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Aggiornato il 04.09.2025
alle 18:23

Formazione: un diritto o un dovere? Il Sindacato Sociale di Base propone un proprio vademecum

Sulla questione del diritto-dovere di formazione, espressamente previsto dal CCNL in vigore, interviene in queste ore il Sindacato sociale di base che segnala come la materia sia ora regolamentata dall’articolo 36 del contratto, che i sindacati firmatari rivendicano come una vittoria dei lavoratori in quanto la formazione verrebbe  finalmente riconosciuta.
Ma, sottolinea il sindacato sociale di base, “si tratta, di fatto, di un aumento del carico di lavoro a parità di salario volto a riempire “obbligatoriamente” tutte le ore di attività funzionali (i dirigenti impongono pacchetti formazione mediamente di 15-20 ore)”.

“Una delle gravi conseguenze dell’applicazione dell’art. 36 – denuncia il Sindacato di base – è la riduzione delle ore, importantissime, destinate agli organi collegiali e in primis ai Consigli di Classe, ridotti ormai in molte scuole alla
mezz’ora, costringendo poi i docenti a svolgere molto lavoro sommerso (wa, mail, telefonate, ecc.) ora anche allo scopo di lasciare delle ore residue per lo svolgimento di corsi di formazione”.


“I corsi di formazione – sostiene il sindacato di base – sono orientati unicamente sull’impostazione didattica e metodologica che da anni imperversa nelle nostre scuole con  la pretesa di essere l’unica come la didattica digitale, BES, competenze, coding, orientamento; corsi che in molte occasioni sono di scarsa qualità, tenuti da formatori/trici ben retribuiti, senza esperienza concreta di lavoro a scuola”.

Nel tentativo di contrastare questo indirizzo, il sindacato Sindacato Sociale di Base ha realizzato già da tempo un vademecum che vuole essere uno strumento per opporsi a tutto ciò.
“E’ vero – conclude il sindacato – che la formazione è un dovere per chi svolge il lavoro di educatori, ma è anche  un diritto, diritto che deve prevedere la libertà di scegliere i corsi  in base alle singole esigenze didattiche e pedagogiche. E’ importante ribadire che la formazione (libera e consapevole!) è un diritto dei  lavoratori, non un obbligo a cui obbedire”.

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