Ancora un caso di pedopornografia nelle scuole italiane. I fatti sono avvenuti a Biella, dove otto studenti sono indagate per diffusione di materiale pedopornografico e di istigazione al suicidio. La vittima, riporta La Stampa, sarebbe una ragazza di 15 anni, che con l’aiuto dei genitori ha trovato la forza di denunciare. Un episodio che riaccende il dibattito sulla lotta alla pedopornografia nelle scuole, che come dichiarato a La Tecnica della Scuola da Marcello La Bella – primo dirigente della Polizia di Stato, responsabile del Centro Operativo Sicurezza Cibernetica – Sicilia Orientale – spesso viene commessa proprio dai giovanissimi, con la complicità dei dispositivi digitali e delle app.
Secondo quantro scrive il Corriere della Sera, l’incubo della quindicenne sarebbe iniziato con la “trappola” di un presunto amico. “La ragazza, brava negli studi, sportiva, avrebbe avuto la sfortuna di incontrare un ragazzo di un anno più grande, molto più smaliziato. Un ‘capetto’ della scuola che l’avrebbe corteggiata fino a farsi inviare foto intime, con un piano diabolico. Per convincere la minorenne le avrebbe inviato sue foto osé con la funzione ‘View Once‘ di Whatsapp – quella per cui le foto inviate si cancellano subito dopo che il destinatario le ha viste e non possono essere salvate – rassicurandola che anche per le sue avrebbero usato lo stesso sistema”.
Le cose sono andate in modo molto diverso. “È diventata una gogna on line“, scrive il Corriere, “Quando sono arrivate le foto della ragazza però il sedicenne aveva pronto un secondo cellulare con il quale ha fotografato l’immagine. Poco dopo le foto di lei hanno iniziato circolare nella scuola, quindi in altri istituti biellesi. La svolta è arrivata quando i genitori della quindicenne si sono insospettiti per il suo cambio di umore e per la disperazione con cui attendeva l’ora di recarsi a scuola. Alla fine la ragazzina ha raccontato tutto, compreso il fatto di aver pensato seriamente di uccidersi. Sono stati loro ad accompagnarla nell’ufficio della polizia cibernetica in questura per presentare denuncia”.
Un passo difficile, tanto che la madre si è sentita male e ha dovuto essere trasportata in pronto soccorso, si legge ancora nell’articolo. “Il primo a essere sentito dalle forze dell’ordine è stato il sedicenne, sul quale ora pesa anche il sospetto che abbia scambiato le immagini a qualcuno anche in cambio di denaro. Poi gli agenti specializzati sono riusciti a risalire a chi aveva contribuito a divulgare gli scatti rubati. Solo a questo punto”, conclude il Corriere, “sono partite ispezioni negli istituti cittadini, concluse nei giorni scorsi, con tanto di ragazzi prelevati in classe e sottoposti a perquisizione e a un controllo del cellulare”.