così la possibilità allo Stato di accertare il rispetto dell’obbligo formativo previsto dalla legge.
La scuola che riceve la domanda di istruzione parentale è tenuta a vigilare sull’adempimento dell’obbligo scolastico dell’alunno. A controllare non è competente soltanto il dirigente della scuola, ma anche il sindaco.