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17.07.2025

Filosofia nelle scuole militari, è realtà: “Investimento di lungo periodo”, rivoluzione culturale?

Tutti i media raccontano oggi la vicenda di alcuni militari russi che in Ucraina si sono arresi ad una “pattuglia” composta da droni e soldati robot (una combinazione di Fpv – First Person View -, droni Mavic e di un Ugv robot da terra da combattimento chiamato spider). La guerra in Ucraina è un enorme (e terrificante) banco di prova per gli armamenti, le tattiche, i soldati delle guerre future.

Il conflitto in Ucraina è un laboratorio per comprendere la guerra di oggi”:  cosi scrive in un editoriale sul Corriere della Sera Carmine Masiello, Generale di Corpo d’Armata e Capo di Stato Maggiore dell’Esercito Italiano. E riflette sui tre diversi livelli (politico, militare in senso stretto, cognitivo) che vengono sfidati dal nuovo modo di concepire e agire i conflitti armati.

La guerra come laboratorio

Tralasciando buona parte delle interessanti riflessioni del Generale mi soffermo qui solo sulla seguente considerazione:

Per affrontare le sfide attuali serve abituarsi a pensare fuori dagli schemi, uscire dall’irreggimentazione mentale creando strutture che favoriscano il contraddittorio e il confronto tra idee diverse, foriere di soluzioni innovative. In quest’ottica ho introdotto lo studio della filosofia nelle scuole militari, con l’obiettivo di formare ufficiali capaci di ragionare in modo critico, laterale e indipendente. È un investimento di lungo periodo, necessario per trasformare il modo di pensare e agire di un esercito che dovrà sapersi adattare a un mondo sempre più complesso e imprevedibile. La vera rivoluzione culturale che l’Esercito sta portando avanti, insomma, è il riconoscimento che le idee non hanno gradi. In un contesto in cui l’innovazione corre veloce e le sfide richiedono approcci non convenzionali, le intuizioni non possono restare appannaggio di chi ha più anzianità. Il contributo dei giovani è essenziale, non solo per la familiarità con le nuove tecnologie, ma perché rappresentano il motore del cambiamento.

La filosofia entra nelle scuole militari

Che dire, riflessioni che sarebbe utile riferire anche ad altri campi della nostra società: dalla politica alla amministrazione e certo anche alla scuola.

Non solo per la sottolineatura della necessità di un approccio innovativo cui può dare molto la filosofia, ma anche per la sottolineatura del valore dell’autonomia, della necessità di pensiero divergente, dell’impellente bisogno di valorizzare i giovani e le loro intuizioni.

Diciamo, tutto il contrario di quello che accade in molti mondi, molte amministrazioni, molte scuole in Italia.

Nonviolenza, filosofia e impegno per la pace

E’ interessante notare anche che le riflessioni che il generale ha messo nero su bianco per il Corriere della Sera sono sostanzialmente simili alle riflessioni che il mondo della pace sta facendo in questi anni. Chiedendo una cultura diversa, capace di scartare di lato, di sbellicarsi (liberarsi della guerra, come dice Alessandro Bergonzoni e come recita il programma 2025/26 delle scuole di Pace che prenderà avvio con la Marcia PerugiAssisi del 12 ottobre), di riconoscere e valorizzare le enormi potenzialità di futuro presenti nei giovani, di dar corpo a nuove politiche e nuove istituzioni.

Al cuore di tutto la centralità della filosofia.

Del resto, da Eraclito (che sosteneva che polemos, il conflitto/guerra, è “padre di tutte le cose e di tutte re”) alla nonviolenza e all’omnicrazia di Aldo Capitini i filosofi hanno da sempre posto al cuore della loro riflessione la pace e la guerra.

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