La newsletter del New York Times segnala che l’articolo più letto nella scorso fine settimana è stato “Will A.I. Make Your Brain Lazy? Here’s What the New Research Actually Shows”. Ovvero: “L’intelligenza artificiale renderà il tuo cervello pigro? Ecco cosa mostra davvero la nuova ricerca”.
Lo studio originale descritto dal New York Times (disponibile sulla piattaforma scientifica open-access arXiv) è firmato da Sina Rismanchian (università della California) e Hasan Uzun, Jeffrey Matayoshi, Eric Cosyn e Eyad Kurd-Misto del team di esperti di McGraw Hill. Lo studio si intitola Generative AI Reduced Study Time on Math Problems and the Knowledge They Build (L’IA generativa ha ridotto il tempo di studio sui problemi di matematica e le conoscenze che essi costruiscono) e il sottotitolo chiarisce bene il tutto: “Faster Completion, Less Learning” – Completamento più rapido, meno apprendimento“. Nel corso della ricerca sono state analizzate ben 3,2 milioni di interazioni reali dal 2015 sulla piattaforma di matematica Aleks (Assessment and Learning in Knowledge Spaces), una piattaforma di apprendimento online basata sull’intelligenza artificiale, focalizzata principalmente sulla matematica, la chimica, la statistica e l’economia sviluppata originariamente presso l’Università della California e distribuita da McGraw Hill ALEKS.
Ebbene, lo studio dimostra che dopo il lancio di ChatGPT (fine 2022), il tempo che gli studenti dedicano a “masticare” e riflettere sui problemi testuali è crollato drasticamente. Così, mentre i punteggi dei compiti a casa fatti al computer siano saliti (in sostanza copiando le risposte), i voti nei successivi test in presenza e senza computer hanno registrato una perdita di apprendimento netta stimata intorno al 25%.
I 4 studiosi scrivono che la loro ricerca è particolarmente rilevante perché “stabilire se l’IA generativa abbia cambiato il modo in cui gli studenti studiano e ciò che imparano è difficile: i sondaggi mostrano pochi cambiamenti e i piccoli esperimenti non possono rilevare cambiamenti longitudinali. Utilizzandomilioni di interazioni di apprendimento matematico in un decennio, documentiamo un grande calo post-ChatGPT”
Lo studio pubblicato nell’agosto 2026 da Grace Liu e altri 4 ricercatori (“A.I. Assistance Reduces Persistence and Hurts Independent Performance“) evidenzia come “gli attuali sistemi di intelligenza artificiale siano fondamentalmente collaboratori miopi, ottimizzati per fornire risposte immediate e complete, senza mai dire di no”. Come conseguenza abbiamo una minore persistenza e un peggioramento delle prestazioni senza assistenza. I ricercatori concludono ipotizzando “che la perseveranza si riduca perché l’IA abitua le persone ad aspettarsi risposte immediate, negando loro così l’esperienza di affrontare le sfide in autonomia. Questi risultati suggeriscono la necessità che lo sviluppo di modelli di IA dia priorità al supporto dello sviluppo di competenze a lungo termine, oltre al completamento immediato dei compiti”.
Un terzo studio (“Experimental Evidence on the Learning Impact of Generative A.I.” pubblicato nel luglio 2026 a firma Zara Contractor, Germán Reyes dimostra la differenza cruciale tra l’uso dell’IA per “farsi scrivere i testi” (che distrugge l’apprendimento futuro) rispetto all’uso dell’IA come “tutor esplicativo” (che migliora la qualità del lavoro e preserva le abilità dello studente).
Insomma, scrivono gli autori, se non vogliamo che il cervello (nostro e dei nostri studenti) non diventi pigro dobbiamo imparare ad utilizzare l’IA per spiegare i concetti piuttosto che per generare testo. Ovvero imparare ad usare l’IA come tutor esplicativo.