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01.09.2025

Federica Pellegrini: “Sì al nuoto a scuola obbligatorio, ma non è facile. Ci vuole una docente diversa in acqua, ci sono costi”

In queste settimane d’estate abbiamo assistito, purtroppo, a numerosi annegamenti di bambini o adulti, in mare o in piscina. Come scrive Il Corriere della Sera, un rapporto dell’Istituto Superiore di Sanità, presentato a giugno, parla di una media di 328 morti per annegamento l’anno in Italia: il 12% ha meno di 18 anni, mentre la metà dei decessi in piscina coinvolge bambini sotto i 12 anni.

La proposta

Ai microfoni del quotidiano la campionessa olimpionica di nuoto Federica Pellegrini ha discusso dell’idea di introdurre il nuoto a scuola: “Sono numeri che fanno paura. Prima si inizia ad avere un contatto con l’acqua, che è un elemento diverso da quello dell’aria dove i bambini crescono, meglio è”, ha esordito.

Ed ecco la proposta: “Siamo in Italia, una penisola circondata da mari, quindi introdurrei l’insegnamento del nuoto a scuola. Sarebbe necessario, arriverei a dire che dovrebbe essere obbligatorio. Tuttavia mi rendo conto che non stiamo parlando di una cosa facile per un problema logistico e di costi: devi organizzare una classe che esce dalla scuola, il cambio nello spogliatoio, un’insegnante diversa in acqua… L’ora di ginnastica in palestra è una soluzione sicuramente più facile, ma sarebbe bello dare a tutti i bambini l’opportunità di fare lezioni di nuoto”.

Insegnare a nuotare a scuola con lezioni condotte dagli stessi docenti di scienze motorie: la proposta del pediatra

Non è la prima volta che si parla di qualcosa del genere. Secondo il pediatra Italo Farnetani si tratta di qualcosa di fattibile. A dirlo lo stesso esperto ai microfoni del Quotidiano Nazionale. “La scuola è il luogo ideale per imparare”, ha detto il dottore, che ha parlato di “convenzioni con le piscine del territorio per portare gli studenti a lezioni di nuoto”.

In Italia, “secondo le ricerche che ho fatto in questi anni – sottolinea il pediatra – solo un bambino o un adolescente su tre, il 30% sa nuotare in sicurezza tanto da affrontare eventuali difficoltà. Il restante 70% non è sicuro in acqua: un altro 30% sa solo galleggiare, ancora un 30% sa spostarsi in avanti, mentre il 10% sa stare a galla ma solo in piscina. Sono dati allarmanti perché ci indicano diversi milioni di bambini adolescenti che sono a rischio annegamento”.

Analizzando i dati dei decessi da annegamento, ha aggiunto, “si nota che il maggior numero di vittime tra bambini adolescenti appartiene a famiglia con fragilità sociale soprattutto con genitori stranieri. Ma i corsi, in cui si può imparare a nuotare in modo efficace per acquisire sicurezza in acqua, sono in genere gestiti da associazioni private o comunque a pagamento e alcune famiglie sono costrette a rinunciare a iscrivere i bambini. Questi piccoli sono quelli più esposti all’annegamento”.

“È una situazione che di cui amministrazione pubblica si deve fare carico. La scuola è la più indicata a sopperire a questa necessità”. Per farlo, “all’inizio dell’anno scolastico, è la mia proposta, gli istituti potrebbero attivare convenzioni con piscine pubbliche e private e – in modo organizzato e con tutte le norme di sicurezza – fare lezioni di nuoto, magari condotte anche dagli stessi docenti di scienze motorie. I bambini, considerando che il nuoto è uno degli sport più amati, avrebbero anche un approccio maggiormente positivo nei confronti della scuola e, inoltre, si favorirebbe anche l’integrazione”, ha concluso.

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