Com’è cambiato il calcolo delle pensioni dal sistema retributivo a quello contributivo e cosa devono sapere i nostri insegnanti? A rispondere, nel corso della diretta della Tecnica della Scuola, l’esperto di legislazione scolastica, prof. Rino Di Meglio:
“I colleghi vivono in una comunità scolastica con altri colleghi. Ogni anno c’è qualcuno che lascia la comunità per andare in pensione. Allora, se voi andate a interrogare i colleghi andati in pensione negli ultimi anni e se trovate che hanno più o meno la stessa anzianità di servizio, si vede una cosa molto semplice, che ogni anno che passa pur a parità di servizio la pensione è sempre più bassa. Perché? Gradualmente è sempre più prevalente fino a che diventerà di carattere generale il sistema contributivo, a differenza del sistema precedente che era retributivo e che si basava sull’ultimo stipendio. Faccio un esempio, un professore delle superiori che andava in pensione dieci anni fa col sistema retributivo o anche col misto, perché l’effetto non era lontano (il misto era una quota retributiva e una quota basata sulla media dei degli ultimi anni di servizio, quindi non cambiava granché). Allora, questo collega prendeva in pensione la stessa cifra che prendeva precedentemente in servizio, quindi prendeva, mettiamo 1900 euro l’ultimo stipendio, 1900 euro la pensione perché la pensione arrivava al 94,4% dello stipendio e addirittura prendeva anche un pochino di più perché cessava in pensione la trattenuta contributiva, cioè dell’11% a carico del lavoratore. Sulla pensione non ci sono contributi da pagare e quindi addirittura andava a prendere qualche euro in più rispetto all’ultimo stipendio”.
“Il mondo sta cambiando rapidamente. Se chiedete a una collega con la stessa anzianità andata lo scorso settembre, vedrete questa collega prende addirittura sempre nell’esempio del docente dei superiori rispetto all’ultima retribuzione anche 300 euro in meno. E questa situazione non andrà che ad aggravarsi sempre di più perché man mano che diminuisce la quota di retributivo, aumenta quella del contributivo, le pensioni si abbasseranno fino a un limite che è stato calcolato sarà circa il 60% dell’ultimo stipendio“.
“Siccome gli stipendi della scuola poi non sono tra quelli più grassi, è chiaro che la situazione pensionistica diventerà sempre più drammatica per la futura sopravvivenza, perché uno è abituato a vivere con 2000 euro al mese e si trova a ad averne 1200 e magari con le esigenze anche di cure che l’età avanzata può comportare, diciamo che non è una bella situazione.
Semplicemente l’integrazione della pensione diventa necessità, è assolutamente un dovere imperativo informarsi su questa situazione, capire a cosa si va incontro e capire che è necessario procedere a integrare la futura pensione”.
“Questo non vale solo per il fondo Espero, vale per qualsiasi forma di investimento o di risparmio. Se io ho un orizzonte lungo davanti e comincio presto a risparmiare, posso costituire un buon capitale che mi può generare una buona rendita per la vecchiaia. Minore l’orizzonte e altre sono le valutazioni che devo fare. Esempio, se ho 30 anni d’età, ovviamente ho un orizzonte davanti molto lungo e posso accumulare un grosso capitale perché nessuno regala niente, assolutamente, né Espero né nessuna forma di risparmio, se non ha un orizzonte importante davanti non può dare risultati decisivi”.
“Qui l’esempio estremo è un collega che fa una scelta a 60 anni. A 60 anni uno ha soltanto davanti e ipoteticamente sette anni e qualcosa di orizzonte temporale per costruirsi un’integrazione. È chiaro che non può costruire granché assolutamente né con Espero, tantomeno con un’assicurazione privata e neppure con i piani individuali pensionistici che si possono fare sul mondo del risparmio gestito. Ecco, quindi è importante considerare il proprio orizzonte temporale, valutare con attenzione la propria condizione personale e dopo essersi auto informati e formati su questo argomento, con l’aiuto degli esperti, se serve, allora fare una scelta oculata”.