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19.04.2026
Aggiornato il 20.04.2026 alle 12:35

Il docente non fa volontariato, il lavoro extra si paga. Castellana (Gilda): stop incarichi gratuiti e autonomia scolastica che ha creato 7.500 regni – VIDEO

In occasione della Giornata nazionale Rsu e Tas della Gilda degli Insegnanti, il coordinatore Vito Carlo Castellana ha parlato di come negli ultimi anni la scuola abbia cambiato volto, a partire dall’introduzione dell’autonomia e della riforma Gelmini: “Prima della Legge 133/08 – ha detto il sindacalista alla ‘Tecnica della Scuola’ – l’Italia aveva un sistema scolastico unitario. Oggi abbiamo un sistema scolastico frammentato 7.500 scuole, in certi casi 7.500 regni, con una sorta di anarchia scolastica più che autonomia scolastica e un’idea di scuola di tipo aziendalistico: spesso questo porta a pensare che il corpo docente non sia un corpo di professionisti, ma che l’insegnante faccia volontariato, un’attività quasi gratuita. E che il cattivo insegnante è quello che si rifiuta di lavorare gratis. Non è così. Noi siamo dei professionisti”.

Castellana ha tenuto poi a dire che negli ultimi anni “è stata minata l’autorevolezza degli insegnanti in quel momento di fatto è stata minata l’autorevolezza della scuola pubblica statale, ormai viviamo in “una scuola burocratizzata”. Per il sindacalista anche l’ultima riforma degli istituti Tecnici è tutta da rivedere.

L’intervista a Vito Carlo Castellana (Gilda).

Prima della riforma Gelmini, noi riteniamo che tre tappe abbiano di fatto demolito pian piano la scuola pubblica statale.

Prima tappa riforma neoliberista quella dell’autonomia scolastica. l’Italia aveva un sistema scolastico unitario: oggi abbiamo un sistema scolastico frammentato 7500 scuole, in certi casi 7500 regni. Si è ottenuta l’anarchia scolastica più che l’autonomia scolastica, con un’idea di scuola di tipo aziendalistico che spesso ha portato la scuola a pensare che, per esempio, il corpo docente non sia un corpo di professionisti, ma che il mestiere di insegnante sia volontariato, un’attività quasi gratuita in certi casi. E che il cattivo insegnante è quello che si rifiuta di lavorare gratis.
E no, non è così. Noi siamo dei professionisti, ma queste idee sono entrate a partire dell’autonomia scolastica.

Poi, scuole in competizione tra loro per cosa? Abbiamo abbassato il livello della scuola. In realtà, non l’abbiamo migliorata e gli effetti sono sotto gli occhi di tutti. Altra mannaia sulla scuola, poi i tagli Gelmini di 8 miliardi. Eppure la scuola primaria funzionava bene, Scuola primaria che ha perso il modulo; istituti professionali che sono stati cancellati e spazzati e depauperati di quello che era un patrimonio della scuola italiana.

La riforma Gelmini ha anche cancellato alcune materie nelle scuole secondarie di primo e di secondo grado, che ha portato alla frammentazione della formazione e delle materie, ciò non ha fatto bene alla scuola.

Altro momento chiave, la Buona Scuola del 2015: grazie anche in parte al lavoro dei sindacati è stata in parte smantellata nelle sue parti più deleterie, ma all’epoca noi abbiamo sentito dire dal Presidente del Consiglio che i docenti si devono formare e che dobbiamo pensare al merito come se i docenti non si formassero. Di fatto, in quel momento è stata minata l’autorevolezza degli insegnanti e della scuola pubblica statale.

Oggi c’è un altro rischio: è la riforma degli istituti tecnici, che fa entrare il privato nella scuola. Ma a cosa serve tutto ciò? Certamente non serve al miglioramento della scuola pubblica. Certamente, non serve ai ragazzi. Serve altro ai ragazzi. Serve una scuola di qualità, una scuola che metta al centro la didattica.

Alla scuola serve cosa? Personale di ruolo. Abbiamo e stiamo perdendo un’occasione. Oggi con gli organici, per esempio nel sostegno, potremmo avere avuto più posti di sostegno in organico di diritto, perché non serve la continuità didattica con le preferenze delle famiglie: servono docenti di ruolo, ma servono anche docenti delle discipline: rafforzare le discipline di base e le discipline tecniche negli istituti tecnici e professionali. E invece stiamo perdendo un’occasione.

Allora al centro di tutto dobbiamo riportare la didattica. Invece, si ritroviamo con una scuola burocratizzata. Una scuola che non veda una frammentarietà nel territorio e che garantisca a tutti veramente il diritto allo studio.

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