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21.08.2026

Femminicidi, Valditara: “Noi siamo il primo Governo che ha introdotto l’educazione al rispetto obbligatoria, docenti formati da Indire”

L’estate 2026 è stata purtroppo costellata da femminicidi: come abbiamo scritto sono state uccise otto donne in poche settimane. Si tratta di un tema caldissimo: c’è un nuovo reato appena entrato nel codice penale e una scuola che, nello stesso periodo, si prepara ad applicare l’obbligo di consenso informato per l’educazione sessuale e affettiva. Nel 2026 “femminicidio” è stata la parola più cercata sul portale della Treccani, per far capire la portata del triste fenomeno.

E la scuola? C’è anche chi ha fatto notare che c’è stato un rumoroso silenzio da parte delle istituzioni. Il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara però non ci sta, e ha rotto il silenzio in una intervista a La Stampa oggi, 21 agosto.

Ecco le sue parole: “Credo che il problema vada affrontato in modo più ampio e non solo quando accade un femminicidio. Attiene al ruolo, alla valorizzazione della donna nella nostra società, al suo rispetto. Bisogna partire da qui, senza affrontare la questione in modo ideologico. Noi siamo il primo Governo che ha introdotto come obbligatoria l’educazione al rispetto, alle relazioni corrette, all’empatia”.

“Nelle nuove linee guida sull’Educazione civica è prevista l’educazione al contrasto della violenza, di qualsiasi genere. Tutto questo è stato ribadito nei nuovi programmi scolastici sia del primo che del secondo ciclo, dall’infanzia fino alle superiori. La risposta delle scuole è stata molto buona, nel primo anno di applicazione quasi la totalità degli istituti, da Nord a Sud, ha inserito questi percorsi. È falso quello che dice l’opposizione e cioè che manca un’educazione al rispetto. Le prove ci sono, è tutto facilmente verificabile”.

“Non sono solo 36 ore di educazione civica. Un’altra novità è che questi temi verranno affrontati in via interdisciplinare in tutte le materie. Anche la questione del consenso informato delle famiglie è fuorviante. Il consenso non riguarda quello che è contenuto nei nuovi programmi: quindi l’educazione sessuale in senso biologico, la prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili, l’educazione al rispetto e al contrasto della violenza di genere, che viene insegnata fin dalla materna. Questa è la realtà di ciò che abbiamo fatto”, ha chiarito.

“Quello che abbiamo cercato di contrastare con il consenso informato sono le teorie sull’identità di genere che non c’entrano nulla col rispetto della donna né con il contrasto alla violenza di genere e riguardano il fondamento solo culturale o anche biologico della identità. Noi abbiamo previsto obbligatoriamente il tema delle pari opportunità e della valorizzazione del ruolo della donna. Questa è la vera grande sfida: improntare la nostra società al rispetto. E questa educazione innerva tutti i programmi, quindi quando si fa la lezione di italiano si tocca anche la questione della violenza sulle donne, lo stesso quando si fa storia o scienze o un’altra materia. È un’autentica rivoluzione culturale che deve essere conosciuta prima che criticata”.

Ma che competenze hanno i docenti sull’educazione all’affettività? Ecco la risposta di Valditara: “Un’ulteriore novità sta in questo: per la prima volta abbiamo incaricato Indire, di cui fanno parte psicologi e pedagogisti, di formare i docenti sull’educazione al rispetto, a relazioni corrette, all’empatia e al contrasto della violenza di genere. È un progetto finanziato con 3,1 milioni di euro e sono già 4.800 le scuole coinvolte”.

“Non abbiamo bisogno di pensare a nuovi progetti ma di sviluppare al meglio quanto abbiamo previsto. Abbiamo investito importanti risorse, complessivamente 18 milioni di euro, facciamo molto di più di altri paesi europei. C’è una politica realista che dà risposte concrete e un’ideologia estremista, a sinistra e a destra, che torna a parlare di patriarcato. Per fortuna il patriarcato non esiste più come istituto: nel 1975 è stato cancellato dal nostro ordinamento giuridico. Spero che non ci sia qualcuno che abbia in testa di rilegittimarlo. Il ‘patriarcato mediterraneo’ è stato il simbolo per eccellenza della subordinazione della donna ad un marito ‘padrone'”, ha aggiunto, lanciando una frecciatina al generale Vannacci.

Un’estate segnata dai femminicidi

Tra luglio e il 19 agosto sono almeno otto le vicende in cui gli inquirenti hanno contestato, riconosciuto o stanno ancora valutando l’ipotesi di femminicidio: da Luigia Fortunato, uccisa a Loreto dal marito, a Tania Sperindio nel Riminese, fino a Dafne Rebaudo a Roma, Daniela Florea a Torino, Tania Terrin nel Veneziano e Joanna Rouissi a Colleferro, uccisa a coltellate davanti a uno dei figli. A questi si aggiunge il caso di Ornella Forastefano, morta dopo un’aggressione in Calabria, e quello di Carmela Bifano, per cui l’ipotesi di femminicidio dovrebbe ancora essere accertata dall’autopsia.

Non esiste ancora un conteggio ufficiale dell’estate 2026, ma la sequenza ravvicinata di casi, insieme ai tentati femminicidi registrati in Sardegna, Calabria, Catania e nel Bresciano, restituisce un quadro che gli esperti definiscono difficile da ignorare.

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