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27.03.2026

Insegnante accoltellata, lettera aperta di Novara ai docenti: “Non solo trasmettere conoscenze, ma strumenti per gestire conflitti”

Il caso della docente accoltellata in provincia di Bergamo da uno studente di tredici anni, che prima di agire ha scritto una lunga lettera-manifesto, ha terrorizzato tutti gli insegnanti. Ci si chiede come contrastare il disagio giovanile, come dare risposte a ragazzi sempre più fragili, come prevenire situazioni del genere.

Il pedagogista Daniele Novara ha diffuso una lunga lettera rivolta a tutti gli insegnanti, in cui viene data una possibile soluzione e una chiave di lettura.

Il testo della lettera

“Gentili insegnanti,

i recenti fatti di cronaca, tra cui la grave aggressione avvenuta in una scuola italiana, dove una docente è stata accoltellata da un proprio studente, hanno scosso profondamente il mondo della scuola e l’opinione pubblica.

Si tratta di episodi che generano turbamento, preoccupazione e un senso di vulnerabilità diffuso tra chi ogni giorno abita la scuola come luogo educativo. Questo turbamento è comprensibile e legittimo.

Allo stesso tempo, è importante che non si trasformi in demoralizzazione o in una percezione di impotenza.

Questi eventi, per quanto estremi, non possono essere letti come qualcosa di inspiegabile o totalmente estraneo alla realtà contemporanea. Al contrario, richiamano con forza la necessità di interrogarsi sul contesto in cui oggi si cresce e si educa.

Sempre più frequentemente, infatti, ci si trova di fronte a ragazzi e ragazze che faticano a stare dentro le contraddizioni dell’esperienza umana: faticano a tollerare la frustrazione, a gestire il limite, a riconoscere e attraversare il conflitto senza esserne travolti.

Eppure, è proprio nella capacità di stare dentro queste tensioni, nelle inevitabili conflittualità e contraddittorietà della vita, che si costruisce una competenza fondamentale per la crescita.

In questo senso, il compito educativo della scuola si conferma oggi più che mai centrale: non solo trasmettere conoscenze, ma offrire strumenti per imparare a gestire il conflitto, riconoscerlo e attraversarlo in modo costruttivo.

La pedagogia maieutica considera il conflitto non come un problema da eliminare, ma come una realtà inevitabile e, se ben accompagnata, profondamente educativa.

Non si tratta di evitare i conflitti, né di reprimerli, ma di insegnare a gestirli: di trasformarli in occasioni di apprendimento, di crescita e di responsabilizzazione.

All’interno di questa prospettiva:

  • il gruppo classe diventa una risorsa fondamentale, uno spazio in cui le dinamiche relazionali possono essere riconosciute e rielaborate;
  • l’autorevolezza dell’insegnante non si fonda sul controllo o sulla punizione, ma sulla presenza educativa, sulla coerenza e sulla capacità di guidare i processi;
  • il benessere a scuola assume un ruolo centrale

Si tratta di strumenti concreti, che richiedono formazione e accompagnamento, ma che sono pienamente accessibili e coerenti con il ruolo professionale degli insegnanti. Educare alla gestione del conflitto non è un’aggiunta al lavoro scolastico: ne è una parte essenziale.

Alla luce di quanto accaduto, diventa ancora più urgente riconoscere che la sicurezza nella scuola non può fondarsi esclusivamente su misure di controllo, ma si costruisce attraverso relazioni educative solide e significative, un’autoregolazione emotiva e capacità di stare nella tensione relazionale senza farsi male e senza fare male.

La prospettiva maieutica non rappresenta una risposta emergenziale, ma una direzione educativa strutturale, capace di incidere in profondità sul clima scolastico e sul benessere di studenti e insegnanti”.

Le parole della docente ferita

Nonostante le coltellate ricevute al collo e al torace, la professoressa di Bergamo ha voluto far sentire la propria voce. Come riporta Ansa, con il fiato ancora debole, ha dettato al suo legale un messaggio molto significativo.

“Sto dettando queste poche righe con la voce ancora flebile, ma con il cuore colmo di gratitudine“, ha dichiarato. Quanto all’aggressore, l’alunno di terza media, ha aggiunto: “Io stessa fatico a ricordare la scena senza tremare”. La professoressa ha poi espresso la propria volontà di riprendere il lavoro in classe: “Se il Signore vorrà concedermelo, io tornerò. Tornerò a insegnare, a credere nei giovani, ad accompagnarli nei loro passi difficili. Perché nonostante tutto, insegnare resta il mio sogno, la mia vocazione, la mia gioia più grande”.

Nelle parole della professoressa non emerge rancore, nemmeno verso i compagni presenti al momento dell’aggressione. “Agli studenti che hanno gridato aiuto, che hanno pianto, che si sono spaventati e hanno visto qualcosa che nessuno dovrebbe vedere a tredici anni: sappiate che non porto rabbia né paura nel cuore, ma solo desiderio di rivedervi crescere sereni e protetti”, ha scritto. La docente ha anche voluto allargare lo sguardo oltre la propria vicenda personale, invitando a trarre una lezione collettiva dall’accaduto: “Questa ferita non deve diventare un muro, ma un ponte: verso una scuola più attenta, verso una comunità più unita, verso un modo nuovo di stare accanto ai ragazzi, soprattutto quelli che fanno più fatica, come magari quello che mi ha colpito che forse nel profondo non saprà neanche perché”.

La difesa del minore: “Possibili influenze esterne”

Sul fronte giudiziario, come riporta Il Messaggero, il legale della famiglia del tredicenne ha sollevato dubbi sul contesto in cui si è maturata l’aggressione. Dopo l’interrogatorio, l’avvocato ha riferito che il ragazzo “appariva come distaccato dalla realtà“, lasciando aperta l’ipotesi che possa “essere stato fortemente influenzato da terzi”. Proprio per questo motivo, il difensore ha auspicato che le indagini approfondiscano “l’eventuale ruolo di soggetti conosciuti dal minore attraverso i social network”.

Il legale ha anche richiamato l’attenzione sulla facilità con cui i giovanissimi possono acquistare online oggetti potenzialmente pericolosi. Era emersa, prima dei fatti, una situazione di conflittualità tra il ragazzo e la professoressa: la famiglia aveva attivato autonomamente un percorso di supporto psicologico, “una situazione già nota anche all’istituzione scolastica e manifestatasi sin dagli anni precedenti”, ha precisato il difensore. I genitori dell’alunno, “ancora profondamente scossi”, hanno appreso con “sincero sollievo” che la docente non è in pericolo di vita e hanno dichiarato di essersi messi “a completa disposizione delle autorità”, collaborando con gli inquirenti.

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