Home Attualità Fedeli non ha laurea? L’errore è stato non dirlo

Fedeli non ha laurea? L’errore è stato non dirlo

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“Sulla laurea mancante del nuovo ministro Fedeli è stata gestita male la partita”.

A dirlo è stato il nostro direttore, Alessandro Giuliani, nel corso della rubrica settimanale “L’angolo del direttore”, andata in onda il 19 dicembre su Radio Cusano Campus, incentrata sulle polemiche che hanno seguito l’accertata mancata acquisizione del titolo di laurea da parte della ministro, dopo però che nel cv del neo-eletto a capo del Miur era scritto il contrario.

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“Oggi con i social e Facebook, un refuso sul curriculum vitae può diventare un problema. Quello che non si comprende è perché non è stata subito detta la verità. In altri Paesi,come gli Stati Uniti, una storia professionale del genere sarebbe stata valorizzata: perché chi viene dal basso, le persone umili e senza titoli, magari che hanno iniziato come artigiani oppure come operai nelle industrie, e fanno la cosiddetta scalata verso posizioni sociali di rilievo, vengono considerate persone serie e affidabili. Perchè si sono fatte da sé. Ora, perché dovremmo pensare il contrario con il ministro Fedeli? Almeno aspettiamo qualche mese di operato, prima di giudicarlo”.

“Non la pensano sicuramente così le associazioni cattoliche – ha detto poi il direttore – visto che Fedeli è il primo firmatario di una legge sulla parità di genere. È curioso che a scagliarsi contro Fedeli si siano mossi anche dei partiti d’opposizione, come il Movimento 5 Stelle, che invece non dovrebbero essere sentirsi minacciati dalla cosiddetta teoria gender”.

“A dire il vero, il percorso di gestione del Miur – ha continuato Giuliani – era già tortuoso, perché Fedeli doveva ricucire dove ha sbagliato Giannini. Che ha pagato il grosso malcontento dell’opinione pubblica e dei lavoratori della scuola contro la Legge 107/15. Che ha portato sicuramente qualche milione di no al referendum costituzionale”.

Perché non sono state scelte Francesca Puglisi o Simona Malpezzi al posto di Valeria Fedeli? “Semplicemente – ha risposto il direttore – perché sono molto vicine all’ex premier Matteo Renzi e avrebbero rappresentato una continuazione dell’opera di Giannini. Invece, serviva un ministro di svolta, di ‘rottura’, che Fedeli incarna sicuramente meglio. A livello d’immagine, almeno. Ma anche per ricucire con i sindacati”.

“Ora, però, bisogna capire se ci sono i margini per modificare le norme della Legge 107 più contestate, ad iniziare dalla perdita di titolarità in caso di trasferimento e dalla chiamata diretta: nell’ultimo periodo, i sindacati, spinti anche dai lavoratori che rappresentano, non sono scesi più di tanto a patti con l’amministrazione scolastico. Il loro ruolo di mediatori è venuto meno”, quando il Miur ha deciso di tirare dritto adottando in modo rigido la ‘Buona Scuola’.
“Per capire se il vento è cambiato, si tratta solo di aspettare qualche settimana, quando capiremo il destino del nuovo contratto di mobilità e dei decreti delegati della Legge 107/15”.