Un attore di film per adulti, noto con il nome d’arte Max Felicitas, aveva partecipato a maggio dello scorso anno a un incontro sul bullismo con gli studenti di un istituto sull’isola d’Elba. L’iniziativa, sostenuta dai vertici della scuola, scatenò diverse polemiche. Una professoressa dell’istituto, che si era opposta all’invito, venne poi sanzionata dalla dirigenza; il Tribunale di Livorno le ha ora dato ragione, annullando il provvedimento e condannando la scuola al pagamento di circa 4mila euro di spese legali.
Come riporta il Corriere, molti insegnanti e genitori avevano appreso della presenza dell’attore solo a cose fatte, scoprendola dai selfie pubblicati sui social dagli studenti. La professoressa, che nei giorni precedenti aveva inviato mail di protesta alla direzione, riteneva inopportuno affrontare il tema del bullismo insieme a chi è conosciuto come l’erede di Rocco Siffredi. In una delle mail scriveva: “Alla faccia del bullismo. Non si possono banalizzare temi del genere a fini commerciali quando ci sono vittime giovani di cyberbullismo e una cultura sessista da combattere. Io domani mi rifiuto di prestare sorveglianza, accettando le conseguenze disciplinari”.
L’istituto aveva avviato un procedimento disciplinare nei confronti dell’insegnante, sanzionandola a settembre. Il suo comportamento era stato giudicato “lesivo della dignità del ruolo dirigenziale” e “del rispetto tra le parti e dell’equilibrio necessario allo svolgimento del servizio scolastico”. Dagli atti del procedimento è emerso però che la docente, nonostante le proteste via mail, aveva comunque svolto il servizio di sorveglianza richiesto durante l’incontro.
Il giudice della sezione Lavoro del Tribunale di Livorno ha dato pienamente ragione alla docente, definendo la sua mail “di per sé non censurabile, cui non ha fatto seguito alcun comportamento contrario ai doveri d’ufficio”. Nella sentenza si legge inoltre: “Del tutto legittimi e certamente non lesivi dell’immagine dell’istituto scolastico appaiono i dubbi e le riserve espressi dalla docente ai propri colleghi e alla dirigenza, circa l’iniziativa caldeggiata dagli studenti e, ancor prima, circa le modalità di acquisizione del parere del consiglio di istituto”. Per il giudice, dunque, i dubbi della professoressa erano legittimi.