Oggi, mercoledì 17 dicembre, alle 10, si svolge il question time in diretta dall’Aula di Montecitorio, a cui parteciperà il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara. Il capo del dicastero di Viale Trastevere risponderà ad importanti interrogazioni relative a questioni importanti come l’ispezione nelle scuole in cui ha parlato Francesca Albanese, la pubblicazione delle Nuove Indicazioni Nazionali per il primo ciclo e le classi pollaio.
RUFFINO, SOTTANELLI, BENZONI, D’ALESSIO e GRIPPO. — Al Ministro dell’istruzione e del merito. — Per sapere – premesso che:
a settembre 2025, l’autorevole testata specializzata nel settore scolastico Tuttoscuola ha pubblicato un dossier – redatto incrociando e rielaborando i dati resi noti il 14 luglio 2025 dal Ministero nella sezione open data dell’Anagrafe nazionale dell’edilizia scolastica e relativi all’anno 2023-2024 – concernente l’edilizia scolastica in Italia;
da questo documento sono emersi dati estremamente preoccupanti. In particolare, si sottolinea come nove edifici scolastici su dieci non dispongano di una o più certificazioni obbligatorie in tema di sicurezza. Dei 40 mila edifici scolastici statali, infatti, ben 36 mila non possono essere definiti a norma e 3.588 edifici, il 9 per cento del totale – nei quali, si calcola che studino e lavorino circa 700 mila tra studenti e personale – sono privi delle certificazioni obbligatorie, cioè risultano completamente irregolari dal punto di vista della normativa sulla sicurezza;
i dati, inoltre, sono ancora più critici nelle zone ad alto rischio sismico, come in Abruzzo o nei Campi Flegrei, dove sono ancora più preoccupanti i numeri relativi al rischio sismico: nelle aree a più alta pericolosità meno della metà degli edifici (49 per cento) possiede il certificato di collaudo statico. In aggiunta, due terzi degli edifici privi di certificazione si trovano al Sud e nelle Isole;
i più di 36 mila edifici scolastici, privi di una o più certificazioni obbligatorie previste dalla normativa, dipingono una realtà composta o da una totale assenza o superamento dei collaudi oppure da una non elaborazione dei piani che valutano i rischi e stabiliscono le regole di evacuazione. Si tratta, pertanto, di edifici tecnicamente irregolari;
questa condizione è frutto di una realtà che si è «stratificata» nei decenni. L’edilizia scolastica ben rappresenta la cartina al tornasole dell’evoluzione storica del Paese, della mancanza di programmazione e della tendenza ad affrontare i problemi solo quando diventano emergenze;
peraltro, da ormai diverso tempo i sindaci di tutta Italia denunciano i ritardi accumulati dai progetti in ambito di Piano nazionale di ripresa e resilienza, con gli enti locali che rischieranno di doversi fare carico, anche sul bilancio, degli imprevisti e delle complessità degli appalti –:
nelle more dell’implementazione di un piano urgente di riqualificazione dell’edilizia scolastica, quali interventi urgenti e strutturali di competenza intenda porre in essere al fine di garantire la regolarizzazione immediata degli edifici scolastici attualmente privi di una o più certificazioni di sicurezza, con particolare attenzione agli istituti totalmente irregolari e a quelli collocati in aree ad alto rischio sismico.
(3-02392)
Ecco la risposta di Valditara: “I dati non sono aggiornati e non tengono conto di una realtà diversa. L’aggiornamento sta agli enti locali. Ai ds spetta la redazione di altri documenti. La presenza di dati incompleti o l’assenza di alcune certificazioni, non implica la loro effettiva mancanza. Quindi ciò può derivare da un mancato aggiornamento della banca dati. Il Mim ha invitato i dirigenti ad aggiornare i dati relativi alla sicurezza con specifiche note di sollecito e ha sollecitato gli enti locali ad aggiornare puntualmente i dati con riguarda alla sezione relativa alla sicurezza. Il frutto dei solleciti sta nel fatto che il 13 dicembre i valori di pubblicazione sull’Anagrafe sono particolarmente elevati”.
“Il Mim con altre iniziative conta di raggiungere il 100% nei primi mesi del 2026. Questo Governo ha avviato un piano straordinario di oltre 11 miliardi di euro, il più grande piano di finanziamento relativo alla sicurezza delle scuole italiane della storia della Repubblica”.
MIELE, MOLINARI, ANDREUZZA, ANGELUCCI, BAGNAI, BARABOTTI, BENVENUTO, DAVIDE BERGAMINI, BILLI, BISA, BOF, BORDONALI, BOSSI, BRUZZONE, CANDIANI, CAPARVI, CARLONI, CARRÀ, CATTOI, CAVANDOLI, CECCHETTI, CENTEMERO, COIN, COMAROLI, CRIPPA, DARA, DE BERTOLDI, DI MATTINA, FORMENTINI, FRASSINI, FURGIUELE, GIACCONE, GIAGONI, GIGLIO VIGNA, GUSMEROLI, IEZZI, LATINI, LAZZARINI, LOIZZO, MACCANTI, MARCHETTI, MATONE, MONTEMAGNI, MORRONE, NISINI, OTTAVIANI, PANIZZUT, PIERRO, PIZZIMENTI, PRETTO, RAVETTO, SASSO, SUDANO, TOCCALINI, ZIELLO, ZINZI e ZOFFILI. — Al Ministro dell’istruzione e del merito. — Per sapere – premesso che:
sono state finalmente emanate le nuove «Indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell’infanzia e del primo ciclo di istruzione», al termine di un iter che il Ministro interrogato ha definito come espressione di una svolta profonda e di un’impostazione innovativa;
lo stesso Ministro ha rivendicato come tali indicazioni intendano rispondere alle trasformazioni di una società in rapido mutamento, capace di interrogarsi sugli scenari futuri, senza tuttavia rinnegare la storia, l’identità culturale e i valori fondanti del nostro Paese;
secondo l’impostazione dichiarata, l’idea di fondo delle nuove indicazioni nazionali sarebbe quella di partire dal reale per appassionare le giovani generazioni, ponendo al centro la cultura del rispetto e la lotta contro ogni forma di discriminazione;
in questi ultimi giorni si è assistito a ricostruzioni, per certi versi fantasiose, secondo le quali le nuove indicazioni nazionali sarebbero prive di carattere prescrittivo, arrivando persino a sostenere che esse porrebbero i docenti italiani di fronte a un presunto e surreale dilemma etico e professionale: obbedire o disobbedire;
altre letture critiche sottolineano, invece, come alcune implicazioni prescrittive delle nuove indicazioni risultino in evidente tensione con il principio dell’autonomia scolastica e con la libertà di insegnamento sancita dalla Costituzione, evocando un modello di istruzione ridotto a trasmissione di nozioni e regole, piuttosto che strumento di esercizio di una cittadinanza attiva e consapevole, anche in una dimensione globale –:
quali siano i contenuti qualificanti delle nuove indicazioni nazionali e quali i tratti che il Ministro interrogato ritenga effettivamente innovativi e coerenti con una seria azione di riforma del sistema scolastico e se non ritenga doveroso chiarire la natura delle indicazioni nazionali, ponendo fine a polemiche sterili, pur in presenza di indicazioni ministeriali inequivocabili.
(3-02393)
Ecco la risposta di Valditara: “Le nuove Indicazioni Nazionali approvate dopo un lungo percorso di approfondimento e consultazione che ha coinvolto molti esperti sono una risposta ad alcuni problemi reali della scuola e definiscono un cambiamento importante per garantire apprendimenti di maggiore qualità”.
“Ricordo il cambiamento profondo sull’insegnamento della storia: si rimette al centro la storia dell’Occidente, per sapere dove andare dobbiamo sapere da dove veniamo, quale sia la nostra identità. Poi c’è il tema dell’intervento strutturale sull’italiano, con le poesie a memoria, per offrire loro quel patrimonio di bellezza, di espressioni. Interveniamo sulla calligrafia, sul corsivo, anche questo è un indice di rispetto, di regola”.
“Interveniamo sul latino alle medie, come diceva Gramsci il latino insegna a studiare, rappresenta il ragionamento logico. Introduciamo la storia della musica alla primaria, modifichiamo l’insegnamento della geografia. Ci sono indagini che dicono che gli studenti non sappiano dove sia il fiume Po. Interveniamo con l’educazione alle relazioni, al rispetto: per la prima volta facciamo noi una vera educazione affettiva”.
GENTILE. — Al Ministro dell’istruzione e del merito. — Per sapere – premesso che:
nel corso della legislatura il Ministro interrogato ha promosso un insieme organico di iniziative volte a rafforzare il ruolo educativo della scuola, contrastare fenomeni di disagio giovanile e riaffermare il principio del rispetto delle regole e della persona all’interno delle comunità scolastiche;
l’azione ministeriale si è concentrata sul contrasto al bullismo e al cyberbullismo, attraverso il potenziamento delle misure di prevenzione, il coinvolgimento delle famiglie, la valorizzazione della responsabilità educativa e il rafforzamento degli strumenti a disposizione delle istituzioni scolastiche;
sono state, inoltre, introdotte e sostenute misure volte a regolamentare l’utilizzo dei dispositivi digitali durante le attività scolastiche, con l’obiettivo di favorire la concentrazione, migliorare il clima in classe e prevenire comportamenti lesivi della dignità degli studenti, spesso connessi a un uso improprio delle tecnologie;
le prime evidenze emerse da un’iniziale osservazione dell’applicazione delle misure di limitazione e divieto dell’uso degli smartphone durante le attività didattiche sembrano indicare risultati incoraggianti, in termini di maggiore concentrazione, miglioramento delle relazioni tra studenti e riduzione di episodi riconducibili a dinamiche di esclusione o prevaricazione;
il Ministro interrogato ha, altresì, posto particolare attenzione al tema delle violenze nelle scuole, promuovendo interventi educativi, iniziative di sensibilizzazione e azioni di supporto al personale scolastico, al fine di garantire ambienti di apprendimento sicuri, inclusivi e rispettosi, tutelare studenti e personale scolastico e riaffermare che la libertà educativa non può prescindere dal rispetto delle regole e delle persone;
tali interventi si inseriscono in una visione che restituisce alla scuola il ruolo di presidio educativo, riconoscendole più che una mera funzione di istruzione, anche un ruolo centrale nella formazione civica, nel rispetto delle regole e nella prevenzione di comportamenti devianti;
le politiche avviate dal Ministro interrogato hanno contribuito a riportare al centro del dibattito pubblico il tema dell’educazione, della responsabilità e delle regole, dell’uso consapevole delle tecnologie e della necessità di tutelare studenti e docenti;
si tratta di misure che mirano a rafforzare l’autorevolezza dell’istituzione scolastica e a rispondere in modo concreto a fenomeni che destano crescente preoccupazione tra famiglie e operatori del settore –:
quali ulteriori iniziative il Ministro interrogato intenda promuovere, anche alla luce dei risultati finora conseguiti, per consolidare e sviluppare le politiche già avviate in materia di contrasto al bullismo e al cyberbullismo, di regolamentazione dell’uso degli smartphone e di prevenzione delle violenze nelle scuole, al fine di rafforzare il ruolo educativo della scuola e garantire ambienti scolastici sempre più sicuri, autorevoli e pienamente educativi.
(3-02394)
Ecco la risposta di Valditara: “Il contrasto al bullismo e al cyberbullismo costituisce una priorità assoluta. Sono convinto che la scuola debba essere un luogo sicuro e inclusivo. Seguendo questa impostazione abbiamo posto il tema del rispetto al centro della nostra azione attraverso l’inserimento dei contenuti relativi al rispetto sia nelle Linee Guida di Educazione Civica sia nelle Nuove Indicazioni”.
“Con la legge 70 del 2024 abbiamo previsto aspetti specifici: un referente a scuola sul bullismo, l’elaborazione di un codice in ogni scuola. A conferma dell’impegno preso relativo alla regolamentazione degli smartphone abbiamo anche portato al Consiglio d’Istruzione dell’Ue questo tema, raccogliendo consenso. Abbiamo voluto anche portare centralità sul voto di condotta e abbiamo rafforzato le sanzioni relative a chi fa violenza sul personale scolastico. Stiamo già registrando un significativo miglioramento su questo: nei primi quattro mesi di questo a.s. sono state solo quattro. Lo scorso anno le aggressioni sono diminuite. Stiamo disponendo nuove modalità di sostegno psicologico per gli studenti già nell’anno scolastico; saranno stanziati quasi 20 milioni, anche per prevenire l’insorgenza di situazioni critiche”.
BIGNAMI, AMORESE, ANTONIOZZI, GARDINI, MONTARULI, RUSPANDINI, CANGIANO, COLOMBO, DI MAGGIO, MATTEONI, MOLLICONE, PERISSA e ROSCANI. — Al Ministro dell’istruzione e del merito. — Per sapere – premesso che:
secondo quanto riportato dagli organi di stampa e da segnalazioni pervenute dagli stessi studenti, alcune classi del Liceo Montale di Pontedera (Pisa) ed una classe della seconda media dell’istituto comprensivo «Massa 6» avrebbero partecipato ad un incontro proposto dalla rete di insegnanti «Docenti per Gaza», con la partecipazione di Francesca Albanese, incentrato sulle tematiche del suo libro «Quando il mondo dorme. Storie, parole e ferite dalla Palestina»;
episodi analoghi sono stati denunciati in istituti scolastici di Bologna e Reggio Emilia, dove i docenti avrebbero fatto seguire dei webinar con l’Albanese, dei quali non si conoscono nei dettagli contenuti e affermazioni rese, senza avvisare le famiglie, i consigli di istituto o la dirigenza;
come noto, Albanese, Relatore speciale dell’Onu sulla situazione dei diritti umani nei Territori palestinesi, ha spesso creato indignazione e scalpore tra l’opinione pubblica per le infelici e discutibili dichiarazioni sul conflitto israelo-palestinese, per le frasi gravi e incommentabili sull’assalto alla redazione de La Stampa a Torino o per la sua partecipazione, ad esempio, in una conferenza accanto a noti esponenti di spicco dell’organizzazione terroristica Hamas dal titolo «16 years of siege on Gaza: impact and prospects»;
come ha più volte avuto modo di ribadire il Ministro interrogato, che ha annunciato l’avvio di atti ispettivi, «la scuola deve essere un luogo di pluralismo e non di indottrinamento», sottolineando la necessità di verificare il rispetto delle regole e della neutralità dell’insegnamento;
è di tutta evidenza, invece, che iniziative scolastiche di questo tipo, in particolar modo se svolte in assenza di un adeguato contraddittorio, rischiano di assumere il carattere di un indottrinamento ideologico, lontano, appunto, dai principi di pluralismo, equilibrio formativo e imparzialità che devono guidare l’attività educativa nelle scuole;
gli studenti hanno diritto a percorsi che garantiscano una crescita libera, critica e rispettosa dei valori democratici, senza essere esposti a contenuti propagandistici o finalizzati alla diffusione di posizioni politiche del tutto personali sotto forma di attività didattica –:
quali ulteriori iniziative di competenza il Ministro interrogato intenda assumere in merito ai fatti esposti in premessa, al fine di verificare le modalità con cui sono stati organizzati gli incontri presso gli istituti scolastici coinvolti e a tutela della pluralità e della libera formazione del pensiero critico nell’intero sistema scolastico.
(3-02395)
Ecco la risposta di Valditara: “La gravità dei fatti ha imposto l’avvio delle ispezioni per accertare se sono state espresse posizioni di natura politica o ideologica incompatibili con una corretta funzione educativa. Sarebbe stato criticato il Governo e sarebbero stati rivolti inviti ad occupare la scuola. Se ciò sarà confermato in quanto incompatibile con una didattica volta a formare una autonoma capacità di giudizio e lo spirito critico. Le verifiche dovranno accertare il rispetto delle procedure organizzative”.
“Il timore è che non ci sarebbe stata informazione preventiva sulle iniziative da parte degli organizzatori. Gli esiti delle verifiche saranno esaminate dagli Usr e poi ci sarà l’eventuale avvio dei procedimenti. Chi parla di censura non ha ben chiaro il significato della scuola costituzionale e delle regole democratiche. La scuola deve garantire la pluralità delle idee e respingere ogni forma di propaganda, è il luogo dove confrontare posizioni diverse. Lo scorso novembre ho emanato una circolare richiamando le scuole nell’ambito dell’autonomia al pieno rispetto dei principi della libertà di opinione e del pluralismo. Gli eventi di interesse politico devono vedere la presenza di ospiti competenti, assicurando il libero confronto tra posizioni diverse, solo se improntati al dibattito democratico e ad reale un approfondimento dei fatti rifuggendo alla logica della contrapposizione ideologica e delle facili semplificazioni”.
PICCOLOTTI, ZANELLA, BONELLI, BORRELLI, DORI, FRATOIANNI, GHIRRA, GRIMALDI, MARI e ZARATTI. — Al Ministro dell’istruzione e del merito. — Per sapere – premesso che:
a causa della crisi demografica ogni anno la scuola italiana perde circa 100.000 studenti. Questo dato renderebbe sostenibile la riduzione del numero di studenti per classe, permettendo di consegnare definitivamente al passato il problema del sovraffollamento, ma il Governo sceglie di ridurre gli organici di docenti e collaboratori scolastici e, a tutt’oggi, negli istituti scolastici di ogni ordine e grado molte classi hanno 30 o più alunni;
le classi sovraffollate generano molteplici criticità: difficoltà di gestione, riduzione del tempo dedicato a ciascun alunno, peggioramento del clima relazionale e maggior rischio per la sicurezza. Al contrario, esperienze internazionali, dalla Finlandia alla Francia, dimostrano che le classi meno numerose favoriscono la didattica innovativa, mirata su ciascuno studente, ottenendo risultati migliori, una maggiore inclusività e aiutando a contrastare la dispersione scolastica, oltre a migliori condizioni di lavoro per gli insegnanti;
l’articolo 5 del decreto del Presidente della Repubblica 20 marzo 2009, n. 81, prevede, al comma 2, che le classi iniziali delle scuole ed istituti di ogni ordine e grado, ivi comprese le sezioni di scuola dell’infanzia, che accolgono alunni con disabilità siano costituite con non più di 20 alunni;
sempre più spesso, però, si riscontra la presenza di 3 o più alunni, anche con disabilità gravi, in una sola classe, dato il ridotto numero di classi autorizzate per anno di corso in ciascun istituto. Tutto ciò, oltre a violare la norma, rende il contesto formativo incompatibile con le finalità dell’inclusione e lo sviluppo di una didattica innovativa e attenta ai diversi bisogni di ogni studente e ogni studentessa;
con il cosiddetto «decreto Caivano», il Governo ha derogato al numero minimo di alunni per classe nelle aree particolarmente disagiate del Mezzogiorno e con decreto interministeriale n. 168 del 18 agosto 2025, il Ministro interrogato, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, ha definito i criteri e le modalità per istituire, nell’anno scolastico 2025/2026, classi con un numero di alunni inferiore agli standard attuali per «favorire l’efficace fruizione del diritto all’istruzione anche da parte dei soggetti svantaggiati», ma si parla di deroghe sporadiche e di numeri ancora troppo alti (un massimo di 25 alunni per la scuola primaria, 26 per la scuola secondaria di primo grado e 27 per la secondaria di secondo grado) –:
se intenda valutare la riduzione del numero minimo e del numero massimo di studenti per classe di ogni ordine e grado su tutto il territorio nazionale.
(3-02396)
Ecco la risposta di Valditara: “Gli studi Invalsi dimostrano che i risultati degli alunni non dipendono dalle dimensioni delle classi, smentendo un luogo comune. I dati sono incontrovertibili. Alle medie la percentuale di studenti con difficoltà di apprendimento si attesta al 3,2% nelle classi con meno di 20 alunni, mentre scende all’1% nelle classi fino a 25 allievi”.
“Esiti analoghi si vedono anche alle superiori. Va detto che le classi italiane sono le meno affollate nel panorama internazionale. L’Italia è al di sotto delle media Ocse sia per numero di studenti per classe sia per numero di studenti per docenti. Le classi pollaio sono pertanto un fenomeno ormai residuale limitato a casi eccezionali. Alla primaria sono solo lo 0,1%, e il dato diminuisce per tempo. L’evoluzione demografica in atto fa pensare ad un ulteriore riduzione. Ci sono già ampi margini di flessibilità nei criteri di formazione delle classi, che con il Decreto Caivano abbiamo ulteriormente accresciuto”.
“Le politiche più efficaci non sono quelle che prevedono meno alunni per classe indistinta, ma l’assegnazione di più docenti per scuola, lo dimostra Agenda Sud. Le misure introdotte contro la dispersione scolastica stanno funzionando, abbiamo raggiunto il target Pnrr con due anni di anticipo. Questa è la linea del Governo, non interventi simbolici o ideologici ma politiche fondate sull’evidenza e sull’efficacia”.
LUPI, BRAMBILLA, CARFAGNA, CAVO, ALESSANDRO COLUCCI, PISANO, ROMANO, SEMENZATO e TIRELLI. — Al Ministro dell’istruzione e del merito. — Per sapere – premesso che:
lo Stato si impegna a ridurre i costi che gravano sulle famiglie per garantire a tutti i giovani un’educazione accessibile e di qualità;
il costo principale che i genitori devono sostenere, escluse le rette nel caso delle scuole paritarie, si riferisce soprattutto all’acquisto dei libri scolastici;
l’Osservatorio costi scolastici del portale Skuola.net, riguardo le famiglie degli studenti di scuole medie e superiori, ha rilevato per il 2025 una spesa media di 812,50 euro ad alunno per l’avvio dell’anno scolastico, che comprende libri di testo, dizionari, materiale di consumo e accessori tecnici, in aumento del 3,6 per cento rispetto al 2024;
in sede di esame del bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2026 e bilancio pluriennale per il triennio 2026-2028, sono state presentate proposte di modifiche volte a sostenere le famiglie meno abbienti che necessitano di un aiuto per l’acquisto di libri scolastici –:
quali iniziative di competenza intenda assumere per contribuire a garantire l’accesso equo e sostenibile all’educazione dei giovani.
(3-02397)
Ecco la risposta di Valditara: “Ho sempre voluto rafforzare l’alleanza scuola-famiglia e porre al centro la famiglia nell’educazione dei figli. Abbiamo introdotto la continuità sul sostegno, ad esempio. Con il consenso informato abbiamo voluto riaffermare il coinvolgimento attivo delle famiglie, stiamo investendo sulla piena libertà di scelta educativa”.
“Il costo dell’istruzione è un problema sentito. All’inizio di ogni a.s abbiamo incrementato il fondo destinato alla fornitura gratis dei libri di testo, il cui stanziamento è passato da 133 milioni a 139. Ho voluto ricostituire la Conferenza Nazionale per il diritto allo studio per individuare misure per semplificare l’accesso a tali contributi. Nella Manovra stiamo anche investendo nuove risorse pari a venti milioni l’anno, per un fondo destinato ai Comuni in favore di nuclei con ISEE basso”.
A partecipare al question time anche la ministra dell’Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini, che risponde a una interrogazione sulle iniziative in relazione alle criticità emerse nell’ambito del cosiddetto semestre filtro per l’accesso alla facoltà di medicina, anche ai fini della revisione di tale riforma (Caso – M5S).
Ecco la risposta: “Gli studenti non perderanno un anno perché si stanno formando e stanno accumulando crediti formativi e avranno la possibilità di accedere alla graduatoria. Ma questo sarà oggetto di una informativa che ci sarà domani. Non mi sono mai sottratta al dialogo”.
“Mi sento di dire è che vorrei sgombrare il campo da un equivoco. Parlare di fallimento è sbagliato. Siamo al primo tempo e mezzo di una procedura che si svolge in tre tempi. Questa è una riforma che cammina con gli studenti. Abbiamo già predisposto dei correttivi. Abbiamo deciso con gli studenti di istituire un gruppo permanente di confronto. Le analisi ci dicono che non c’è stata una fuga di dati. Per la prima volta sono entrati tutti gli studenti che chiedevano di entrare. Non abbiamo intenzione di tornare indietro all’orribile mercato dei test selettivi e non formanti e delle società che erogano finta formazione”.