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Festa del Papà, il pedagogista Novara: “Basta padri amiconi, ai figli serve autorevolezza”

Il 19 marzo è la festa dedicata ai padri e torna al centro del dibattito educativo una domanda scomoda: i papà di oggi sanno ancora fare i genitori? Secondo il pedagogista Daniele Novara, la risposta è tutt’altro che scontata. Nel suo nuovo libro Il papà peluche non serve a nulla (BUR Rizzoli), lo studioso fotografa una paternità in crisi — non per assenza fisica, ma per abdicazione al proprio ruolo educativo.

Il “papà amicone” non aiuta: serve il limite

La paternità contemporanea, sostiene Novara, ha compiuto un percorso pendolare: dall’autoritarismo rigido del passato si è scivolati verso l’eccesso opposto, quello della complicità senza distanza. Un modello che, nelle intenzioni, vorrebbe avvicinarsi ai figli ma che in realtà li lascia più soli. “Oggi i figli non hanno bisogno né del padre padrone né del papà amico sempre accomodante”, afferma il pedagogista, “hanno bisogno di un padre educativo: una figura capace di tenere la rotta, di dare riferimenti chiari e di accompagnare i figli verso l’autonomia”. Il limite, in quest’ottica, non è una punizione: è uno strumento di crescita, un confine che orienta e dà sicurezza.

Coraggio educativo: non piacere sempre, ma guidare

Al concetto di limite Novara affianca quello di coraggio educativo, forse il più difficile da mettere in pratica. Significa accettare di non essere sempre apprezzati dai propri figli, di entrare in conflitto con loro quando il ruolo lo richiede, senza per questo sentirsi cattivi genitori. “Un padre che diventa amicone scimmiottando i comportamenti dei bambini lascia in realtà i figli più soli”, scrive Novara. Non si tratta di tornare all’autorità imposta, ma di esercitare un’autorevolezza guadagnata sul campo della relazione educativa.

Il padre educativo non compiace, non sostituisce, non protegge da tutto: “aiuta i figli a diventare capaci, a reggere gli urti della vita, a trovare la propria strada”. È una presenza salda, discreta ma riconoscibile, che non si confonde con il figlio ma non gli volta nemmeno le spalle.

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