Il dibattito sulla legge relativa al consenso informato nelle scuole continua a generare accese polemiche tra commentatori e opinione pubblica. Tra i timori di passi indietro sui diritti civili e le critiche riguardanti la gestione dell’educazione affettiva, il Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, è intervenuto per fare chiarezza, con un’intervista a Esperia, sulla portata del provvedimento. L’obiettivo dichiarato è distinguere nettamente tra ciò che appartiene al curriculum ministeriale obbligatorio e ciò che, invece, richiede il coinvolgimento delle famiglie, smentendo le interpretazioni che vedrebbero un indebolimento del contrasto alla violenza di genere tra i banchi.
Il Ministro respinge con fermezza le accuse di chi ipotizza un rafforzamento dei “ghetti familiari” o una deresponsabilizzazione rispetto alle violenze subite dalle donne. Valditara precisa che la legge fa esplicita riserva di quanto contenuto nelle nuove linee guida sull’educazione civica e nei programmi nazionali. “In questi documenti sono contenuti l’educazione al rispetto, alle relazioni sane e all’empatia come obiettivi obbligatori di apprendimento”, spiega il titolare del Dicastero. Secondo Valditara, non esistono margini di discrezionalità su questi punti: “I nostri ragazzi dovranno necessariamente, a prescindere da qualsiasi consenso informato o non informato dei genitori, imparare a contrastare e stigmatizzare la violenza di genere”. L’approccio ministeriale mira dunque a rendere strutturale l’insegnamento del rispetto verso l’altro, a prescindere dalle scelte sessuali di ciascuno.
Un punto centrale del chiarimento riguarda l’ambito di applicazione del consenso informato. Il Ministro specifica che tutto ciò che concerne l’educazione alla sessualità in senso biologico resta obbligatorio: la conoscenza del corpo umano, il concepimento, la riproduzione e la prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili non sono soggetti al nulla osta preventivo dei genitori. “L’oggetto del consenso informato riguarda essenzialmente le cosiddette teorie gender”, chiarisce Valditara, definendole come approcci che mirano alla decostruzione dell’identità binaria a favore di una pluralità indefinita di generi. Il Ministro ribadisce la volontà di evitare “confusione sulla propria identità” nei bambini più piccoli, lasciando alle famiglie la decisione per i ragazzi più grandi, che potranno affrontare tali tematiche con “esperti e scienziati, non con propagandisti”.
Per supportare l’efficacia di questo piano, il Ministero punta sulla formazione e sul coinvolgimento attivo della comunità scolastica. I dati presentati indicano una risposta massiccia: “L’86,7% delle scuole ha risposto positivamente sull’avvio di percorsi di contrasto alla violenza”, con una larghissima maggioranza di percorsi inseriti direttamente nel piano curricolare. Cruciale sarà il ruolo di Indire per la formazione dei docenti, affinché sappiano valorizzare queste tematiche all’interno delle scuole,. Valditara conclude evidenziando il ruolo del peer tutoring: gli studenti non saranno solo spettatori, ma protagonisti attivi delle lezioni, per affermare finalmente “rispetto, relazioni sane ed empatia” come pilastri fondamentali dell’istruzione italiana.